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Iniziato il processo per elusione fiscale a Mario Ciancio

Prima udienza, davanti al giudice monocratico Giancarlo Vincenzo Cascino della terza sezionale penale del Tribunale di Catania, per Mario Ciancio Sanfilippo, l’editore-direttore de “La Sicilia” rinviato a giudizio dalla Procura della Repubblica per elusione fiscale (vedi link) e difeso dall’avv. Carmelo Peluso e dal prof. Enzo Musco (ieri in aula era presente un sostituto).

Spazio alla richiesta di ammissione prove ieri, con la Procura rappresentata dal Pm Andrea Bonomo. Prossima udienza il 19 maggio.

Questo è il capo di imputazione per Ciancio:

“Per il delitto di cui all’art. 4 del D.Lgs n.74/2000 perché, quale azionista di riferimento e amministratore di fatto della ETIS 2000 S.p.A. e della RETE SICILIA S.r.l, nell’ambito del settore del trading di frequenze TV e di impianti televisivi, al fine di evadere le imposte sui redditi di impresa (IRES), indicava nella dichiarazione di imposta per l’anno 2007 presentata da RETE SICILIA S.r.l. elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo e, in particolare, ometteva di dichiarare una plusvalenza di 17.259.579, 45 euro (pari al prezzo di vendita degli impianti meno il valore residuo degli stessi non ammortizzato da Rete Sicilia), con una conseguente imposta evasa superiore alle soglie di punibilità indicate dalla normativa; inoltre, al fine di evadere le imposte sul valore aggiunto, presentava la prescritta dichiarazione ai fini IVA con dati infedeli in quanto non indicava IVA Dovuta per euro 3.500.000,00, ancora una volta con un’evasione superiore alle soglie di punibilità previste dalla normativa.

Segnatamente –dopo avere iniziato nell’aprile del 2006 delle trattative con Ballerani Paolo, amministratore delegato della TELECOM ITALIA MEDIA BROADCASTING S.r.l. (T.I.M.B. S.r.l) e consigliere di MTV ITALIA S.r.l. per la cessione di impianti televisivi di proprietà di RETE SICILIA S.r.l.- in data 18.07.2006 operava la cessione del ramo di azienda degli impianti televisivi e delle frequenze (21 canali televisivi) da RETE SICILIA S.r.l. ad altra società controllata dal medesimo imputato, ossia ETIS 2000 S.p.A., per un prezzo concordato di Euro 6.200.000; alcuni giorni dopo, in data 26.07.2006, tramite la stessa ETIS S.p.A., stipulava con T.I.M.B. S.r.l. un preliminare per la alienazione degli stessi beni acquistati da Rete Sicilia per un prezzo di 17.500.000,00 di euro (oltre ad IVA per 3,5 milioni di euro), contratto che diventava definitivo con vendita pubblica del 08.01.2007 di 17 canali televisivi alla T.I.M.B. S.r.l. e di 6 canali televisivi a MTV ITALIA S.r.l.(controllata Telecom Italia); in tale modo –mediante negozi giuridici tra loro strumentalmente collegati- effettuava una interposizione reale tra il vero soggetto venditore, RETE SICILIA S.r.l., e il soggetto acquirente, T.I.M.B. S.r.l., utilizzando uan società del proprio gruppo industriale, la ETIS 2000 S.p.A., che si occupa di attività diverse, quale la stampa di giornali, e che risultava avere crediti ai fini IVA e perdite scomputabili per gli anni precedenti, oltre a deduzioni per rilevanti ammortamenti fiscali dovuti alla realizzazione di un nuovo stabilimento industriale (al 31.12.2007 investimenti per immobilizzazioni materiali e immateriali pari ad oltre 43 milioni di euro) e –così- poneva in essere un’operazione priva di valide ragioni economiche, ossia priva di apprezzabilità economico gestionali, e diretta ad ottenere una riduzione delle imposte traslando la maggior parte della plusvalenza patrimoniale della operazione di cessione degli impianti televisivi di Rete Sicilia, aggirando gli obblighi ed i divieti previsti dalla normativa fiscale, e segnatamente, dell’art. 37 bis del D.P.R. n 600/1973.

Con la recidiva reiterata

In Catania il 29.09.2008, data della presentazione della dichiarazione Unico 2008 (redditi 2007).”

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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