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Il tout-court culturale di Laura Leoni per L’Urlo

L'autrice toscana, già poeta e pittrice, prossima a un nuovo romanzo

L’ironia e la determinazione dei toscani e il piacere di dialogare con i toscani, l’ho conosciuto, mi ci son specializzato in Toscana. Leggo di Laura Leoni, toscana di Firenze per tanti anni impiegata presso la Casa editrice “La Nuova Italia” poi passata al Gruppo Rizzoli. ‘Questo’ mirabolante personaggio, si comprende bene che non è nuova in area editoriale. Leggo della sua potenza della parola scritta e orata. Ha pubblicato alcune poesie sull’Almanacco della rivista L’ozio e in Nostos. Ha collaborato con la rivista letteraria “L’area di Broca”.

Nel 1997 ha pubblicato il libro di poesie “Spoglia d’ali” (Gazebo Edizioni), curato da Mariella Bettarini. Versatilità della cultura e dell’arte. È anche una rinomata pittrice. Ha esposto opere pittoriche in molte mostre personali: Volterra, San Miniato,Todi, Bagno Vignoni, in quest’ultima località, per la Chiesa, le fu commissionato il famoso acquarello di “Santa Caterina da Siena“. Ma non solo, per la Basilica di Lucca e sempre in acquerello è proprio lei la mano magica di “Santa Gemma Galgani”. Ma torniamo all’editoria.

Nel 2008 pubblica il libroAnatomia di una gocciaTesti per balletti, edito dalle Edizioni La Meridiana. Con questo si consacra: nel 2009 infatti vince il primo premio RadioRai, Centro Unesco di Firenze “Microfono di Cristallo”, non è finita: dal medesimo libro il brano “Virginia” ha ispirato uno spettacolo di danza.

Nel marzo 2015 è uscita la raccolta di racconti dal titolo “Da qualche parte sotto ogni cielo” edito da Edizioni Croce.

«La stagione di Olga è il mio primo romanzo invece» incalza al nostro incontro, «che ricevette il terzo premio 2018 “Residenze Gregoriane” nella sezione inedito, non era ancora stato pubblicato».

Dunque il tuo esordio letterario con Ensemble?

La stagione di Olga
La stagione di Olga

«Non precisamente! Ensemble non rappresenta il mio esordio letterario. Provengo dalla poesia, dalla scuola di Mariella Bettarini con la rivista letteraria “L’area di broca”. Ho già pubblicato tre libri, tra prosa e poesia, certo, però se facciamo riferimento al romanzo, “La stagione di Olga” con Ensemble si, è un esordio, ma perché è la prima mia in narrativa nonché la prima con l’editore romano».

 

Una realtà non da poco la giovane editrice indipendente che si è imposta all’attenzione del pubblico come tra le migliori per proposte: come vi sei approdata?

«Mi ha scoperto l’editore, Matteo Chiavarone».

 

Che è un talent scout che segue la linea della sua casa editrice curando oculatamente la cernita di autori che accoglie e sceglie. Come solleciteresti il lettore per consigliargli la lettura de La stagione di Olga?

«La potrei definire una favola moderna, dominata dall’ossessione, dalla confusione e la solitudine. Olga scompare lasciando dietro di sé molti interrogativi. Costantino suo marito si domanderà se mai è esistita Olga. Un viaggio mentale nella mente dell’uomo».

 

Laura Leoni
Laura Leoni

Approfondiamo: per chi e perché hai scritto La stagione di Olga, che tratta questo tema?

«Niente e nessuno. All’inizio non sapevo neppure cosa stavo scrivendo. Poche frasi. Sono andata avanti poiché aveva incuriosito anche me. Il vuoto attorno a noi che continua ad esserci, i significati che nascondono le cose,le persone. Mi piace scrivere, invidiavo gli scrittori perché dicevo cosa avranno sempre da scrivere. Dopo la poesia desideravo provare un’esperienza».

Quanto può essere importante un riconoscimento per la propria opera, ambisci a premi?

«Sì mi hanno sempre emozionato. Penso tutti ambiscano a questo. Ho vinto diversi premi.Il più prestigioso al primo posto con il Premio Radio Rai-microfono di cristallo nel 2009 per la qualità di scrittura».

 

Pareri dai lettori e dalla critica?

«Chi per ora lo ha letto l’ha trovato particolare nei suoi risvolti»

Bolle qualcosa in pentola?

«Certo che si, quello che ho intitolato per adesso L’utopia di un architetto. Dovrebbe essere il mio secondo romanzo, ma ancora non è stato pubblicato».

Scriveresti una personalissima sinossi de La stagione di Olga per i nostri lettori?

«Con piacere. Era il 1937,quando i coniugi Guerresi, in una cittadina in provincia di Mantova, intrapresero il mestiere di merciai. Dei loro due figli Costantino e Clelia,solo Clelia continuerà nell’attività. A Costantino,la sorte riserverà una drammatica vicenda.

Dopo la scomparsa di sua moglie Olga, avvenuta nello stesso giorno,in cui l’aveva conosciuta ha il presentimento di vederla e continuare a parlare con lei nella loro casa. La loro unica figlia Teodora,dopo un periodo di profonda riflessione si ritira in Convento.

Attraverso sogni,visioni,indizi,la vita di Costantino verrà stravolta fino a nutrire dubbi sull’esistenza di sua moglie. In un’esplorazione dentro sé tenterà di ricostruire un passato,ma gli interrogativi rimarranno.

Un contrasto interiore,che riporterà il protagonista,nei luoghi,nelle città che insieme ad Olga aveva visitato.

Olga insidiata,consigliata da “Olghe immaginarie” racconterà di essersi disfatta di parti dei suoi vestiti. Brandelli di stoffe che, come prova di sé,fra le città ha disseminato.

Con parte di essi,Olga infine aspetterà Costantino nella “sua città”. Una città ricomposta come l’abito che ha indosso. Una città di visuali,scorci,simboli,che durante i viaggi i loro sguardi hanno catturato.

Il ritrovamento di una catenina con tre ciondoli,anziché quattro dei musicanti di Brema uguale a quella di Olga farà riaprire il caso della sua scomparsa».

Che tipo di romanzo è?

«Un romanzo dove il protagonista vive nell’illusione-ossessione o certezza di vedere, parlare con sua moglie».

Dunque?

«Una storia che, nella sua attualità, ho cercato affrontare da un’angolatura personale. Attraverso segni e simbologie uno “stuolo di Olghe” farà da sfondo s’impadronirà del pensiero di Olga tanto da generare in lei incoerenze,contraddizioni.

Costantino, esasperato, dopo la scomparsa di sua moglie troverà solo conforto in alcune sue sensazioni, presunte visioni, segnali di Olga».

Inutile dirvi il finale davvero inaspettato. Siamo nel giallo onirico-psicologico, una tematica non facile che, Laura Leoni ha cercato di introdursi nei suoi meccanismi.

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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