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CronacheMafiaNews

Indovina chi viene al “Bingo”?

“…io andai da Angelo Santapaola e gli specificai che intanto lo Scardaci non faceva piu parte della famiglia Mazzei ma che era passato con i ‘milanesi’, ed ad noi erano molto piu vicini e gli garantii che lo Scardaci non metteva piu mani nel Bingo Alcalà, ed il Santapola mi puntualizzò: Ca ci semu nuatri, o Bingo Alcalà ci siamo noi e nessuno deve mettere mano…”. Sono parole del “pentito” Gaetano D’Aquino, boss del clan Cappello al processo contro l’ex governatore Raffaele Lombardo.

“Nel bingo di piazza Alcalà c’era la famiglia Santapaola”. Ha detto ancora D’Aquino. Il collaborante aveva già raccontato di un suo intervento per salvare la vita a Santo Scardaci perché la famiglia Santapaola avrebbe potuto eliminarlo perchè aveva il controllo del bingo e non voleva intromissioni. Tutto quando fu sentito in occasione del processo Lombardo, fra il 2011 e il 2012.

Queste dichiarazioni –lo precisiamo subito- non hanno avuto sviluppi o implicazioni di sorta.

Dietro questo bingo l’ombra della mafia?

Comunque, al di là di questo dato processuale, c’è tanto altro da raccontare. Bingo significa Indovina (vedi link).

L’imprenditore Alessandro “Sandro” Indovina è attivo da tempo. Con l’avv. Antonio Fiumefreddo ha sostenuto la nascita della testata “Sud”.

La redazione di “Sud”, non è un mistero, in passato, ha avuto sede a Catania, in viale Kennedy n. 10, presso alcuni locali adiacenti all’hotel “Le Dune” riconducibili ad Indovina, una struttura che ospitò anche l’ex sindaco Umberto Scapagnini.

Chi è Alessandro Indovina? Vanta amicizia con l’ex sottosegretario del Governo Berlusconi Vincenzo Scotti, presidente dell’Università “Link University” e della quale è Prorettore proprio l’avvocato Antonio Fiumefreddo.

Indovina pare abbia una certa predisposizione alla finanza di progetto, come nel caso della “viabilità di scorrimento” e il megapiano di “riqualificazione” del lungomare catanese. In quell’affare spuntava anche il nome di Vittorio Casale.

Si farà o no questo progetto? Le amministrazioni Stancanelli prima e Bianco dopo l’hanno stoppato.

Proprio oggi si è saputo, da un comunicato del comune che “la Segreteria generale del Comune di Catania ha notificato ai rappresentanti dell’Ati Immobiliare Alcalà la decisione del commissario ad acta nominato dal Tar, Luigi Albino Lucifora, con la quale si annullano tutti gli atti che hanno portato all’aggiudicazione all’associazione temporanea d’imprese della realizzazione in project financing di aree commerciali e parcheggi nella zona dal Rotolo a piazza Europa, compreso il borgo di San Giovanni Li Cuti.

“Si tratta – ha commentato il sindaco di Catania Enzo Bianco – di una grande vittoria per la nostra città ottenuta anche grazie alla delibera di indirizzo politico adottata dalla nostra Amministrazione il 13 dicembre del 2013 e all’azione della Società civile”.

Le motivazioni del Commissario, giunte dopo un’attività istruttoria intensa e capillare, come si legge nel provvedimento da lui firmato “non si limitano ai soli profili urbanistici”.

Nel documento sono evidenziati, infatti, violazioni non solo della disciplina urbanistica ma anche delle norme a tutela dei beni paesaggistici.

Ma soprattutto il Commissario, dopo aver esaminato tutti gli aspetti di carattere finanziario collegati all’esercizio dei Poteri straordinari, sottolinea nel suo provvedimento come un intervento finanziato dalle leggi sull’emergenza e finalizzato alla prevenzione del rischio sismico, avesse di fatto mutato natura diventando un’opera che trasformava a fini commerciali il water front di Catania. Mutamento considerato del tutto illegittimo poiché le norme emergenziali consentivano un circoscritto ed eccezionale esercizio dei Poteri da parte dell’Ufficio speciale.

Si chiude così una vicenda cominciata nel 2001 con un progetto della Protezione civile per la sistemazione di viale Alcide De Gasperi. Per darvi attuazione il sindaco del tempo, Umberto Scapagnini, fu nominato commissario straordinario per l’emergenza traffico. Nel 2005 Scapagnini, che come commissario esercitava anche i poteri del Consiglio comunale, approvò un progetto preliminare per viale Alcide De Gasperi che prevedeva una variante al Prg.  Nello stesso anno il direttore dell’Ufficio speciale per l’emergenza traffico Tuccio D’Urso approvò un progetto in project financing per la viabilità di scorrimento nell’area via del Rotolo piazza Europa, aggiungendo alla realizzazione della sede stradale, che sarebbe costata 10 milioni di euro, anche parcheggi e una grande area commerciale per un valore complessivo di 120 milioni. Il 26 luglio del 2007 l’Associazione temporanea d’impresa Immobiliare Alcalà si aggiudicò il project financing.

Il progetto presentato dall’Ati venne però giudicato difforme rispetto non soltanto al Prg ma anche al progetto preliminare di variante. Così, il 26 ottobre del 2007, la Procura della Repubblica chiese di acquisire copie degli atti amministrativi e il 21 settembre del 2009 anche la società civile – in particolare Città Insieme, Italia nostra, Wwf e Lipu – chiese all’Amministrazione notizie sulla vicenda.

Il 10 febbraio del 2011 l’Ati Immobiliare Alcalà presentò al Tar un ricorso per silenzio in adempimento; nei confronti del Comune. Nel mese di luglio il Tribunale amministrativo diede al Comune 90 giorni per esprimersi, altrimenti avrebbe nominato un commissario straordinario. Il 21 novembre del 2011 si insediò come Commissario Santi Alligo, che chiese tutti gli atti per dare la concessione edilizia e comunicò all’Amministrazione, in carenza di potere, che non avrebbe più potuto intervenire. L’Avvocatura comunale si oppose, ma Tar e Cga le diedero torto.  Il 10 dicembre del 2012 l’Ufficio urbanistica del Comune diede un parere negativo all’adozione di una variante al Prg per consentire il project financing.

Il commissario Alligo si dimise nel luglio del 2013 senza prendere alcuna decisione e l’Amministrazione comunale – frattanto era stato eletto sindaco Enzo Bianco –  rimessa in gioco proprio dalle dimissioni, il 13 dicembre del 2013 approvò una delibera di indirizzo politico di annullamento e revoca di tutti i provvedimenti emessi a partire dal 2007.

Pochi giorni dopo il Tar aveva nominato commissario ad acta l’ex segretario generale della Provincia regionale di Catania Albino Lucifora…” Continua il comunicato: quanto agli ipotetici risarcimenti all’Ati che si è aggiudicata il bando, pur non essendo compito del Commissario individuare l’entità del danno subito dalla Immobiliare Alcalà, nel corpo del provvedimento si evidenzia chiaramente come debbano essere limitati alle cosiddette spese vive e non a non quantificabili opportunità di guadagno perdute. Ciò perché, sin dal momento successivo all’aggiudicazione, l’allora capo della Protezione Civile Guido Bertolaso aveva manifestato la propria contrarietà all’opera. Lo stesso era avvenuto con l’Amministrazione Stancanelli e soprattutto, con atti deliberativi ben chiari, con la Giunta Bianco.

La procedura d’appalto, peraltro, è oggetto di indagine da parte della Procura della Repubblica che ha già formalizzato gli atti preparatori al Giudizio.”

Tempo fa “Cittàinsieme” aveva lanciato un allarme: “viabilità di scorrimento Europa-Rotolo (*). Chi l’avrebbe mai detto che sotto un tale fluido ed innocuo appellativo si nascondesse l’ennesimo grande sacco di Catania?…” E aveva fatto riferimento anche a Casale ( “…Vittorio Casale, immobiliarista di fiducia di Giovanni Consorte…).

Leggendo la grande storia dell’on. Vincenzo Scotti abbiamo trovato anche questo:

“Un’inchiesta di Report del 1º ottobre 2002, intitolata “Dietro al Bingo”, rivela alcuni retroscena sulla “industrializzazione” del gioco della tombola (rinominata di fatto ‘Bingo’) e i coinvolgimenti politici. In particolare la Gabanelli sintetizza dicendo “Imprenditori privati e multinazionali spagnole del gioco d’azzardo che hanno fiutato l’affare nel 1999 quando sotto il governo D’Alema il gioco della tombola diventa Bingo. Ma il decreto legge che lo rende operativo e che trasformerebbe in illegali tutte le tombole di quartiere nasce il 21 novembre 2000. Ministro delle Finanze Ottaviano del Turco, Ministro del tesoro Vincenzo Visco.”

Nella partita entra anche l’ex ministro Vincenzo Scotti, che co-fonda, assieme a Luciano Consoli (in area D’Alema), “Formula Bingo”, società nella quale è presidente, che svolge consulenze per l’apertura delle sale bingo e rapidamente ottiene 214 delle 420 concessioni messe in campo sino a quel momento, grazie anche all’alleanza con Codere, una multinazionale spagnola del gioco d’azzardo. Codere e “Formula Bingo” danno un’impronta industriale e altamente lucrativa al gioco casalingo della tombola, dove sono necessari grandi costi e investimenti da parte dei concessionari (i quali -stando all’inchiesta- per rifarsi necessitano di giochi più lucrosi e speculativi).

Con questa operazione “Formula Bingo” guadagna l’1.50% su ogni cartella venduta dalla sue 214 consociate. Scotti è anche presidente di Ascob, l’associazione dei concessionari. È lo stesso Scotti, infatti, che, in Senato, preme per rendere abusive le tombole nei circoli e consentire l’introduzione di slot machine e videopoker.”

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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