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Il giorno delle sentenza per Sebastiano Scuto? Stamane si saprà se ci sarà il verdetto

scutoSentenza oggi? L’ipotesi al processo contro l’ ”ex re dei supermercati”Sebastiano Scuto e alla sua storia di liasion con la mafia, in particolare con il clan dei Laudani, non è da scartare: oggi, in tarda mattinata, si capirà se la Corte d’Appello di Catania (Presidente Dorotea Quartararo, a latere Maggiore e Pulvirenti) vorrà arrivare al verdetto.

Stamane, l’udienza prevede le repliche dell’Accusa, con il sostituto procuratore Gaetano Siscaro e poi quelle della Difesa, con i prof. Giovanni Grasso e Guido Ziccone. Poi, cosa potrebbe accadere? Che i giudici emettano un’ordinanza in tema, in particolare, di esame del collaboratore di giustizia Francesco Franzese, oppure che si vada a sentenza. Il “pentito” dovrebbe –in riferimento ai contestati “collegamenti palermitani” di Scuto- essere sentito , in linea con quanto prevede la normativa europea, ricordata dalla sentenza di Cassazione del giugno dello scorso anno, che ha parzialmente annullato la sentenza della Corte d’Appello di Catania del 18 aprile del 2013 (rispetto alla quale ha annullato i “collegamenti palermitani”).

Lo scorso 18 giugno, il sostituto procuratore generale Gaetano Siscaro ha chiesto la confisca di quasi tutta la fortuna miliardaria di Scuto(esclusi una ventina di immobili) fra società e appunto immobili. Una fortuna sulla cui quantificazione in valore non c’è un dato preciso.

La Pubblica Accusa ha anche chiesto per l’imprenditore 12 anni di reclusione, la non concessione delle attenuanti generiche e la dichiarazione di permanenza del reato fino al 2010.

La lunga e travagliata vicenda giudiziaria dell’imprenditore, intrecciata, secondo l’accusa, con la mafia, da San Giovanni La Punta (la Cassazione ha già sancito che per quanto riguarda l’area catanese e il rapporto con il clan Laudani, alleati di Santapaola, Scuto è un mafioso) fino all’ipotizzata espansione nel palermitano, è alle battute finali.
Scuto, che ha sempre respinto le accuse che gli sono piovute addosso, sostenendo di essere piuttosto una vittima della mafia e di avere costruito in modo pulito il suo impero commerciale, si è difeso, con il suo legale, avv. Grasso, anche in sede di misure di prevenzione, lo scorso 14 settembre: se ne riparlerà per questo il 14 ottobre prossimo.
I due procedimenti sono strettamente legati: cosa accadrà stamattina, ve lo diremo in diretta.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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