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Psiche e Società

Il trauma di una diagnosi

Trauma. Cosa accade, dentro ed intorno ad una persona che riceve la diagnosi di tumore? Ricevere la diagnosi di tumore è un trauma che investe chi la riceve e la sua famiglia.

Cos’è il trauma?

Tutti possiamo subire un trauma, non c’è bisogno di avere partecipato ad eventi terribili e drammatici, come la diagnosi di tumore.

Il trauma è un evento percepito come pericoloso per la propria sopravvivenza.

L’esperienza traumatica sconvolge non solo il nostro equilibrio emotivo, ma arriva a mettere in dubbio anche il senso della nostra esistenza.

Il trauma spezza il legame con la vita che fino a poco tempo prima stavamo conducendo. Le nostre certezze vengono meno.

Nel caso della persona che riceve la diagnosi di tumore la vita per come era vissuta finisce, le abitudini le preoccupazioni cambiano. Questo problema non può essere rimandato, si deve affrontare su due piani: con se stessi e con i propri familiari.

Assistiamo così ad un trauma familiare

La malattia è un problema di famiglia, che coinvolge non solo la persona che ha il tumore, ma chi si dovrà prende cura di quest’ultima.

In questa fase i legami si stringono e i falsi legami si recidono.

Chi ha il tumore ha mille domanda la prima che viene in mente e contemporaneamente negata è: “morirò?”

Cresce sempre più il sentimento di tradimento rispetto al proprio corpo. “Il corpo fa crescere il nemico”. Quindi chi ha il tumore condurrà una vera e propria guerra contro il tumore, fatta anche di ambivalenza.

Ambivalenza tra amare e odiare se stesso e la vita

Tutto quello a cui teneva perde di importanza, lasciando spazio a quello che veramente conta: le relazioni, la famiglia.

La famiglia parallelamente si ingaggia a prendersi cura e lottare insieme al proprio parente malato di tumore. I bisogni di ogni componente vengono ignorati e tutta la vita gira intorno alle esigenze mediche ed emotive del malato.

Ci si lega nel dolore, perdendo temporaneamente la propria identità individuale, ci si dedica a chi ha bisogno.

La realtà di un trauma come la diagnosi di tumore è dura, poiché il mondo non si ferma, non è più clemente perché quella persona ha un tumore.

Si deve andare avanti, con o senza trauma

Come andiamo avanti, con quale qualità di vita? Si deve lavorare, se da un lato è una preoccupazione dall’altro il lavoro per tutti è una distrazione. Lavorare occuparsi di qualcos’altro che non sia solo il tumore permette di vedere altro oltre al trauma, alla diagnosi.

Come i fiori di loto che nascono dal fango, abbiamo la possibilità di crescere e di cambiare nonostante tutto.

A questo scopo è importante essere consapevoli del nostro valore e di quello della vita che stiamo conducendo.

Possiamo chiamare questa esperienza “Esperienza di risveglio” (Yalom)

Esperienza di risveglio è la consapevolezza che porta a una vita piena.

Essere consapevoli ci permette di vedere la vita che stiamo conducendo sotto una prospettiva diversa.

Gli oggetti possono non essere così importanti, per esempio: “Ho avuto un incidente in macchina, non mi sono fatta niente, ma la macchina (magari nuova) si è ammaccata”. Potrei sbraitare e prendermela con l’altro conducente. Oppure con un paio di occhiali diversi: potrei essere contenta di non essermi fatta male sapendo che un oggetto si sistema o si sostituisce la mia salute è più importante.

Non serve un trauma per capire le priorità, ma anche questo articolo che si legge forse in tre minuti potrebbe essere uno stimolo a farlo.

Siamo fenici e possiamo risorgere dalle nostre ceneri, anche se la cosa che ci ha fatto diventare cenere è il trauma del tumore.

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