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Il vichingo nero alla scoperta del profondo nord

Bergsveinn Birgisson narra uno spaccato sconosciuto

Il vichingo nero  è un libro molto impegnativo. Pubblicato per i maestri della letteratura dei paesi scandinavi, ma non solo, Iperborea, dallo scrittore Bergsveinn Birgisson si presenta come un volume di escavazione storica di ciò che mai ci fanno studiare a scuola. O almeno, in quelle italiane.

Lo scrittore va alla ricerca della storia della terra di Norvegia, narrando, quasi a dialogare con il lettore, e trascinando il discorso quasi a dialogare sulla vita di Geirmund Pelle Scura, figlio del re Hiör.

 

Leggenda del vichingo nero

Vichingo neroLa leggenda vuole che questo vichingo nero, diventi un grande navigatore e uno dei primi a colonizzare l’Islanda. Costruirà il proprio impero specializzandosi nella caccia del tricheco; creerà pure un imponente commercio di prodotti di prima necessitava valendo della manodopera di centinaia di schiavi di fede cristiana.

L’autore  in certi momenti, romanzando nella descrizione le gesta di questo suo antenato, pare sia così, del primo secolo D.C., si addentra in discorsi un po’ complessi e impegnativi sotto l’aspetto culturale e storico sulle terre del nord Europa.

 

Per tutti ma per gli appassionati ancor di più

Bergsveinn Birgisson
Bergsveinn Birgisson

Il vichingo nero sicuramente avrà un buon successo specialmente nei lettori che amano la storia descritta in termini di ricercatezza.

Anche per chi ama la scoperta del nuovo, si propone come ottimo volume, ma lo ripetiamo, è molto impegnativo. Se non avete voglia di proseguire oltre le prima 40 pagine, cambiate argomento, se vi emozionano le imprese, allora è il vostro nuovo libro che onorerete regalandolo ad altri interessati come voi.

 

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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