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Teatro

La Butterfly di Privitera al Massimo Bellini

Innovativa nella ricerca della tradizione giapponese.

Una vera sorpresa per il Bellini

Il coro a bocca chiusa della Butterfly

Lino Privitera è riuscito a portare in scena una Madama Butterfly libera da ogni orpello esotico per mostrarne l’essenza. Un sincero plauso all’uso degli elementi tipici di una cultura millenaria ricca di simboli che parlano direttamente al cuore.

Non c’è da stupirsi se alla fine di questa Madama Butterfly ci si scopre visibilmente commossi.

Allestimento curato nei dettagli e arricchito da elementi nuovi. Scenografia apparentemente semplice, così come richiede il minimalismo di una “casa a soffietto” giapponese che, facendo scorrere le pareti, crea ambienti differenti.

A dare maggiore enfasi empatica alle scene l’inserimento di magnifiche coreografie.

Potrebbe essere possibile scorgere in queste figure danzanti che supportano le scene un elemento tipico della tradizione giapponese, per altro anche citato dallo stesso libretto. Le anime degli avi o i genij della casa. Presenze di cui ogni antica casa giapponese è dimora e che vivono e convivono con i suoi abitanti. In questo caso, la loro funzione, muta ma dall’espressione cadenzata, ritmica, tradizionale e contemporanea al tempo stesso, rende questa Butterfly davvero coinvolgente e omogenea.

Ecco perciò la rappresentazione dell’idea di un’opera lirica trasferita nella contemporaneità: tradizione e innovazione senza scadere in banali e disgustosi modernismo fuori contesto.

La meravigliosa musica di Giacomo Puccini ben diretta dal direttore Gianna Fratta.

Polso fermo, forse un po’ troppo, a reggere la bacchetta. Puccini offre un vantaggio ai direttori: le sue partiture sono talmente tanto perfette che è difficile non coinvolgere il pubblico. Maggiore attenzione sulle sue sfaccettature forse avrebbero reso meglio l’amalgama tra strumenti, libretto e cantanti. Orchestra perfettamente bilanciata dalla leggiadria delle voci del coro in linea assoluta con l’opera.

Butterfly e Suzuky

Si dovrebbe dire, però, che forse questa nuova versione, più “audace” è stata sostenuta da una Butterfly col carattere più di una Norma quindicenne che a quello di una ragazzina giapponese, timida e ingenua che col suo carattere remissivo conferisce ancora più linfa alla tragedia e alla crudeltà umana.

Interessante chiave di lettura che da vita nel terzo atto ad una sorta di schizofrenia del personaggio non inusuale nelle eroine del melodramma.

A sostenere questo ruolo la bella voce di Daria Masiero la quale, seppur scenicamente perfetta e vocalmente brava, forse mancava nelle note medio basse di quella potenza tale da superare il muro creato dell’orchestra. Forse, meglio così: ha evitato con estrema eleganza un effetto che sarebbe risultato sgradevole. Ansiosi di riascoltarla.

Anche se un problema simile ha interessato anche il tenore Raffaele Abate, sempre molto preciso nella parte alta della partitura e troppo “delicato” nel resto, si potrebbe dire ha saputo gestire sufficientemente l’emozione del debutto nel ruolo di Pinkerton.

Butterfly primo atto

Ruoli secondari di forte impatto

A sostenere molto efficacemente l’opera per vocalità, chiarezza, fraseggio, presenza scenica – in altre parole un vero piacere per gli occhi e le orecchie – il bravo Errico Marucci, nel ruolo di Sharpless, e Ilaria Ribezzi, nel ruolo di Suziki.

Spesso questi ruoli vengono trascurati perchè ritenuti meno importanti rispetto, naturalmente, ai protagonisti. Ma il perfetto contraltare di questi personaggi si è rivelato fondamentale. Voci schiette e perfettamente modulate da cantanti esperti e molto capaci di gestire con sapienza ed efficacia il loro strumento. Bravi!

Non da meno, la performance di Enrico Zara (Goro) ironico e preciso; Francesco Palmieri (lo zio bonzo) breve ma intenso; e il sempre bravo Gianuca Failla (il principe Yamadori).

Nota sull’attacco di tubercolosi

A teatro due elementi non possono mai in nessun caso mancare: la signora che scarta la caramella in piccionaia e il colpo di tosse seguito da altrettanti attacchi asmatici incoraggiati da quel primo coraggioso che ha aperto le danze.

Solitamente questi sono i momenti più attesi, che li aspettiamo e li accogliamo con un sorriso compiaciuto di chi soddisfa una rassicurante abitudine. Ieri sera però, durante il secondo atto, sembrava di assistere ad una vera e propria epidemia di tubercolosi. Sarà stato a causa del bar del foyer chiuso o la commozione? Avranno, gli ultracentenari melomani afflitti da reminiscenze di tisi che stavano assistendo ad una Butterfly e non alla traviata?

In conclusione

Allestimento e voci che ti fanno a fatica scordare alcune recenti produzioni del Teatro Massimo Bellini di Catania e che riescono a darti fiducia sul futuro se solo si avesse la costanza di continuare su una linea fresca, nuova e tradizionale, in poche parole seria. Il teatro non ha bisogno di fronzoli ma di professionalità e i risultati si vedono nella qualità e vengono confermati dal pubblico commosso ed entusiasta alla chiusura del sipario.

 

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Alfredo Polizzano

Siciliano di nascita in un tempo indefinito, libraio eclettico ha fatto della curiosità la sua ragione di vita e della bellezza la sua guida. Due grandi passioni professionali, i libri e il teatro, in cui la vita è l'eterno presente di un tempo che non è mai stato ma che sarà per sempre.

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