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Il missionario laico Biagio Conte ad Acireale: “Sono qui per gli ultimi”

Alcuni lo riconoscono e gli stringono la mano con rispetto; altri no, e – forse distolti dalla pesante croce di legno che porta a spalla – fischiano e gli ridono dietro. Biagio Conte, missionario laico palermitano e fondatore del centro Speranza e Carità, ha visitato oggi la città di Acireale. Sandali, saio di tela, occhi azzurri che sorridono imbarazzati di fronte alla richiesta di un’intervista. Il cronista de L’Urlo cerca subito di sollecitare un commento sullo scandalo romano legato ai funerali del boss Vittorio Casamonica. La risposta di Conte è spiazzante: “Non lo sapevo, non ho letto. Non sono tecnologico e porto la croce”.

Come mai ha deciso di fare tappa ad Acireale?

Volevo venire da tempo, perché da questa grande città sono partite varie testimonianze di fede, speranza e carità. Mi ricordo l’ex vescovo Pio Vigo. E poi il cardinale di Palermo Paolo Romeo che, devo dire, sta aiutando tanti poveri, gli immigrati, sta affrontando momenti duri perché le città sembrano non vedere le sofferenze ed i problemi. Per questo io ho scelto di vivere agli angoli delle strade, nelle stazioni, e proprio lì è nata la missione Speranza e Carità, alla stazione centrale di Palermo, dedicata ai senza tetto e agli abbandonati. Ma il lavoro svolto dai missionari o da strutture analoghe non è sufficiente: a mi avviso ci vuole un intervento più generale contro le povertà e l’esclusione. Ognuno deve fare la sua parte. Comunque, da cinque mesi, giro tutta la Sicilia.

Come viene accolto dalle popolazioni che visita?

C’è chi non ha capito. Uno che nel 2015 porta la croce viene visto come “strano”, mi domandano “da dove vieni”? Io rispondo che sono un siciliano, come loro. Lo stesso atteggiamento di diffidenza, sempre più spesso, viene riservato ai diversi, agli immigrati. Siamo tutti figli di Dio, non dobbiamo fare differenze, abbattiamo questi muri. Non sono muri veri, sono i muri dell’indifferenza, dell’ipocrisia, e il più delle volte sono molto più alti e duri.

Quali strutture ha visitato, ad Acireale?

Anche oggi io ho voluto dedicare una giornata a chi rimane solo, o a chi in quel momento ha bisogno di una visita. Sono stato all’Ospedale Santa Marta e Santa Venera, ed ho portato una parola di conforto agli ammalati; sono stato al carcere minorile e – pur non potendo pretendere di entrare, perché ci vuole il permesso formale – ho pregato all’esterno. Sono stato anche al cimitero, a pregare per i defunti. Per quelli che muoiono in questo paese, ma anche per quelli che muoiono in mare a largo delle coste catanesi. Io credo che dobbiamo essere costruttori: dobbiamo edificare, non distruggere. Il giudizio (si riferisce alle polemiche sullo sbarco di migranti) non aiuta la società: il giudizio demolisce. Fosse per questo, io non dovrei nemmeno avvicinare i senza tetto o i barboni, perché sono sporchi. Perché giudichiamo? Ma il Signore dice una bella frase: “Non sono venuto per i sani, sono venuto per i malati”.

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