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Mastrandrea, imputazione coatta per l’assessore di Bianco

Ancora guai giudiziari per un membro dell’amministrazione Bianco. Questa volta tocca all’assessore Maria Ausilia Mastrandrea subentrata, da pochi mesi, al posto della dimissionaria Valentina Scialfa.

Per l’amministratore catanese pende la richiesta del GIP Giuseppina Montuori a che il pm disponga imputazione coatta, un provvedimento che tocca lei e la sorella per aver giurato il falso davanti al giudice dopo aver sfrattato una vittima di usura ed estorsione da un loro immobile.

A presentare la denuncia contro l’assessore, l’avvocato Goffredo D’Antona, difensore di Vincenzo Giuffrida.

Giuffrida è un uomo distrutto dalle circostanze: vittima dal 2011 di usura ed estorsione, ha perso la sua attività dopo che le proprietarie della bottega dove esercitava, le sorelle Mastrandrea, si sono riprese i locali pur consapevoli che l’uomo era stretto nella morsa dell’usura.

L’imputazione

La scelta dell’imputazione coatta per l’assessore è stata presa dal giudice per le indagini preliminari Giuseppina Montuori, dopo aver rigettato la richiesta di archiviazione del Pm.

Scrive il giudice:

”Va rilevato che non appaiono condivisibili le ragioni su cui è fondata la richiesta d’archiviazione in quanto appare chiara è lampante la responsabilità delle due indagate”.

Per il gip, infatti, già la scrittura privata con cui si impediva  all’inquilino di sporgere denuncia, le due sorelle Mastrandrea “hanno di fatto ammesso la falsità di quanto dichiarato al giudice civile”, oltre che “è davvero inspiegabile […] il motivo per cui le Mastrandrea hanno rinunciato di fatto ai diritti pienamente riconosciuti a seguito di una complessa e dispendiosa causa”.

Il fatto

Le Mastrandrea, proprietarie di una bottega al centro della città, avviarono un procedimento civile contro Giuffrida che non pagava l’affitto al fine di ottenere la risoluzione del contratto e lo sfratto dei locali.

Giuffrida affittuario, gestore di una attività di ricevitoria del lotto in quella bottega, era insolvente in quanto vittima di usura ed estorsione dal 2011. Le due pur essendo a conoscenza del fatto chiesero ugualmente lo sfratto.

A seguito di alcuni lavori realizzati nell’immobile vi furono anche danni per il Giuffrida: macchinari rovinati, calcinacci, materiali edili residui, mancanza d’acqua e di luce che impedirono a questa vittima del racket di rilanciare la sua attività, già oltremodo vessata. In quell’occasione, nel 2015, le Mastrandrea avrebbero imposto al loro conduttore di firmare una scrittura privata nella quale “con una anomala ed inusuale clausola” si impediva al Giuffrida di sporgere denuncia nei loro confronti. Da tale documento i giudici hanno tratto le responsabilità delle due sorelle accusate di avere dichiarato il falso davanti al giudice in una precedente udienza del 2014.

La scrittura privata da avvio anche alla denuncia presentata dall’avvocato Goffredo D’Antona per conto di Giuffrida.

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