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Fausto Raciti: “Il Pd non è il contenitore di chi non sa dove candidarsi”

Riportiamo l’intervista esclusiva de L’Altra citta’ a Fausto Raciti sui temi del dibattito politico acese: corruzione, area metropolitana, Terme, Fondazione Bellini, Sogip, emergenza tromba d’aria. Il segretario regionale del Pd e deputato nazionale chiude la porta del Pd a Nicola D’Agostino e apre alla sinistra: “Esistono battaglie storiche che ci accomunano, ripartiamo da quelle”.
E al sindaco Roberto Barbagallo manda un messaggio: “Oggi e’ il numero tre della sua stessa giunta, sia piu’ autonomo. Io sono a disposizione della mia citta’, Acireale.”

L’Altra città: Dall’inchiesta della procura di Roma emerge il quadro scoraggiante di una politica che rispetto a Tangentopoli sembra aver fatto non un passo avanti bensì cento indietro. Lei crede che l’intreccio tra politica, affari e criminali condizioni l’amministrazione della cosa pubblica anche in Sicilia, anche in vista dell’arrivo dei fondi comunitari?

Raciti: L’inchiesta “Mafia Capitale” porta alla luce l’esistenza di un cartello criminale che opera a Roma dalla forma inedita: uomini della stagione del terrorismo nero, il clan Casamonica, ‘ndrangheta e camorra avevano trovato nella capitale un punto di equilibrio e una capacità di condizionare la politica emersa negli anni di amministrazione di Alemanno. La differenza con la nostra mafia è piuttosto profonda ma c’è un filo che lega questa vicenda alla Sicilia: cioè il ruolo di una parte degenere della cooperazione sociale che opera su vasta scala, anche nella nostra regione. Vorrei ricordare che il filo dei fatti porta dritti al Cara di Mineo, dove, al netto dell’inchiesta, è evidente che ci troviamo di fronte ad una gravissima anomalia nella gestione dell’accoglienza e, probabilmente, anche nella gestione degli appalti, a spese della buona cooperazione e della credibilità del nostro Paese. Vorrei che la Lega delle cooperative e la politica siciliana aprissero una seria riflessione su questo. Quanto alla spesa comunitaria il problema mi pare un altro, e cioè che l’assenza di programmazione e la necessità di spendere comunque abbiano determinato, finora, una dispersione di risorse. Abbiamo perso troppe occasioni e credo che faccia bene il Governo regionale ad accelerare sulla rendicontazione della vecchia programmazione e ad aprire, per la prima volta coinvolgendo le agenzie di sviluppo e le amministrazioni locali e non solo la burocrazia regionale, la nuova. Un esempio positivo mi sembra il piano regionale del turismo presentato mercoledì dall’assessore Li Calzi.

L’Altra citta’: Cosa dovrebbe e potrebbe fare un comune come quello di Acireale per mettersi al riparo da questo intreccio? Ad esempio, il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha disposto una rotazione immediata di tutti i dirigenti della macchina comunale. Potrebbe bastare anche alla Regione Sicilia? E ad Acireale?

Raciti: Quanto agli intrecci servono essenzialmente due cose: la massima trasparenza nell’affidamento degli appalti, preferibilmente per gara ed una rotazione dei dirigenti comunali, mi sembra che questo fosse tra gli impegni che il sindaco Barbagallo aveva assunto in campagna elettorale e che si è perso per strada.

L’Altra citta’: Acireale vive ancora l’emergenza determinata dalla tromba d’aria. La Regione ha stanziato 350.000 euro per i primi interventi, ma in realtà ne servirebbero di più. Crede che il governo deciderà lo stato di calamità per la città?

Raciti: Intanto vorrei vedere ben rendicontati i 350.000 euro spesi dalla Regione per la somma urgenza: abbiamo tutti esercitato una pressione forte sul Presidente Crocetta perché desse una risposta immediata. Non posso prendere impegni per il Governo nazionale, ma posso garantire tutto il mio impegno per il riconoscimento dello Stato di emergenza, non appena la pratica arriverà al Governo nazionale: mi pare ci siano ancora consistenti problemi burocratici ed incompletezze. Deve però essere chiaro agli acesi che, per legge, non è previsto né possibile il risarcimento dei danni ai privati. Chi lo lascia intendere, sindaco compreso, dice una fesseria.

L’Altra citta’: Quale è il Suo giudizio complessivo sul lavoro della giunta Barbagallo? Le chiedo un giudizio di massima, prima di entrare nei dettagli.

Raciti: Essendo solo all’inizio è difficile dare un giudizio che non suoni come sommario. Ma ci sono alcune cose che, se non corrette rapidamente, rischiano di fare di questa esperienza amministrativa un ulteriore capitolo del declino di Acireale. Il sindaco sembra il numero tre della Giunta dopo il consulente all’economia e il suo deputato regionale, questo non è bello nemmeno per lui e non garantisce gli interessi della città. A volte più che il sindaco di Acireale sembra il promoter di una campagna elettorale permanente. Sono persino riusciti a convincerlo a tuffarsi in acqua per verificare la presenza di basalti lavici che sono lì da un po’ prima di tutti noi. Ecco, mi piacerebbe fosse più autonomo.

L’Altra citta’: La giunta Barbagallo sembra voler puntare sulla Fondazione Bellini per un rilancio culturale della città. Il Pd ha messo in evidenza una violazione del regolamento comunale, e lo ha fatto con una presa di posizione in consiglio? Non crede, però, che non basti una condanna politica ma, se davvero c’è stata una violazione, si debba procedere in modo più intransigente? C’è qualcosa di opaco dietro questa operazione del Bellini-Maugeri, secondo lei?

Raciti: Stanno istituendo una Fondazione-carrozzone che si appropria del teatro Maugeri, sottraendolo al patrimonio comunale e creando nuovi posti di sottogoverno, utili medaglie di latta in tempo di campagna elettorale permanente. Tanto fumo ma nulla che abbia a che fare con una vera politica culturale. Il Pd vigilerà in tutte le sedi opportune per evitare che l’operazione Fondazione Bellini serva a qualcuno per utilizzare a fini privatistici il patrimonio della città, tagliando fuori le associazioni culturali presenti sul territorio e magari alla fine vedendo il Maugeri pignorato dagli istituti di credito.

L’Altra citta’: E’ in atto una trasformazione della Sogip in società di multiservizi: alcuni, come l’ex sindaco Nino Garozzo hanno già avanzato perplessità sui fondi necessari a questa operazione. Altri come Antonio Tomarchio hanno lanciato l’allarme su una possibile privatizzazione di acqua e gas. Cosa ne pensa?

Raciti: Qualsiasi operazione di trasformazione dell’oggetto sociale di una municipalizzata come la Sogip deve tenere conto di tre fattori: 1) la qualità dei servizi erogati per contratto ai cittadini, 2) il costo di tali servizi, 3) la necessità di sottostare alle disposizioni sulla trasparenza previste dalla legge e al sistema di controlli sugli aspetti gestionali, organizzativi e sulla solidità economica delle partecipate. Mi sembra che nella discussione sulla Sogip non si sia considerato nessuno di questi tre fattori, col rischio concreto che a farne le spese sia soltanto la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

L’Altra citta’: Le Terme sono le grandi assenti nell’agenda politica cittadina. Perfino il Pd, che aveva portato avanti una battaglia per il loro rilancio, sembra essersene dimenticato. Si è persa la traccia di una privatizzazione. Da dove si riparte?

Raciti: Le Terme non sono affatto sparite dall’agenda del Pd. Il commissario sta facendo il possibile -per chi è semplicemente commissario-, ora sta al Governo regionale trovare una soluzione di rilancio per le terme di Acireale e Sciacca. C’è, forte, l’interessamento dell’assessore Li Calzi. Il parco archeologico è un risultato ottenuto dal Pd di Acireale che rivendichiamo con forza. Serve che Parco archeologico e Terme diventino parte del possibile rilancio della città, facendo leva sulla programmazione europea e sull’integrazione di Acireale in un’area, che va da Catania a Taormina, con grande potenziale infrastrutturale e turistico. Se si determinano condizioni nuove possono arrivare anche gli investimenti veri. Mi sembrano questioni che meriterebbero più attenzione di una pista ciclabile che si è rivelata una colata di vernice accanto ai marciapiedi.

L’Altra citta’: La realizzazione delle aree metropolitane sembra essersi fermata. Il consiglio comunale acese aveva scelto per la strada del Consorzio. Secondo Lei, si può e deve rimettere in discussione la scelta di quel consiglio comunale? Se sì, come va impostato il rapporto con Enzo Bianco per impedire che Acireale venga divorata da Catania?

Raciti: Per la nostra città la soluzione migliore mi sembra quella di stare dentro ad un’area metropolitana, quella di Catania, che potrebbe avere i confini della vecchia provincia. Anche perché le aree metropolitane saranno prioritarie nella prossima programmazione europea. Acireale tutelerà la propria identità se, oltre a mantenere la municipalità, sarà in grado di ricostruirla proprio partendo dal suo mare e dalle sue Terme, dal suo barocco e dal suo Carnevale. E’ già un fatto che parte larga della popolazione studi a lavori a Catania, e Catania ha anche un aeroporto fondamentale per lo sviluppo turistico della zona che conta quasi 7 milioni di passeggeri l’anno. Dobbiamo semplicemente scegliere di sfruttarlo a nostro favore aumentando l’attrattività economica della città.

L’Altra citta’: Qual è il Suo rapporto con il sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo? Le chiedo questo perché non l’ho vista citata in alcuni incontri istituzionali che avrebbero richiesto la presenza di una più ampia deputazione. Mi riferisco a quello con gli imprenditori della Perla Jonica, ad esempio. Quanto conta la presenza di Nicola D’Agostino in questa giunta? L’incapacità della giunta di andare oltre Nicola D’Agostino non mette a rischio la possibilità di un lavoro comune della deputazione sui fondi comunitari?”

Raciti: L’ho sentito solo una volta, per mettermi a disposizione per l’emergenza, quando ho chiesto a Crocetta di recarsi subito in città, perché ci sono cose di fronte alle quali non c’è colore politico. Detto questo vedo il tentativo di usare le altre cariche istituzionali della città per giocare allo scaricabarile sulle difficoltà del comune. Così miracolosamente i 350.000 euro della regione sulle spese di somma urgenza sono merito di Nicola D’Agostino mentre le somme non impegnate dal comune dei fondi Pac e riportate sotto la gestione del Governo nazionale sono colpa dei deputati nazionali. Questo è fare campagna elettorale, non governare con serietà. Per quanto mi riguarda sono e resto a disposizione della mia città da deputato e da segretario regionale del Partito democratico.

L’Altra citta’: Nicola D’Agostino guarda al Pd. Lei, segretario regionale di questo partito, accetterebbe l’ingresso del deputato regionale? E lo accetterebbe se quest’ingresso vedesse come mediatore Enzo Bianco?

Raciti: Non mi risulta alcuna richiesta di adesione al Pd. Se ci sarà si pronunceranno il Pd della provincia di Catania e il gruppo parlamentare all’ARS. Solo nessuno si illuda che il Pd della Sicilia possa essere il contenitore di chi alle politiche non sa più dove candidarsi, a furia di vedere ceto politico girare viene il mal di testa.

L’Altra citta’: La vittoria di Roberto Barbagallo è stata anche il frutto di una crisi nel centrosinistra acese, di una frattura tra il Pd e la sinistra. Rifarebbe lo stesso percorso che vi ha visti far parte di un’alleanza anomala con forze che nulla c’entrano con la sinistra? Non vede in quell’alleanza un errore, alla luce di quanto accade oggi anche in art 4, già in via di sfaldamento a livello regionale? Come riuscirà a ricucire la frattura con la sinistra che candidò Michele Alì? E con la parte progressista di Cambiamo Acireale?

Raciti: La vittoria di Barbagallo è frutto di un lavoro preparato negli anni, questo va riconosciuto. Abbiamo anche seriamente cercato il dialogo, prendendo una bella porta in faccia, nel tentativo di costruire un percorso più largo, ma la voglia di fare da soli in Cambiamo Acireale ha prevalso. Oggi in maggioranza siedono persone che come Ardita e Fichera hanno militato nel Pd e persone come Rosario Scalia e Giuseppe Ferlito che vengono da destra. Il Pd di Acireale ha messo in campo una persona seria e capace come Sebi Leonardi, cercando di coinvolgere le realtà che fanno parte della maggioranza regionale e che non si sono riconosciute nel progetto di Nicola D’Agostino. Un pezzo della sinistra di Acireale non ha accettato che queste altre forze, come Articolo 4, potessero partecipare. Non ne è venuto bene per nessuno, se non per Roberto Barbagallo. Il nostro compito oggi è essere un’opposizione utile alla città, e rafforzare il dialogo anche con quel pezzo di sinistra a partire dalle battaglie che storicamente ci accomunano. Quanto ai cosiddetti progressisti di Cambiamo Acireale e a quelli per cui D’Agostino è passato, senza vie di mezzo, dall’essere devastatore a salvatore della patria suggerirei maggiore equilibrio, tutto sommato volevano cambiare Acireale ma si stanno ritrovando ad agire come i loro vecchi nemici hanno fatto per un decennio, per di più in una posizione di sudditanza: un paio di postazioni assessoriali e qualche pacca sulla spalla. Tanto per le cose che contano ci sono il consulente e la burocrazia comunale. Posso solo fare loro i miei migliori auguri.

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Redazione

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