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Infiltrazioni mafiose e corruzione per la Sicula Trasporti

Nove arresti e un sequestro dal valore di 116 milioni di euro. È  questo il prodotto di un’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Catania sull’illecita conduzione della discarica di Lentini in gestione alla Sicula Trasporti del Gruppo Leonardi.

I nove soggetti sono indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione continuata e rivelazione di segreto d’ufficio. Accuse anche per concorso esterno in associazione di tipo mafioso.

Dalle indagini, condotte dai Finanzieri, è emersa l’infiltrazione del clan mafioso Nardo sulla discarica più estesa di tutta la Sicilia, gestita dalla società commerciale “Sicula Trasporti”. Inoltre, la mafia faceva pressioni finalizzate ad ottenere l’affidamento di un chiosco-bar presente all’interno dello stadio della squadra di calcio “Sicula Leonzio”.

Sequestri preventivi, inoltre, a carico delle società del Gruppo Leonardi per complessivi 116 milioni di euro.

Le attività sequestrate

Sono diverse le società soggetto del sequestro preventivo:

Per prima la “Sicula Trasporti S.R.L.” ora “Sicula Trasporti S.P.A.”, avente sede a Catania, in via Antonino Longo in Contrada San Giorgio, esercente l’attività di “trattamenti e smaltimenti di altri rifiuti non pericolosi” ovvero della gestione dei rifiuti non riciclabili. L’impianto di trattamento meccanico biologico (T.M.B.) è situato nel territorio di Catania. Mentre le vasche di abbancamento sono situate nel confinante comune di Lentini. La società ha un fatturato annuo di circa 100 milioni di euro e oltre 120 dipendenti;

Poi la “Sicula Compost S.R.L.”, avente sede a Catania, sempre in via Antonino Longo, svolgente l’attività di “produzione di compost” ovvero produzione di fertilizzanti agricoli derivanti dall’utilizzazione e trasformazione di scarti vegetali e agroalimentari. La società, con circa 20 dipendenti, ha un fatturato di 3,6 milioni di euro. Tra le attività anche la “GESAC S.R.L.”, con sede a Catania in Contrada Coda Volpe, avente quale oggetto sociale l’estrazione di pomice e di altri minerali. La società, inserita nella filiera della lavorazione del R.S.U., forniva il materiale pietroso da cospargere (obbligatoriamente per legge) sulla “parte secca” del rifiuto, abbancato nelle vasche della discarica gestita dalla “Sicula Trasporti”. Essa ha un fatturato annuo medio di circa 2 milioni di euro
e ha oltre 20 dipendenti.

Gli indagati

Per quanto concerne i soggetti destinatari delle misure personali, il principale indagato è Antonino Leonardi, noto come “Antonello”,  amministratore di fatto della “Sicula Trasporti S.R.L.” e della “Gesac S.R.L.” nonché amministratore di diritto della “Sicula Compost S.R.L.” il quale è rinchiuso in carcere.

Ristretto agli arresti domiciliari Salvatore Leonardi, fratello di Antonino, in qualità di socio della “Sicula Trasporti S.R.L.” e della “Gesac S.R.L.”. Sottoposti alle misure cumulative cautelari dell’obbligo di presentazione alla polizia
giudiziaria e di dimora Pietro Francesco Nicotra, quale responsabile dell’impianto di compostaggio di Grotte San Giorgio a Catania. Proprio da qui provenivano anche parte dei rifiuti poi conferiti illecitamente in discarica e Francesco Zappalà  nella sua qualità di responsabile dell’impianto di trattamento meccanico biologico dal quale originavano i rifiuti illecitamente conferiti.

Nicotra e Zappalà, unitamente ai fratelli Salvatore e Antonino Leonardi, quest’ultimo quale capo e promotore, costituivano un’associazione a delinquere. Lo scopo era il traffico illecito di rifiuti e di frode in pubbliche forniture. Ma dietro si celava anche l’ombra della corruzione per ottenere dalle pubbliche amministrazioni competenti provvedimenti amministrativi favorevoli.

Destinatari delle misure cautelari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e di dimora anche i fratelli Francesco e Nicola Guercio nella loro qualità di amministratori di diritto e di fatto della succitata “EDILE SUD S.R.L.”.

Destinatari della misura degli arresti domiciliari, sono Vincenzo Liuzzo, pubblico ufficiale corrotto, quale dirigente di unità operativa semplice dell’ARPA Sicilia addetto ai controlli e monitoraggi ambientali. Ma anche Salvatore Pecora quale incaricato di pubblico servizio, istruttore tecnico impiegato presso il Libero Consorzio Comunale di Siracusa. Di cui è addetto al controllo sulla gestione dei rifiuti.

In carcere, invece, Filadelfo Amarindo, detto “Delfo”, quale dipendente della “Sicula Trasporti S.R.L.” e in quanto concorrente nell’associazione mafiosa denominata “Nardo”, affiliata a “Cosa Nostra” etnea.

I falsi movimenti dei rifiuti

Le indagini hanno permesso di portare alla luce un perdurante e sistematico illecito smaltimento dei rifiuti solidi urbani provenienti da oltre 200 Comuni siciliani convenzionati con la “Sicula Trasporti”. Un enorme quantitativo di rifiuti strutturalmente non più gestibile secondo le prescrizioni di legge che finiva in discarica senza subire alcun
trattamento preliminare. Un trattamento quest’ultimo essenziale per favorire l’individuazione dei materiali non ammissibili in discarica o dei rifiuti da destinare a operazioni di recupero.

In altre parole, una gestione della discarica, dell’impianto T.M.B. e di compostaggio, da parte della famiglia Leonardi non era più in grado di adempiere alle prescrizioni fissate. Ma manteneva le convenzioni con i Comuni.

Il sistema illecito orchestrato da Antonino Leonardi si reggeva su due pilastri. Il primo era la puntuale dazione di tangenti a soggetti ritenuti dal corruttore, al di là del ruolo assegnato dall’amministrazione di appartenenza. In moda tale da influenzare la concessione di autorizzazioni amministrative e di “pilotare”, preventivandoli, i prescritti controlli ambientali. L’altro era la fasulla rappresentazione della movimentazione dei rifiuti al fine di garantire
un’apparente osservanza delle norme. Il tutto unitamente ad una contabilità assolutamente non corrispondente alla reale entità e tipologia dei rifiuti conferiti in discarica e trattati nell’impianto di compostaggio.

Rifiuti ed emissioni maleodoranti

Il sodalizio criminale che gestiva la “Sicula Trasporti” e le altre realtà aziendali collegate in filiera ammettevano in discarica per lo smaltimento finale, categorie di rifiuti che, per la loro stessa natura, non avevano i requisiti di ammissibilità necessari. Rifiuti mai sottoposti anche ad un semplice esame visivo. In tal modo, i responsabili potevano accumulare, nel tempo, guadagni illeciti non spettanti anche in frode agli impegni assunti con i Comuni conferenti.

Si trattava, dunque, di rifiuti altamente putrescibili e quindi in grado di formare percolati e di produrre biogas creando così concreti presupposti per l’emissione diffuse di maleodoranze oltreché di gas serra. In alcune circostanze, veniva appurato che i percolati, liquidi che dovevano confluire sul fondo delle vasche e da qui stoccati in silos, erano sversati nel suolo e nelle acque circostanti.

Tra i rifiuti conferiti “tal quali” in discarica venivano rinvenuti frigoriferi interi (contenenti al loro interno ancora il poliuretano), pneumatici non ammissibili nella discarica lentinese, materassi non previamente lacerati, oggetti di plastica, metallo e carta recuperabili, pasti provenienti da mense ancora integri nonché rifiuti speciali sanitari.
Queste illecite modalità di conferimento di rifiuti in discarica determinavano anche un’evasione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi pari, per il 2018, a oltre 6,2 milioni di euro (a cui vanno aggiunti sanzioni e
interessi). Il tributo, da versare trimestralmente alla Regione Siciliana dal gestore dell’impianto presso cui si effettua lo stoccaggio definitivo (nella sua qualità di sostituto d’imposta) è finalizzato a favorire la minore produzione di rifiuti e il recupero dagli stessi di materia prima e di energia.

La tendenziale assenza di un trattamento preliminare al conferimento in discarica determina l’applicazione di un’aliquota per il tributo dovuto superiore a quella calcolata dai gestori della “Sicula Trasporti”.

I funzionari corrotti e le mazzette da 5mila euro

Tale diffuso quadro di illegalità poteva perpetuarsi nel tempo in ragione del determinante contributo fornito da funzionari pubblici corrotti.

Nello specifico, Vincenzo Liuzzo, dirigente ARPA di Siracusa, si recava mensilmente presso la discarica di Leonardi per ricevere una mazzetta in contanti di 5.000 euro. La puntuale riscossione del profitto corruttivo, “il giorno 20 di ogni mese”, era documentato dai Finanzieri del G.I.C.O. dall’agosto 2018 al marzo 2019. In una circostanza, dopo la ricezione dei contanti, Liuzzo risultava aver totalmente asservito la sua pubblica funzione alle finalità utilitaristiche e personali di Antonino Leonardi.

Liuzzo, comunicava allo stesso in anticipo i controlli che l’ARPA Siracusa avrebbe effettuato presso gli stessi impianti. Così da consentire la predisposizione di tutti gli accorgimenti utili per non incorrere nell’accertamento di
violazioni. Così abdicava il pubblico ufficiale, di fatto, ogni funzione di controllo. Liuzzo inoltre, su richiesta di Leonardi interveniva su un controllo in atto presso la cava dei fratelli Guercio. Il tutto affinché i controllori pubblici non rilevassero irregolarità.

Nello specifico, quest’ultimi costretti a “non vedere” un macroscopico disallineamento tra la realtà
documentata dai falsi formulari e quella emergente dal visivo riscontro. I rifiuti inerti, resenti in cava, erano nettamente inferiori rispetto a quelli contabilmente registrati perché smaltiti, come su evidenziato, nei terreni delle aziende di Leonardi. Da ultimo, Liuzzo, nell’ambito di autorizzazioni amministrative richieste dall’imprenditore corruttore, assumeva posizioni e formulava interventi sempre in linea con i desiderata dei Leonardi.

Altro funzionario pubblico a “libro paga” dei Leonardi era Salvatore Pecora. Quest’ultimo era solito notiziare l’amministratore di tutti i controlli effettuati e curati dal Libero Consorzio Comunale di Siracusa. Pecora, inoltre, partecipava preliminarmente ai Leonardi atti riservati del proprio ufficio prima che gli stessi fossero oggetto di deliberazione interna. Assumendo, a priori, posizioni congeniali alle illecite finalità imprenditoriali di Leonardi.

All’ombra del clan Nardo

Alla luce anche una stabile e compiacente relazione finanziaria tra il gruppo imprenditoriale dei Leonardi ed alcuni esponenti del clan Nardo -tra i quali Angelo Randazzo e Alfio Sambasile entrambi già condannati per 416 bis- ai quali Antonino Leonardi faceva pervenire, durante le festività, somme in contanti di 5.000 euro tramite il suo collaboratore “Delfo” Amarindo.Quest’ultimo forniva un rilevante supporto per la realizzazione dei progetti criminosi del clan Nardo. Una collaborazione significativa manifestatasi attraverso plurime condotte, tra le quali anche quella di riportare agli affiliati della compagine mafiosa le indicazioni e le volontà del boss recluso Alfio Sambasile. “Delfo” Amarindo rappresentava l’anello di congiunzione dei Leonardi con il sodalizio lentinese. Questo ruolo viene in luce quando è necessario decidere a chi assegnare la gestione di un punto di somministrazione di cibi e bevande nello Stadio di calcio della “Sicula Leonzio”.

È Amarindo incaricato da Antonello Leonardi di veicolare il messaggio che il chiosco non sarebbe
stato affidato a nessuno dei gruppi criminali pretendenti. Ma avrebbero ricevuto il “pagamento” per il mancato introito con le dovute regalie. Antonino Leonardi e suo figlio erano ben consapevoli, in quel frangente, quali rischi corressero nel concedere quell’attività a figure orbitanti negli ambienti di criminalità organizzata.

E.G.

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Redazione

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