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Il Vaticano è un obiettivo strategico per il terrorismo internazionale

L’attacco terroristico dell’altro ieri che con più gruppi armati, in simultanea, e con azioni e tecniche differenziate hanno colpito Parigi, con l’effetto di determinare una strage di cittadini inermi mai avuta sul continente europeo. Tutta l’Europa, ora, dovrà fare i conti con una organizzazione internazionale stragista completamente sottovalutata, non solo dai cittadini, ma soprattutto dagli Organi governativi, nonostante gli allarmi opportunamente lanciati dagli esperti.

La modalità operativa dell’attacco appena compiuto a Parigi ci fa comprendere come rapidamente l’organizzazione del gruppo terroristico (ovvero le organizzazioni, opportunamente coordinate) si stia evolvendo sia sul piano della preparazione paramilitare che sul piano logistico. Nonostante le numerose avvisaglie e proclami dell’Isis contro la Francia, è stata sottovalutata la possibile concretezza di attività stragistiche di grande portata sul territorio francese, fenomeno sarà sempre più recrudescente nei prossimi anni, in quanto l’organizzazione terroristica, lasciata operare in modo pressoché incontrastato, opera con più gang dormienti non interagenti tra di loro ma ben coordinate attraverso un sistema gerarchico di comunicazioni criptate. In Francia e, soprattutto, a Parigi, quindi, sono facilmente prevedibili altri stragi con un numero di vittime superiori a quello già gravemente registrato lo scorso 13 novembre, data che nella storia del Vecchio Continente sarà stampato indelebilmente nella memoria collettiva come quella dell’11 settembre 2001 per gli USA. Anche il 13 novembre segnerà uno spartiacque, sia sul piano storico, sociale, economico, organizzativo di tutta l’Europa.

I cittadini hanno preso coscienza che le vicende politiche, economiche e religiose del Medio Oriente li riguardano da vicino, sono di interesse nazionale. Se prima qualcuno poteva essere convinto che la globalizzazione riguardasse solo fenomeni esclusivamente connessi alle attività economiche e agli interscambi commerciali (e alle informazioni circolanti), ora tutti hanno toccato con mano il contrario. E l’Italia ? Come si colloca l’Italia in questo scenario ? Già mesi orsono ho potuto scrivere, in due diverse occasioni, di come l’Italia sia particolarmente vulnerabile, come del resto tutta l’Europa, ad attacchi terroristici, così come concepiti da Al Quaeda e dall’Isis. I jihadisti, a più riprese e da ultimo nel luglio di quest’anno, hanno proclamato che lo scopo finale della loro lotta armata è la conquista di Roma, e il mondo occidentale da essa rappresentata. Questi proclami considerati farneticanti dai più, dagli addetti ai lavori sono stati presi in seria considerazione nel momento in cui si invitavano i fratelli musulmani ad aderire alla jihad formando molteplici muslim gangs, in grado di operare ed attaccare anche obiettivi italiani.

Per la facilità di penetrazione clandestina sul territorio italiano, per la facilità di avere supporto logistico dalle organizzazioni criminali locali, Roma è altrettanto facilmente vulnerabile rispetto a potenziali attacchi terroristici.

L’anno giubilare che a dicembre verrà aperto, l’afflusso di turisti, la immensa capacità e clamore mediatico legati alla figura del Santo Padre e alla Città del Vaticano, sono tutti elementi di forte attrazione simbolica che amplificano la possibilità di un attacco terroristico alla città di Roma. Roma sarà, dunque, oggetto e preda di attacchi terroristici, molto più cruenti, ben più organizzati di quelli che abbiamo visto a Parigi, con un numero di operativi molto più numeroso di quelli visti all’opera o supposti coinvolti negli attentati del 13 novembre scorso. Roma, quindi, non è solo un obiettivo sensibile, ma è un obiettivo strategico da colpire ad ogni costo con grande clamore, perché avrebbe un effetto galvanizzante sul piano del reclutamento jiadista di natura esponenziale. Roma è completamente impreparata a prevenire e a sopportare l’impatto di più attacchi terroristici contemporanei come quelli avvenuti a Parigi. Sia perché gli Organi di Sicurezza non hanno mai programmato e studiato gli effetti concreti e l’impatto di una simile evenienza, e sia perché la struttura urbanistica della città mal si concilia per una facilità di spostamento dei mezzi di soccorso e di polizia che rimarrebbero bloccati nella congestione del traffico. A questo riguardo, va segnalato come nell’ultimo ventennio siano state pressoché abolite le corsie preferenziali dedicate ai mezzi pubblici che occorrerebbe ripristinare al più presto, proprio per una facilità di penetrazione e spostamento dei mezzi di soccorso. E’ per questo che, per tutta la durata del Giubileo, andrebbe costituito un cordone pedonale di sicurezza tutto intorno alla Città del Vaticano per un raggio di almeno un chilometro; cordone da interdirsi al traffico automobilistico. In tutto questo scenario apocalittico, dunque, al momento vi è un solo fattore positivo. Siamo in grado di prevedere la tipologia organizzativa e operativa dell’eventuale attacco terroristico a Roma, proprio analizzando gli eventi stragisti accaduti a Parigi. Infatti, a Parigi sono stati organizzati simultaneamente una molteplicità di attacchi kamikaze (attacchi satellitari) che impegnano e disperdono le Forze di Sicurezza sul territorio, a fronte di uno o due attacchi sull’obiettivo principale operato da terroristi con tecniche da mujaheddin. Gli attacchi satellitari hanno l’obiettivo di impegnare, distrarre e sfiaccare la capacità di fronteggiamento delle Forze dell’Ordine rispetto all’obiettivo principale che rimane e resta sempre, per quanto riguarda l’Italia, piazza S. Pietro e la Città del Vaticano. Purtroppo, i Musei Vaticani sono particolarmente vulnerabili ad azioni di penetrazioni di commando terroristico perché pressoché sguarniti di seri Organi di Sicurezza di interdizione di violenze penetrative.

L’accesso nei Musei Vaticani ad opere d’arte di importanza inestimabile e cruciale per il Patrimonio dell’Umanità, oltre ad una facilità di penetrazione nelle Stanze Vaticane e nella Città stessa, potrebbe permettere, assieme alla strage dei turisti presenti, un tale clamore mediatico da scatenare una reazione inconsulta militare dei Governi Occidentali. Quest’ultima cosa, non dimentichiamolo, è l’obiettivo ultimo dell’attuale strategia dell’Isis per avere ulteriore forza di adesione e reclutamento nei Paesi mediorientali.

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Bruno Calabrese

Psicologo clinico, Psicodiagnosta, Criminologo Esperto nella Valutazione Psicologica Perito, Consulente Tecnico Civile e Penale in Psicologia Forense già Giudice Onorario presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma e presso il Tribunale per i Minorenni di Roma

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