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Ipab Santonoceto ospita una tela del Grasso, detto “Naso”, raffigurante S. Venera

L’Ipab Santonoceto, scrigno di tesori artistici ricchissimi, adesso conta un’altra opera dall’elevato valore. Da qualche giorno ad ampliare il prezioso patrimonio è una tela che raffigura S. Venera.
L’opera si trovava presso il Collegio s.Venera, poi venne trasferita al Santonoceto, accatastata in mezzo alle altre e abbandonata, adesso è stata ripristinata nella sua originaria figura.
A darci una descrizione del quadro è stata la professoressa Leda Vasta, critico d’arte, la quale sta portando avanti la riscoperta di opere che vanno dal XVI al XVIII secolo, rendendo note e quindi approfondendo le biografie di pittori poco conosciuti. Secondo la studiosa, il dipinto sarebbe stato realizzato da Giuseppe Grasso, detto “Naso”, attivo ad Acireale nella seconda metà del Settecento e discepolo del più famoso Pietro Paolo Vasta. Le particolari scelte cromatiche e la morbidezza dei trapassi chiaroscurali non lasciano ombra a dubbi sulla sua attribuzione. -Questa raffigurazione di s. Venera è estremamente importante non solo per motivi devozionali ma anche storico- artistici dal momento che la sua realizzazione, riconducibile al XVIII secolo, coincide con la completa affermazione dell’autonomia politica ed amministrativa di Acireale da Catania. Una dipendenza da Catania che fino al XVII secolo era legata anche ad aspetti religiosi, perfino nella devozione per s. Agata.
Il dipinto, nonostante le sue piccole dimensioni, possiede un’importanza rilevante dal punto di vista artistico – continua la Vasta- perché è una delle poche opere rimaste di questo artista acese dallo stile inconfondibile che dopo l’alunnato e la collaborazione con il suo maestro avrebbe realizzato, secondo i suoi biografi, numerose opere anche a Palermo, Messina e Napoli. Da quest’ultima città, artisticamente più evoluta, il Grasso avrebbe introdotto ad Acireale un linguaggio artistico dai canoni certamente più aggiornati che in questa “s.Venera” si percepisce chiaramente, benché l’iconografia sia la medesima, già fissata quasi un secolo prima dal pittore acese Giacinto Platania: la palma con le tre corone del martirio, il Vangelo, il Crocifisso e lo stemma della città impresso sulla base lignea.
Il quadro che, prima del restauro, versava in condizioni assai critiche per le numerose crettature e cadute di colore dalla superficie pittorica è stato restituito al suo antico splendore grazie al sapiente ed accurato lavoro di restauro condotto dal Maestro Edoardo Anastasi.
Sulla tela che adesso s’incastona tra le altre gemme presenti al Santonoceto si è espresso il commissario Santo Primavera: ”Abbiamo voluto ripristinare l’antico splendore di questo quadro che versava in uno stato di grave degrado perché certi della sua significativa valenza storica per la città di Acireale. La riscoperta del nobile patrimonio artistico della nostra città continuerà con l’obiettivo di recuperare reperti d’interesse storico e culturale, coinvolgendo gli esperti del settore. Il Santonoceto sarà certamente in primo piano nella vita culturale di Acireale per avere recuperato alla memoria collettiva un reperto artistico che appartiene agli acesi e alla loro storia”.

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