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Il thriller psicologico di Marisa Fasanella svela misteri di decessi senza risposta

L'autrice calabrese pubblica con Castelvecchi un romanzo dal quale non bisogna distrarsi

Marisa Fasanella appartiene alla categoria delle scrittrici che impegnano il lettore grazie ad uno stile psicologico, attento, curato e molto meticoloso. Questo suo romanzo, Il male in corpo, pubblicato per Castelvecchi editore, oltre a presentare una storia avvincente che racconta la realtà quotidiana, esprime una potentissima stilistica che ti imprigiona intensamente.

Di personaggi dal taglio psicologico

Nessuna distrazione deve permettersi i lettore, come accade con tanti romanzi, ma su questo l’eccezione che fa la regola lo conferma la fittissima identità del personaggio Massimo. Tutti i personaggi vengono scrupolosamente descritti con dettagli minuziosi e con anagrammatica molto ricercata. Il libro è molto qualitativo e si rivolge ad un pubblico che ama essere attento, frattanto che scorre con una sua originale impronta.

Miriam, la madre e Mimì Ferraro

L’overture inizia nel contesto familiare di una donna di nome Miriam. Questi ha perso la madre, della quale il corpo mai ritrovato. Del padre, di nome Mimì, invece si sa che non parla più dopo aver subito l’accusa che lo proietta come persona che ha inquinato con scarichi avvelenati i corsi d’acqua annessi ad una azienda dove lavorava. Uomo onesto e molto preciso, il suo intento socio psicologico, si era prodigato nel tentativo di voler bonificare i siti acquiferi, ma grossi imprenditori che avevano ottenuto l’appalto per edificare fecero in modo che venisse accusato di manipolazione. Il tutto a loro favore ovviamente. Mimì venne condannato ingiustamente con la conseguenza di ridursi come in condizioni psicofisiche disastrose.

L’indagine di Miriam

Marisa Fasanella
Marisa Fasanella

Crebbe Miriam, sino a raggiungere l’obiettivo della laurea e la ricerca di un lavoro. Ma non uno qualunque, tanto che riuscì a farsi assumere nell’azienda dove lavorava il padre. Il vero scopo della ragazza  era quello di indagare nella tresca che porta all’accusa e relativa condanna del padre. Le scoperte fatte non furono del tutto gradevoli tanto da confrontarsi con intrecci malavitosi e politici che hanno l’obiettivo primario di grossi interessi e traffici economici. Frattanto che le sue personali indagini proseguono, la ragazza affronterà l’anomala morte del suo amico Massimo, musicista che era sparito per nove anni.  

Chi è Massimo, amico di Miriam e Mairim?

Allontaniamoci per un attimo da Miriam per avvicinarci a Mairin, altro personaggio legata anch’ella a Massimo. Mairim  viene da un passato oscuro. Vive nel faro abbandonato dopo che è stata restituita dal mare, quasi morta. Scrive su un giornale locale, descrivendo il marciume sulla speculazione edilizia. Le due donne cercano di capire il perché della morte di Massimo, avvenuta in maniera anomala seppur se ne conosce il movente: omicidio.

Due donne e una infinità di persone

Il male in corpo
Il male in corpo (clicca sulla cover per acquistare il libro)

Trascrivere l’intero romanzo, oltre a dirne del genere psicologico, non sarebbe una recensione. Mi rendo conto che forse neppure questa lo è, ma un motivo c’è: ctonio, volontariamente, il romanzo si spinge oltre i meandri della ricerca e il tutto ruotando attorno alle due donne. Non solo, anche attorno ai loro rispettivi cagnolini: un bassotto dal pelo corto per Miriam e un cane lupo per Mairim.   Nel narrare questa avvincente storia, l’autrice disegna uno scenario malavitoso che coinvolge un po’ tutto l’amaro che circonda interessi che sfociano in un mondo che quotidianamente viviamo. Pagina dopo pagina le intersecazioni si presentano con una particolare originalità rispetto al contestualizzato: certe descrizioni arrivano come colpi violenti che sconvolgono chi legge. 320 page condite da aneddoti raccontati con una incisività che fanno della Fasanella una vera fuoriclasse del genere. Giunto a conclusione del libro ci si accorge di aver letto almeno altre tre volte e tutte con quel mood psicologico, infatti tante sono le volte che si ha il piacere di rileggere qualche passo per non perderne il filo, ma anche per alcune interpretazioni che l’autrice ci consegna tra le righe, ergendosi a scrittrice di grande maestria e originali.

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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