fbpx
CronacheNewsReportage

Il mio viaggio nelle cartiere della morte (a Fiumefreddo di Sicilia)

Come annunciato nel mio precedente articolo, in questi giorni mi sono recato a Fiumefreddo di Sicilia: lo scopo della mia visita era di toccare con mano, attraverso un sopralluogo nei siti “incriminati”, lo stato di degrado e inquinamento ambientale delle due ex cartiere Keyes e Siace. Ho incontrato inoltre alcuni ex lavoratori delle due cartiere e alcuni figli di lavoratori deceduti in questi anni dopo essersi ammalati di tumore.

Dentro la Keyes, a pochi metri dalla spiaggia

Nei vecchi uffici della Keyes

Andiamo per ordine. Sono circa le 10.30 di lunedì 12 ottobre e percorro la strada che costeggia le due ex cartiere: da un lato abbiamo la bellissima spiaggia di Marina di Cottone, dall’altro gli enormi capannoni dei due stabilimenti abbandonati, attaccati l’uno all’altro e divisi solo da un muro di cinta, anche questo ormai in più parti caduto a pezzi.

siacemuri

pezzi

Già da fuori lo spettacolo è spettrale, il contrasto tra natura e i due mostri è inconcepibile,  la superficie occupata dai capannoni e dell’aria adiacente è di circa 5 ettari per Keyes e di ben 45 ettari per Siace. Fuori dai cancelli campeggiano dei cartelli con la scritta “area soggetta a bonifica vietato entrare”. Qua e la, lungo le recinzione del prospetto stradale, ci sono degli squarci.

vietato

Armato di macchina fotografica mi introduco e comincio a documentare quello che ho cercato di descrivere nei giorni scorsi. Lascio che a parlare siano più che le mie parole le immagini che si sono presentate davanti ai miei occhi e a quello dell’obiettivo della mia macchina fotografica. Mi limito solo descrivervi le mie sensazioni di sconcerto nel constatare che in questo caso la realtà supera la fantasia, l’immaginazione su come ti aspetteresti di trovare un posto estremamente sinistro.

Cumuli di amianto presenti all'interno degli stabilimenti

Forse la scena che di più mi ha colpito, è quella dei tre silos arrugginiti e fatiscenti abbandonati dentro la Keyes, i tanti fusti che contenevano o che ancora contengono sostanze chimiche di dubbia composizione e che giacciono abbandonati nel ventre delle due fabbriche, mentre le macerie di cemento e amianto sono sparse in tutta la superficie industriale, senza tralasciare il fatto che, stando alle indagini della Magistratura, nei due siti sarebbero interrati, oltre due mila tonnellate di amianto, e stando invece alle testimonianze degli ex lavoratori, durante i lunghi anni di attività nel sottosuolo sono stati nascosti e sepolti rifiuti di ogni tipo che anziché essere smaltiti secondo legge, venivano interrati nel terreno circostante.

I silos

Nel primo pomeriggio, alle 15.30, ho il mio primo incontro con un ex lavoratore Siace: apprendo che il comune di Fiumefreddo sta per acquisire l’area della Keyes. Questa operazione si renderebbe possibile, grazie al fatto che la curatela fallimentare in questi lunghi anni non ha pagato le imposte comunali, ragion per cui, il comune vanta un credito tale, che gli consentirà con una cifra simbolica di acquistare l’ex cartiera.

Comprendo, a questo punto, la ragione di una certa reticenza da parte dei miei due primi interlocutori che minimizzano l’impatto dei due siti, forse per timore che possa saltare l’operazione di acquisto da parte del comune. Anche io sarei favorevole ad una acquisizione da parte del comune, purché questo possa nei fatti comportare, finalmente, una fase vera e attenta di bonifica e di recupero dei luoghi, che necessariamente non può riguardare solo la Keyes, ma anche la Siace, che come detto più volte, non solo è attaccata alla prima, ma ricopre addirittura una superficie molto più grande.

capannone

Più tardi, alle 16.30, incontro il figlio di un lavoratore morto per un tumore al cervello e un ex lavoratore della Keyes. Il primo – si chiama Francesco – mi racconta di suo padre che, operaio nella linea di produzione, nei lunghi anni di attività è stato esposto al contatto di sostanze chimiche,utilizzate nella cartiera, in particolare coloranti chimici e collanti vari. I dottori che hanno tentato invano di curare suo padre hanno sin da subito ammesso, che esiste una correlazione tra il tipo di tumore diagnosticato e le sostanze che il padre di Francesco utilizzava.

Purtroppo, come spesso accade in questi casi, non si può provare, o meglio, non si può accertare il fatto che la malattia sia sopraggiunta per l’esposizione e il contatto con le sostanze chimiche. Ma dal racconto invece dell’ex lavoratore, arriva invece una notizia che ritengo estremamente importante, per quanto possa essere nel contempo agghiacciante: dei sei lavoratori adibiti alla caldaia della fabbrica, per esempio, non ne è rimasto nessuno in vita: tutti morti di tumore.L’obiettivo, anche per le persone che ho ascoltato nel corso di questa mia visita è solo uno: quello di una bonifica definitiva di Siace e Keyes: il prezzo di vite umane pagato sino ad oggi è già troppo alto.

Pubblicato su violapost

Mostra di più

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker