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La ballerina dell’aria: Il mio mondo a testa in giù

“Sono una performer aerea, una ballerina dell’aria, una persona che ha spesso bisogno di guardare le cose da una prospettiva diversa, a cui piace insomma riuscire ad avere una visione completa e globale delle cose e che ha prediletto col tempo lo spazio aereo, la panoramica dall’alto. Forse dipende dal fatto che essendo alta appena 1.58 mt ho spesso desiderato liberare la vista da ingombri che questo implica, o perché essendo estremamente idealista e sognatrice ho sentito il bisogno di rincorrere pensieri aerei  non solo con la mente, ma anche col corpo”. Annalusi Rapicavoli è la danzatrice dell’aria, ballerina dell’etere, leggera come il vento; una donna che riesce a guardare in alto anzi dall’alto. Ci insegna che una passione può diventare la vita stessa; lei vive a mezz’aria, sospesa e ci sorprende con le sue evoluzioni ed i suoi movimenti così leggeri e delicati quasi non vivesse per altro se non per incantare. Ci trascina nel suo mondo in punta di piedi anzi… ci fa volare nel suo mondo capovolto a testa in giù.

Per te la danza è…?

«Credo fermamente nella concezione secondo cui  “l’unica cosa che si possiede è quello che si da”. Credo che la danza sia un modo di intendere la vita, un modo di sentire se stessi e gli altri, un modo di vivere la propria emotività e le proprie sensazioni e un mezzo per poterle regalare agli altri, addetti ai lavori o  appassionati. Adoro l’arte e tutto quello che comprende questo termine, la bellezza, l’armonia, gli spunti di riflessione che la sua produzione è in grado di regalare, sono cresciuta prestando estrema attenzione ai modi e ai mondi dell’arte e questo ha fatto sì che affinassi e coltivassi una certa sensibilità e passione per tutto ciò.»

A che età hai iniziato a vivere questa arte spericolata?

«Ho cominciato a ballare, o meglio a zampettare, all’età di tre anni, ero molto piccola, tuttavia la danza classica diventò da subito un grande amore, un rifugio in cui poter ritrovare il mio spazio e più andavo avanti con gli anni più sentivo il piacere e il bisogno di vivere questa dimensione.»

La danza acrobatica è una disciplina particolare

«Credo che la danza sia molto più di uno sport, di una disciplina, di un’arte: è tutte queste cose messe insieme, se ti doni a lei anima e corpo, se vivi il percorso che ti propone in modo serio e costante, ti dona a sua volta  strumenti importanti per vivere in modo consapevole la vita di tutti i giorni. Nonostante questo infinito amore per la danza non ho mai pensato di voler fare la ballerina, troppo rigida come vita, troppo circoscritta; piuttosto l’insegnante: mi è sempre piaciuta l’idea di trasmettere agli altri quella sensazione di scoperta di qualcosa di grande. Mi piacciono le persone, mi piace potermi confrontare con quanti più stati d’animo è possibile, imparo tantissimo dai miei allievi grandi e piccoli, e sono felice di poter dare loro le ali. Amo infinitamente in miei allievi e i luoghi in cui il mio lavoro si svolge, ho una forte sinergia con i miei colleghi con cui condivido intenti e interessi.»

Come hai acquisito cosi tanta agilità?

«Vengo da 16 anni di danza classica, percorso attraverso il quale ho acquisito disciplina, rigore, costanza e spirito di sacrificio. Ho imparato a conoscere il mio corpo e a gestirlo, ad allenarlo raggiungendo man mano gli effetti desiderati, a fortificarlo, a sanarne i limiti e le mancanze, perché c’è chi nasce con un corpo perfettamente predisposto e chi invece deve passare le ore con la faccia spiaccicata al muro per raggiungere una buona spaccata frontale. A 21 anni lasciai la danza classica per diversi motivi, tra cui un problema alla schiena, ho appeso le scarpette al chiodo e ho preso ad interessarmi a tante altre cose, tra cui la laurea in filosofia. Qualche anno dopo ho scoperto, grazie al meraviglioso spettacolo del Cirque du Soleil Alegria, l’esistenza della danza aerea, nello specifico i tessuti aerei. Detto fatto, appena mi trasferii a Roma, per la specialistica, cercai prima di tutto un corso di Danza Acrobatica Aerea e da quel momento passo la vita sospesa a mezz’aria. Ho frequentato la Scuola Nazionale di Circo di Roma, diretta da Liana Orfei, mi allenavo in ogni spazio attrezzato e in ogni parco utile, fino a quando presi la decisione che sarebbe stata la mia strada, anzi il mio cielo!»

Come nasce questa tua passione?

«Quello che ha generato questa scelta sono le peculiarità di questa disciplina circense: l’armonia, la leggerezza, la fluidità di movimento, l’eleganza e soprattutto la possibilità di fare tutto questo in volo. Quello che più mi ha affascinato durante lo studio è stata la presa di coscienza del fatto che tutto ciò che è leggero a prodotto finito, in realtà, comporta un duro e faticoso lavoro all’inizio; tutto ciò che è armonico e fluido, una volta acquisita la tecnica e la padronanza, necessita di un’enorme controllo e concentrazione; tutto quello che è elegante e agile deriva da una ferma prassi e disciplina

Quante volte ti alleni?

«Da quando la mia passione è diventata anche il mio mestiere ho ovviamente intensificato gli allenamenti, non passa un giorno in cui io non tocchi un tessuto o un cerchio aereo, non poggi una mano a terra per tre serie di flessioni e non stenda un tappetino per un bel po’ di stretching. Ammetto che ci sono giorni in cui mi sento più stanca e dolorante, ma è talmente bello sperimentare e provare e capire e volare che mi sento di volta in volta rigenerata. Quando mi dedico per settimane alla creazione di un nuovo numero, è come se tutto fosse impegnato in quell’azione e questo mi permette di vivere intensamente quello che sento in quel momento, che non sempre deriva dall’esigenza di creare un numero, ma dall’esigenza di sentire, di dare una forma, una volto, un movimento a quel qualcosa che da dentro chiede insistentemente di venire alla luce e nella maggior parte dei casi è qualcosa che esula dalla performance in sé.»

I rischi che corri eseguendo questi volteggi non ti spaventano? 

«La cosa di cui più si preoccupano tutti è ovviamente il fatto di lavorare in altezza, quello che posso dire è che quando ho cominciato soffrivo di vertigini, i palazzi alti mi mettevano a disagio, adesso ogni volta che entro da qualche parte la prima cosa che faccio è alzare gli occhi per guardare tetti e altezza di ciò che mi circonda. Certo è un rischio, ma non credo ci siano attività che non comportino rischi, anche attraversare la strada è rischioso, anche lavorare in ufficio è rischioso, ma scegliere di non correre rischi significa impedirsi di vivere, amare, camminare, essere felici.»

Quali parti del corpo si allenano di più in questa disciplina?

«Lavorare in altezza richiede molta resistenza fisica e una buona preparazione atletica, soprattutto della parte superiore del corpo che è messa a durissima prova, ecco perché si attraversano fasi di potenziamento abbastanza specifiche e faticose. Non è solo di braccia, spalle e dorsali quello di cui si ha bisogno, tutto il corpo coopera al lavoro, quindi tutto il corpo deve essere preparato, ogni muscolo deve rispondere al comando, ogni nervo deve sapere quando esser teso e quando lasciare spazio a qualcos’altro, ad esempio al respiro. E’ un lavoro di ordine e di equilibrio sia mentale che fisico. L’aerea è una disciplina che permette di acquisire un estrema coscienza di sé, una buonissima resistenza alla fatica e un’attenta percezione del proprio corpo.»

Dove insegni?

«Insegno presso, Danz’Art di Alessandra Ambra a Catania, e presso Valentina Danza di Valentina Laudani a Viagrande. Ho diversi corsi, tra bimbi e adulti, ma quello che per me è il filo conduttore dell’insegnamento è insegnare prima di tutto l’amore e il rispetto per ciò che si fa. Credo sia fondamentale che prima della tecnica si abbia la totale convinzione circa la serietà da tenere se si sceglie di intraprendere un percorso. Questo non vuol dire che tutti devono diventare professionisti, o che tutti i miei allievi abbiano questa intenzione o debbano averla, no, vuol dire solo che se fai qualcosa, falla bene. La percentuale maggiore nei miei corsi è ovviamente di donne, ma spero che aumenti anche la componente maschile, e tante di loro praticano questa disciplina come alternativa ad un qualsiasi  altro sport magari più noioso, o alla danza intesa in senso tradizionale. Quindi io ritengo che l’aerea sia per tutti, ma che non tutti sono per l’aerea. Infatti  anche chi non è perfettamente predisposto ad avere un fisico bestiale, con la perseveranza e l’allenamento costante arriva ad ottimi risultati, ad un fisichino niente male e ad una soglia del divertimento e della spensieratezza altissima, ma la superficialità, la vanità e la disattenzione non sono ammesse!»

Quale è la prima cosa che insegni durante i tuoi corsi?

«Durante le lezioni, con i miei allievi, seguo chiaramente un programma graduale, dalla preparazione atletica, che concerne potenziamento, controllo, elasticità; per poi passare ad un periodo di orientamento sull’attrezzo, in cui si ottiene una migliore percezione e gestione del corpo e dell’equilibrio di questo in sospensione, si impara ad avere dimestichezza con l’altezza e con il mondo capovolto, che inizialmente è un po’ disorientante. Una volta fatto tutto ciò passo alla tecnica: li butto giù dal nido e faccio aprire loro le ali, comincio da figure più semplici e meno faticose, man mano alleno la resistenza polmonare con delle sequenze, poi le prime cadute e scivolate (dalle quali non si cade davvero è solo un effetto), fino a dei passaggi più complessi e lunghi, plance, tenute di forza … insomma tutto ciò che riguarda l’aspetto tecnico. Contemporaneamente li supporto, li spingo a non arrendersi alle prime difficoltà, a non cedere ai loro limiti ed a credere in me e in loro stessi. Vederli riuscire e procedere tra un affanno e un sorrisone è una soddisfazione che non ha paragoni

Ci racconti come si svolge una lezione?

«Una lezione tipo si svolge entro un arco di tempo che varia da un’ora e mezza  a due ore in cui prevedo mezz’ora di riscaldamento (potenziamento e stretching), un quarto d’ora di fondamenti di acrobatica funzionali al potenziamento e all’equilibrio, un’ora di tecnica ai tessuti  e un quarto d’ora di defaticamento muscolare quindi respirazione e allungamento. Tecnica a parte durante una lezione tipo succede di tutto, si stringono rapporti di complicità, si raggiungono traguardi inaspettati e si superano ostacoli creduti insormontabili, si diventa un gruppo in cui ci si conosce bene ognuno con le proprie debolezze, ognuno con i propri limiti, tempi  ed esigenze, ciascuno con le proprie ambizioni e punti di forza; e questo fa sì che durante un anno accademico non si impari solo una tecnica, ma si vivano fortissime emozioni e gratificazioni sia come singolo che come “gruppo”.»

Ci parli  della “Compagnia Joculares Artisti di Strada Sicilia” di cui fai parte?

«Oltre all’insegnamento la mia vita professionale si svolge anche rispetto all’ambito della ricerca, della sperimentazione e della produzione artistica come performer. Da un paio d’anni faccio parte della Compagnia Joculares con cui abbiamo messo su diversi spettacoli teatrali: “Toc Toc”, e uno per bambini estremamente bello e colorato, “ Zampe, il Circo della Terra”, differenti format da portare in strada, e in cantiere vari progetti per mezzo dei quali crescere, migliorarci e consolidarci sempre più sia come Compagnia, che come artisti, sia come seconda famiglia che come compagni di lavoro. Condividiamo molto tempo, sogni, speranze; investiamo impegno ed energie, lavoriamo duramente per fare in modo che ciò che ci riguarda possa essere più dignitoso e rispettoso possibile rispetto al mondo dell’arte  di strada, ma anche magico e meraviglioso rispetto alla componente del circo contemporaneo. Insomma è una seconda casa a tutti gli effetti e la collaborazione e la fiducia, oltre che la stima professionale, sono i nostri punti di forza.»

Ti occupi anche di altro nella vita o la danza occupa tutte le tue energie e giornate?

«Ad oggi la danza, l’insegnamento, il circo, il teatro di strada occupano totalmente la mia vita e il mio tempo, fino all’anno passato curavo una rubrica d’arte per Lapis Il Magazine, mi piace pensare che la bellezza salverà il mondo come diceva Dostoevskij, quindi mi appassiono a tutto ciò che è tale, mi nutro di bellezza, che essa appartenga a belle persone, belle immagini, belle parole, bei pensieri, belle idee e mi adopero, o almeno ci provo, affinché ciò che appare bello agli occhi possa apportare bellezza anche al cuore.»

Il tuo motto preferito?

«Ecco perché provo ad essere sempre positiva e propositiva, nonostante non sia tutto sempre rose e fiori, nonostante ci siano situazioni poco felici e deludenti, ed ecco perché il mio motto preferito è: “Se posso volare posso pure sorvolare”

 

 

 

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Redazione

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