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Cronache

Ipotesi nuovo DPCM: quali conseguenze per il territorio?

Sono moltissime le ipotesi formulate sulle misure che verranno adottate durante queste festività con il nuovo DPCM.

Alcune indiscrezioni trapelate mettono al centro della discussione pubblica il divieto di spostamento tra regioni, la chiusura dei locali alle 18 e possibile chiusura totale nei giorni di Natale e Santo Stefano. Verrà probabilmente prolungato invece l’orario di chiusura dei negozi così da non far mancare il consueto rito di scambiare i doni il giorno di Natale.

“La chiusura delle scuole? Una delle più grandi tragedie”

Giacomo Rota, segretario della CGIL, ribadisce come al primo posto bisogni tutelare la salute dei cittadini senza se e senza ma. Il 2020 è stato un anno di sacrifici e sembra questa la linea da continuare a seguire.

«Sicuramente la chiusura delle attività rappresenta un problema molto grave per l’economia della città. Non c’è dubbio, però che, come più volte ha ribadito la CGIL anche a livello nazionale, in questa fase di pandemia così grave, prima viene la salute dei cittadini. Dal nostro punto di vista è assolutamente necessario che le aziende abbiano un ristoro economico, così come previsto dalle normative».

«Per quanto riguarda il blocco degli spostamenti tra regioni -prosegue- crediamo che sia assolutamente necessario ridurre al minimo il rischio epidemico, imponendo anche quindici giorni di quarantena a chi torna dall’estero. Inoltre credo che la chiusura della scuola sia una delle più grandi tragedie della nostra generazione. La scuola consente il trasferimento sia del sapere che del pensiero ma rende e crea degli uomini e donne liberi. Assolutamente necessaria la chiusura durante i primi mesi di lockdown. Ora ci sarebbe da chiedersi se nei mesi antecedenti alla riapertura non ci si poteva preparare meglio».

«Ricordiamo -sottolinea Rota- che solo il 45% delle famiglie catanesi hanno potuto avvalersi della DAD. Quest’ultima non dev’essere un mezzo ma soltanto una misura emergenziale».

Gli effetti delle restrizioni: chi li vive sulla propria pelle?

«I danni che le restrizioni hanno provocato non li pagano soltanto i proprietari dei locali ma anche e soprattutto i nostri dipendenti – dichiara Roberto Tudisco, ristoratore e rappresentante di UNIMPRESA ASSO ESERCENTI – che ancora dopo mesi aspettano i soldi della cassa integrazione, per non dimenticare i fornitori che economicamente soffrono a causa del calo dei consumi».

«Il fatto che le attività di ristorazione probabilmente saranno costrette a chiudere -se non del tutto, in parte- va ad aggravare ancora di più questa situazione. Inoltre negozi, mercati, grandi magazzini e molte altre attività resteranno aperte, si parla anche di prolungare il loro orario di apertura. Questo non limita la circolazione. Siamo diventati ormai un capro espiatorio poiché non ci si è saputi preparare bene a questa seconda ondata. Dopo aver preso tutte le precauzioni necessarie imposteci -conclude il ristoratore- ci hanno fatto chiudere. A pagarne le conseguenze rimarranno comunque quelle famiglie che non hanno più i soldi per mettere il pane in tavola».

Non poche sono le domande che ci si pongono in merito alle imminenti festività natalizie e poche sono le risposte. Quello che è certo è che, per molti, non sarà affatto un Bianco Natale.

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Redazione

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