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Imprenditore denuncia il pizzo ma subisce lo sfratto da un consigliere comunale

Catania – Il messaggio che rischia di passare è che denunciare il pizzo non conviene e che le istituzioni non aiutano chi lo fa, anzi. È il caso del signor Vincenzo Giuffrida che per anni porta avanti una nota ricevitoria al centro di Catania ma che ad un certo punto cade nella rete dell’usura, delle estorsioni e delle minacce.

Tutto comincia nel 2011 quando l’imprenditore cede all’usura ma dopo poco decide di denunciare i fatti, per questo riuscirà anche ad ottenere degli aiuti statali. Espletate le indagini, sono stati individuati i responsabili; il processo sarà a breve e a rappresentarlo in giudizio ci sarà l’avvocato Goffredo D’Antona.

Ma per il signor Giuffrida continua la stagione infinita degli atti intimidatori che interessano non solo lui  ma anche la sua famiglia a partire dalla figlia minorenne. In pochi anni subisce il furto dell’auto almeno una decina di volte e in un modo o in un altro è sottoposto a continue ritorsioni perchè rifuta di pagare.

L’attività commerciale inevitabilmente ne risente, i monopoli dello stato gli ritirano la concessione, da ultimo riesce a riottenerla, continuando a pagare quanto dovuto per mantenerla. La ricevitoria però non può aprire i battenti e non producendo Giuffrida non può coprire il fitto mensile dei locali.

Presenta una nuova domanda alla prefettura per ottenere le garanzie dovute a chi denuncia fatti delittuosi che hanno a che vedere con il racket. È la procura di Catania ad emettere un parere negativo sulla scorta del mancato pagamento del pizzo. In pratica, nonostante l’accertata presenza di atti estortivi subiti dall’imprenditore, non gli sono concessi i benefici perchè non ha pagato.

Da ultimo, non è solo il sistema giudiziario a voltare le spalle all’imprenditore ma anche quello delle istituzioni politiche. La bottega per cui Giuffrida non riesce a coprire l’affitto è di proprietà di una consigliera comunale della maggioranza di Bianco.

La consigliera piuttosto che incentivare l’imprenditore decide di sfrattarlo. Fra due giorni Giuffrida perderà anche i locali.

Uno a zero per la mala vita che riesce a soffocare e ad abbattere quella che un tempo era un’attività commerciale fiorente. È questo l’amaro destino riservato a chi decide di non pagare il pizzo?

 

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Fabiola Foti

38 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 20 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente assistente parlarmentare con mansioni di Ufficio Stampa presso il Parlamento Europeo. Fondatore della testata online L'Urlo.

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