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Ileana Mortari e il chiarimento sulla Watch Tower dei testimoni di Geova – L’intervista

L'autrice meneghina è diretta: c'è disinformazione su quanto avviene di molto negativo all’interno delle congregazioni dei Testimoni di Geova

I Testimoni di Geova. Saggio critico sulla Watch Tower (La community di ilmiolibro.it 2020, pp. 288, € 19,00) della dott.ssa milanese Ileana Mortari, letterata, teologa e studiosa dei NMR (Nuovi Movimenti Religiosi) e dei MRA, (Movimento Religioso Alternativo) nasce con l’intento di diffondere un’informazione corretta sulle questioni relative alla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. 

Il saggio offre una disamina dei principali aspetti della stessa: dalla storia della congregazione agli impegni richiesti all’adepto, alla manipolazione mentale, alla struttura organizzativa, al rapporto tra i responsabili e i membri, al drammatico fenomeno dell’ostracismo, ai modi in cui è possibile un recupero delle persone fuoriuscite. La trattazione si avvale degli studi più recenti di sociologia religiosa, psicologia, movimenti religiosi alternativi, nonché di molte testimonianze ed esperienze sul campo.

Cosa l’ha spinta a scrivere “I Testimoni di Geova. Saggio critico sulla Watch Tower”?

«La totale disinformazione degli italiani su quanto avviene di molto negativo all’interno delle congregazioni dei Testimoni di Geova».

Da cosa deriva la denominazione “Testimoni di Geova”?

«In origine (1870) il fondatore Russell aveva creato gruppi di Studenti biblici. Ma nel 1931, poiché questa denominazione creava confusione con altri gruppi simili, sotto la presidenza di Rutherford, essa venne definitivamente sostituita da “Testimoni di Geova”, sulla base di Isaia 43,10».

Ileana Mortari
Ileana Mortari

In che cosa consiste esattamente la Torre di Guardia? 

«Il nome della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova è in America Watchtower (Torre di Guardia); questo perché il movimento geovista si presenta come una Torre imponente, che dà rifugio e sicurezza. Inoltre la stessa espressione costituisce il titolo di una delle riviste del Movimento Religioso Alternativo».

Testimoni di Geova e ostracismo. Non c’è perdono in questo “movimento religioso” del tutto particolare? 

«Il perdono viene concesso a chi si è pentito del suo peccato dopo un periodo penitenziale; se il peccato è di “apostasia”, viene dato solo se una persona rientra nel Movimento stesso».

Clicca sulla cover per acquistare il libro di Ileana Mortari
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Secondo lei, quale dovrebbe essere l’atteggiamento dello Stato rispetto a forme di aggregazione come quelle dei Testimoni di Geova? 

«Approvare una legge che, in assenza del reato di plagio, possa far condannare i responsabili per violazione di diritti o di leggi. Attualmente c’è una proposta di un DDL recante la repressione penale delle condotte che favoriscono l’induzione all’isolamento sociale. Infatti la tragedia dell’ostracismo è la convinzione indotta che chi “tradisce” Geova non può avere più alcun tipo di contatto con un membro della Società, anche se è suo parente stretto».

Una volta fuoriusciti dalla società dei TdG, si ha una transizione facile verso una vita normale oppure no? 

«Assolutamente no. C’è chi deve fare anni e anni di psicoterapia, chi resta arrabbiato per tutta la vita, chi non riuscirà mai a liberarsi del tutto da pregiudizi e atteggiamenti negativi inculcati in un lungo periodo di appartenenza alla CCTG. C’è chi è rimasto dentro per 50-60 anni!».

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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