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Cronache

Imminente tsunami causato dall’Etna? No, solo inutile allarmismo

L’Etna starebbe lentamente scivolando nelle acque dello Ionio. La causa di questa annunciata catastrofe sarebbe un “motore sommerso” a largo della costa est della Sicilia  che muoverebbe il vulcano siciliano.  E questa “frana” potrebbe scatenare un violento tsunami.

Ad annunciarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances, a opera di tre ricercatori italiani dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) di Catania e di team di studiosi del centro di ricerca tedesco Geomar. Il titolo della ricerca  era “Gravitational collapse of Mount Etna’s southeastern flank” ossia “Il collasso gravitazionale del versante sud-est del Monte Etna”. 

Il punto di vista scientifico

L’Etna è il vulcano attivo più grande d’Europa e ha circa 500.000 anni. Sul lato orientale del vulcano, da sempre, si è registrata la presenza di faglie e fratture che riguardano la crosta terrestre anche sotto il livello del mare. È chiaro come l’area possa considerarsi molto fragile.

Proprio per questo motivo l’Etna è sempre stata soggetta ad un particolare monitoraggio.  Secondo il chiacchierato studio,  il vulcano è come se stesse collassando sul suo stesso peso in quanto il movimento, che nel maggio 2017 è stato di 4 centimetri in soli 8 giorni, proviene dal mare.

Panico sul web: verità o solo allarmismo?

Una notizia del genere ha trovato facilmente il suo posto all’interno dei social network. La scia di allarmismo che ha generato l’articolo si è tradotta ben presto in commenti e post disperati. Per gli abitanti alle pendici dell’Etna la notizia aveva un sapore catastrofico degno di un “disaster movie” americano.

A calmare gli animi infuocati è stata Sabrina Mugnos, giornalista e divulgatrice scientifica, attraverso un lungo ed esaustivo post su Facebook.

«L’informazione è reale, ma vanno chiariti alcuni punti essenziali. Innanzitutto va detto che non si tratta di una scoperta recente, poiché sappiamo da tempo che i fianchi est e sudest del vulcano stanno migrando verso il mare. L’elemento in più, fornito dallo studio in questione, è che il fenomeno avviene anche sotto il mare e più velocemente di quello che si supponeva. Certo, un evento catastrofico, dovuto ad un repentino collasso di ampie porzioni del fianco, non si può escludere», spiega Mugnos.

«Il collasso degli edifici vulcanici fa parte del loro processo evolutivo -conclude la divulgatrice scientifica- sebbene la maggior parte di essi riesca a contrastare le sollecitazioni della gravità con assestamenti graduali che si consumano in tempi lunghissimi di migliaia e più di anni (chiamati appunto geologici), senza necessariamente originare catastrofi. Dunque, per concludere, insisto sempre sul fatto che talune formule mediatiche allarmistiche andrebbero evitate, e che le notizie scientifiche dovrebbero essere diffuse da coloro che hanno le giuste competenze e accortezze per farlo. Per il resto, dobbiamo essere consapevoli che la natura è tutt’intorno e che continua a fare il suo mestiere a prescindere dalla nostra presenza. Quindi siamo noi a dover fare attenzione a non rimanere travolti dal suo normale decorso».

Il parere dell’INGV

A sostegno di quanto detto da Sabrina Mugnos è venuto il direttore della sezione di Catania, Eugenio Privitera: «L’articolo di Science non fa altro che aggiungere un contributo a un dibattito scientifico che va avanti da anni, ovvero se a causare lo scivolamento del fianco orientale dell’Etna verso il mare sia la gravità, la spinta del magma o entrambi i fattori. La ricerca ha fornito delle importanti informazioni sulla parte sommersa del vulcano, informazioni che fino a ieri non erano disponibili».

«Dal punto di vista della pericolosità dell’Etna, nulla è dunque cambiato rispetto a ieri. Un cosiddetto collasso di versante non si può escludere a priori, tant’è che il Dipartimento nazionale della Protezione Civile lo considera tra gli scenari possibili. Pur esistendo il rischio, però, la sua probabilità non è quantificabile perché è talmente bassa che non si può misurare. In ogni caso, è chiaro che se si dovesse verificare, il collasso provocherebbe inevitabilmente uno tsunami», ha spiegato il direttore.

Sembrerebbe dunque da escludere la possibilità di un tsunami imminente: una grande notizia per tutto il popolo del web che, finalmente, potrà fare sogni tranquilli.

 

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