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Inaugurata la biblioteca nel nome di Giambattista Scidà

In uno dei quartieri dei “cattivi”, di quei “carusi” sempre e comunque da sbattere in galera e sui giornali di regime. Per una borsetta scippata, per un’auto rubata, per un pugno di droga spacciata. Vite perdute. Per colpa loro? No, tuonava Giambattista Scidà, il “giudice pazzo” , il conservatore illuminato che ha aveva decriptato il “sistema Catania” e ne aveva messo a nudo i meccanismi. Che “uccidevano” –e uccidono- vite: da un lato i “carnefici” in giacca e cravata, dall’altro i “cattivi”, i “carusi dei quartieri popolari”, deprivati di tutto. Perché il denaro pubblico finiva –e finisce- sempre ad ingrossare le tasche dei privati. Di chi ha già.

Bene, oggi nel “cuore” di San Cristoforo, in mezzo a volti noti di un pezzo di città, nel terzo anniversario della morte di Titta Scidà, il Presidente, il volto della legalità che guarda oltre le norme e scopre e denuncia l’ingiustizia sociale, il Gapa (Associazione Givoani Assolutamente Per Agire) ha inaugurato la Biblioteca Popolare. Dedicata al Presidente Del Tribunale dei Minorenni. A Giambattista Scidà, a quell’uomo di cui la “Catania bene” parla poco o nulla. Quel magistrato non ricordato al Palazzaccio di piazza Verga (quando morì nemmeno uno straccio di notizia finì sui vecchi muri del Tribunale), quel personaggio di cui –sotto voce- si dice: “manca a Catania”. Manca tanto, nella città delle trombe e dei trombettieri del Potere. Nella Catania “tradita” dagli intellettuali. Che fanno calcoli, degni di una massaia al supermercato. “Tradita” anche da tanta parte della sinistra politica, che pensa ai suoi intrecci trasversali e perpetua –non cambia- la realtà. A partire da Palazzo degli Elefanti, il regno di un Potere miserabile e finto, come tutti i Poteri.

Per fortuna, c’è altro, c’è veramente la diversità: come quella incarnata da Scidà, sempre capace di spiazzare con le sue “uscite” fuori dal coro. Una vita controcorrente. Che, in pochi, forse, vogliono proseguire.

Ecco, allora, questa biblioteca e l’annesso centro di documentazione, quindi libri e analisi sul disagio giovanile, sulle mafie: una vecchia idea di Scidà, che andando in pensione volle anche destinare una somma per la sua realizzazione. Un’idea sua, in coerenza con il pensiero e l’azione a tutela dei minori, per fare di Catania una città “madre e non matrigna” –come diceva lui- dei suoi figli.

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Redazione

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