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In coma per un’estrazione, oggi la sentenza d’appello

La tragedia dell’architetto Giuseppe Marletta arriva alla sentenza di appello. E’ prevista per oggi alle 12: la emetteranno i giudici della terza sezione penale della Corte d’appello (Presidente Giuliana Fichera, a latere Dagnino e Zumbo). La Pubblica Accusa, con il sostituto procuratore generale Sabrina Gambino ha chiesto la condanna per l’infermiere Carlo Terrano e l’assoluzione per il medico anestesista Silvio Budello, entrambi dell’ospedale “Garibaldi” di Catania. In primo grado, il 23 aprile 2014, il giudice monocratico Giuseppina Montuori ha condannato a sei mesi di reclusione ciascuno, con la condizionale, pena sospesa.

Sono passati oltre cinque anni da quando l’architetto Giuseppe Marletta, nemmeno 50 anni, è stato ridotto in stato vegetativo all’ospedale “Garidaldi nuovo”. E tutto per un intervento di estrazione di due ferule metalliche dalla mascella.
L’accusa per entrambi gli imputati è di lesioni gravissime. I due sono difesi dal prof. Giovanni Grasso e avv. Enzo Guarnera (Budello) e dall’ avv. Fiumefreddo (Terrano).

Il Tribunale ha anche disposto una provvisionale di 80 mila euro per la moglie, Irene Sampognaro (nella foto con il marito) e i figli dell’uomo. La somma è stata pagata alle parti civili, assistite dagli avvocati Mario Brancato e Mirella Catania. Ma l’ospedale “Garibaldi”non ha ancora risarcito le vittime di questa incredibile e vergognosa storia di malasanità siciliana. Sembrebbe che abbia detto ai familiari di Marletta che non ci sarebbero soldi. Il legale del responsabile civile ospedale “Garibaldi” avvocato Attilio Floresta ha detto che c’è opposizione su questa richiesta.

Irene Sampognaro, in suo appello pubblico alle istituzioni, ha, tra l’altro, scritto che “…L’ospedale Garibaldi nuovo di Catania, infatti, si ostina ancora a non assumersi le proprie responsabilità, nonostante ci sia una sentenza del Tribunale penale di Catania che abbia accertato che quando mio marito ha avuto l’arresto respiratorio a seguito di un ritorno di coda dell’anestesia, era solo. Non c’era nessun sanitario che gli potesse prestare soccorso.La commissione parlamentare sugli errori sanitari presieduta dall’on. Leoluca Orlando ha da subito definito quello di mio marito uno dei più eclatanti casi di malasanità degli ultimi anni.
Eppure l’ospedale Garibaldi si è limitato a pagare solo la provvisionale di 80 mila euro per parte civile e non ha alcuna intenzione di pagare il risarcimento danni.
Tengo a dire che non esiste nessun risarcimento al mondo che possa compensare le sofferenze patite sin’ora da mio marito, da me e dai nostri 2 bimbi. La tragedia che si è consumata presso l’ospedale del Garibaldi nuovo l’1 giugno di 5 anni fa è un danno irreparabile. Tuttavia esigo che per l’ospedale Garibaldi e tutti i responsabili coinvolti in questa vicenda non ci siano sconti di pena e che paghino tutto ciò che devono in base alla legge, sino all’ultimo centesimo. Non ho alcuna intenzione di rinunciare ai diritti miei e della mia famiglia già ampiamente calpestati nel corso di questi ultimi anni.”

un’estrazione, oggi la sentenza d’appelIrene Sampognaro ha così concluso nel suo scritto rivolto alle autorità di questo stato:
“rivolgo un appello alle istituzioni ed in particolare al Ministro alla salute Lorenzin e all’assessore Lucia Borsellino affinchè inviino ispettori presso l’ospedale Garibaldi nuovo di Catania e facciano chiarezza sui casi di coma che si sono registrati negli ultimi anni. Sono infatti a conoscenza di un nuovo caso di coma avvenuto presso il Garibaldi che presenta delle analogie con quello di mio marito. Purtroppo appena un paio di mesi fa una giovane madre di famiglia è entrata in coma a seguito di un arresto cardio-respiratorio, sembra anche in questo caso per un effetto collaterale dell’anestesia; ad accorgersene sono stati i parenti perché pare che nemmeno questa volta fossero presenti i sanitari.
Questi casi non devono accadere, così come non dovevano accadere i casi di mio marito e di Smeraldina Camiolo, perché potevano essere benissimo evitati; sarebbe bastata un po’ più di attenzione da parte dei sanitari del Garibaldi nuovo di Catania.
E’ inoltre evidente una responsabilità degli stessi vertici dell’ospedale; infatti se costituisce una prassi abbandonare i pazienti a se stessi dopo un intervento, allora sussiste quantomeno una culpa in eligendo e/o in vigilando, cioè sono state selezionate persone inadeguate per ruoli così delicati e questo è piuttosto inquietante.
Auspico quindi che le istituzioni si facciano carico di verificare i metodi di selezione e il modus operandi dei sanitari all’interno dell’A.O. Garibaldi nuovo di Catania.”

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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