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Il vulcanologo Behncke: “la grande eruzione è in atto”

Questo è Boris Bencke, l’amico della porta accanto, per chi lo conosce, lo incontra, lo ascolta, simpatico e gentile ci accoglie con un “Prego trasiti”, in un siciliano che ha fatto suo e di cui gli piace usare qualche intercalare che ti strappa un sorriso, ma Boris è anche uno scienziato, un ricercatore, parla e scrive correntemente in diverse lingue, e’ responsabile all’Ingv per la divulgazione di tutte le informazioni e del sito, nonché relatore in numerosissimi convegni a livello internazionale, ma soprattutto è “ il vulcanologo“, appassionato della nostra “Signora Etna“, che lui definisce” una super mamma, una massaia un po’ brontolona“. Ed è proprio la passione per i vulcani che lo spinge fin da bambino a coltivare il suo sogno, di studiarne la morfologia ed i comportamenti da vicino, cosi che nel 97 il sogno si materializza e si trasferisce da Francoforte a Tremestieri Etneo da dove può fare l’occhiolino alla “signora” dalla finestra della sua cucina, e con gli strumenti che ha a disposizione nel suo luogo di lavoro ‘L’istituto di geofisica e vulcanologia di Catania‘.

Al  convegno organizzato dalla Consulta Giovanile con il patrocinio del Comune di Aci Bonaccorsi,  il cui tema è ‘Etna un vulcano in crisi di identità?’ Boris si dichiara emozionato come al suo primo convegno, davanti ad una sala gremita, inizia la sua relazione, mentre scorrono nel max schermo, immagini che lasciano senza fiato, per la loro bellezza e la loro potenza.

Ci spiega la storia del nostro vulcano, sfatando per esempio la leggenda che Catania fu seppellita sette volte dalla lava; in realta solo nel 1669 la lava arrivo’ alle porte città. Alle varie eruzioni che si sono susseguite nel tempo, ai m/cubi di lava che sono fuorisciti , agli strumenti tra i più sofisticati al mondo utilizzati dall’ ingv per il monitaraggio, le analisi dei materiali, alle ceneri vulcaniche che oltre a creare disagi, sono particolarmente nocive per la salute degli esseri viventi, basti  pensare che le microparticelle entrano nel sangue arrecando serie conseguenze,  all’inadeguatezza dei mezzi per raccogliere la cenere, “di fatto andrebbe aspirata, piuttosto che spazzata” spiega , “dopo aver stabilito a quale categoria di rifiuti dovrebbe appartenere, speciali o no?”,- “o pensare ad un suo eventuale utilizzo”,- precede le domande il nostro vulcanologo-; “Se qualcuno si chiede quando avverra’ la grande eruzione” -continua-, “la stiamo vivendo almeno da cinque anni”.

Il tempo e’ volato e non c’è ne siamo neanche accorti, quando Boris si avvia alle conclusioni mi rendo conto che abbiamo incamerato una considerevole quantità di informazioni,  risolto qualche dubbio sulla nostra Super mamma anche se ho ancora qualcos’altro da chidergli:

1) L’ Ingv, monitora, informa, divulga, ma come si interpone con la protezione civile? Chi stabilisce il livello del pericolo? Chi ha più voce in capitolo?

“Diciamo che abbiamo il compito, per accordi, di comunicare in maniera prestabilita su determinati eventi, quali terremoti o eventi vulcanici, con la Protezione Civile nonché la prefettura ed altri organi preposti. Noi forniamo l’informazione sul fenomeno: che sia un terremoto di magnitudo superiore a 2.4 in area di nostra competenza (l’Etna e le isole Eolie, tutto il resto è a competenza del Centro Nazionale Terremoti a Roma), un fenomeno come un’anomalia termica o un aumento del tremore vulcanico o un’osservazione diretta di attività eruttiva.”
Solo nelle comunicazioni con l’aeronautica, per avvisare di possibili nubi di cenere nell’atmosfera, applichiamo anche un codice a colori – verde se non succede proprio niente; giallo se vediamo segni di inquietudine (dopo le emissioni di cenere di ieri siamo infatti su codice giallo); arancione se c’è attività eruttiva significativa in corso che però non produce grandi quantità di cenere; rosso se invece viene emessa una quantità significativa di cenere vulcanica.

Dopo essere stata informata da noi su quel che succede, la Protezione Civile dichiara uno stato di criticità normale, elevata o alta, al ché la prefettura (nel caso dell’Etna) decide se ci devono essere restrizioni d’accesso a determinate aree come i crateri sommitali. Noi dell’INGV non abbiamo alcun potere decisionale su quando e dove applicare limiti o divieti o togliere gli stessi, o quando e dove evacuare, ed è giusto così perché già con la comprensione dei fenomeni e con la comunicazione pertinente siamo impegnati assai.

2) Pensi che i piani di emergenza predisposti dai comuni pedemontani, siano adatti a garantire l’incolumità, o andrebbero rivisti?

Pare che i piani di emergenza o di evacuazione siano molto diversi di comune in comune; alcuni certamente sono adeguati, altri sono tuttora in elaborazione, ma in tutti i casi questi piani fanno riferimento a dati comunicati da noi e dalla Protezione Civile. I comuni potrebbero anche essere abbastanza pronti a mettere in pratica tali piani; per quanto riguarda la popolazione invece ho dei seri dubbi, perché (a) come riferito ieri sera, l’ultima evacuazione coordinata è stata quella di Fornazzo nel 1979, e da allora molte cose sono cambiate, fra cui anche gli standard di vita in questa zona; (b) la gente oggi non ha l’abitudine di scenari che possano rendere necessaria un’evacuazione, come l’aveva allora la gente, dopo molte eruzioni che hanno minacciato centri abitati e più frequentemente il paesino di Fornazzo. Ci sarebbe quindi da fare un grande lavoro con la gente, per creare la coscienza (“awareness” nel linguaggio internazionale) dei rischi, e uno stato di essere preparati (“preparedness”) nella popolazione.

3) Tu vieni dalla Germania uno degli stati più all’avanguardia d’europa, quanto è lontana la Sicilia in termini di prevenzione?

Figurati se in Germania siano al 100 per cento della perfezione in termini di prevenzione … anche là succedono ogni tanto i disastri naturali (che al solito diventano disastri solo per la presenza dell’uomo e delle sue infrastrutture in zone a rischio). Però è vero che in Sicilia in termini di prevenzione siamo anni luce da dove dovremmo essere, siamo a livelli simili a quelli dell’Afghanistan o dell’Haiti, e questo è estremamente vergognoso. Il problema è che la gente si preoccupa di terremoti solo quando ne sente qualcuno, piuttosto di pensarci quando si tratta di votare per un’amministrazione o un governo; la gente sta seduta davanti alla TV per guardarsi le partite e i talk show e il Grande Fratello piuttosto che incavolarsi e ribellarsi e dare calci nei fondelli dei loro “rappresentanti”, si sogna il matrimonio da 50 mila Euri, il pre-diciottesimo e il macchinone, ma non la vita in sicurezza, né di sé stessi, né dei loro cari, dei loro bambini …

4) Al di là della tua passione per il vulcano Etna, sei comunque un esperto in geologia , quanto è fragile il nostro territorio?

Giustamente, la Sicilia orientale in particolare è fra le zone a più alto rischio sismico di tutta l’Italia e di tutta l’Europa. E se andiamo in giro per Catania e guardiamo il patrimonio edilizio, c’è solo da piangere, quasi tutta la sostanza urbanistica post-guerra fino agli anni 80 – quindi una buona trentina di anni – è da buttar giù e fare ex novo. Quei palazzoni anni 60-70 con i balconi circondati da quella sorta di ragnatele verdi che sono là per evitare che i pezzi che si staccano in continuazione possano cadere su macchine posteggiate o pedoni, roba che si sta sbriciolando anche senza terremoti, fanno venire i brividi (oltre a rappresentare il punto più basso per quanto riguarda i gusti architettonici). Come dicono tutti gli esperti di terremoti, quello che uccide non è il terremoto, ma sono gli edifici mal costruiti. Noi viviamo in una delle zone più fragili in termini di tettonica, e ci siamo resi estremamente vulnerabili grazie ad una voluta ignoranza che è durata molti decenni e la cui eredità resterà con noi fino al prossimo grande terremoto se non ci alziamo per fare gli enormi sforzi necessari per sbarazzarci di questa eredità.

5) Essendo il responsabile per l’ingv alla divulgazione delle informazioni, pensi sia sufficiente per sensibilizzare Governo e Regioni, a fare prevenzione?  Cos’altro si dovrebbe fare?

Certamente si dovrebbero fare molto più interventi di divulgazione, cominciando dalle scuole, dove l’insegnamento per una migliore presa di coscienza dovrebbe avvenire a tappeto, in continuazione. Si sta già facendo tanto lavoro nel settore “INGVterremoti”, però chissà quanti politici stiano seguendo i tweet e il blog pertinenti. Un po’ di attenzione sembra esserci adesso dopo l’infinita serie di alluvioni e frane, però tutto ritorna “normale” appena passa qualche mese senza un altro disastro, e solo quando succede di nuovo di parole ce ne saranno tante, magari qualche progetto ad hoc, e finisce là. Credo che l’iniziativa debba partire dal popolo stesso, e qui in Italia per questo motivo (come per molti altri) ci vorrebbe veramente una rivoluzione.

6)Sei molto presente nel territorio e nei social, se ci fosse un imminente pericolo faresti un post per avvertirci?

Non sono tenuto (come l’INGV stesso non è tenuto) a dare avvisi concreti, questo spetta alla Protezione Civile. Però certamente, così come è successo in passato, comunicheremo quel che osserviamo – prima dell’ultima eruzione di fianco dell’Etna, nella primavera del 2008, sono state rilasciate ripetute dichiarazioni ai media che affermavano che si aspettava una nuova eruzione, presumibilmente nel settore orientale o nord orientale del vulcano. Prima si diceva “questa eruzione probabilmente avverrà fra qualche settimana o qualche mese”, poi si è diventati più precisi con “fra qualche giorno fino a qualche settimana”. E ci sarà comunque sempre modo di comunicare, fra le righe, qualcosa che possa far capire che noi ci aspettiamo qualcosa di più serio.

Danke Boris Frohes neues Jahr.

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