fbpx
GiudiziariaNews

Il “giallo” del processo… dagli incartamenti illegibili

Cronache di giustizia sotto il vulcano, dove ne succedono di tutti i colori.

Talora, nascono sorta di “gialli” che magari…si risolvono.

Come nel caso del processo cosiddetto “Ofelia”, in corso davanti alla seconda sezione penale del Tribunale (Presidente Ignazia Barbarino, a latere Camilleri e Principato), che ipotizza una gestione abusiva di rifiuti, un presunto sistema che si sarebbe sviluppato tra due impianti per il trattamento dei rifiuti situati a Santa Venerina e una presunta discarica abusiva nei pressi di Ramacca dove la spazzatura sarebbe stata illecitamente smaltita.

Cos’era accaduto? Era emerso, in un primo tempo, che alcuni dei fascicoli sequestrati, durante le indagini, sembravano non trovarsi o risultavano deperiti.

Di qui, da parte della Difesa degli imputati (imprenditori e funzionari pubblici), la richiesta di una risposta. Altrimenti come avrebbero potuto organizzare la stessa? A maggior ragione che-secondo la difesa- i documenti dimostrerebbero la regolarità dell’operato dei loro assistiti.

Secondo quanto ricostruito in aula dai legali, in seguito alla copiosa documentazione sequestrata dalle Fiamme Gialle, gli atti sarebbero stati conservati in un luogo non idoneo che ne avrebbe compromesso l’esistenza. Inoltre, ci sarebbe stata la mancata identificazione specifica della documentazione andata a male.

E com’ è finita? Niente documenti “ammuffiti”. I faldoni del processo sono asciutti e puliti: così ha risposto la Procura della Repubblica.

Il Pm Giovannella Scaminaci ha spiegato ai giudici che “gli atti ci sono, sistemati semplicemente dove dovevano stare”.

La Procura della Repubblica, quindi, ha smentito il “giallo”: c’erano semplicemente delle difficoltà nella consultazione del Tiap, l’applicativo informatico sviluppato dal ministero della Giustizia per la gestione e la consultazione dei fascicoli classificati per tipologia e cronologia.

Il processo, lentamente, va avanti: sperando, visti i tempi della giustizia italiana, che non “ingiallisca”.

Tags
Mostra di più

Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker