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Il Flauto magico al Bellini e i suoi misteri

Pioggia di applausi dopo la siccità

Che il Flauto magico di Wolfgang Amadeus Mozart sia la rappresentazione di una iniziazione massonica è fatto risaputo e questa messa in scena al Bellini è stata rappresentata con tutti i particolari. Di solito infatti si preferisce un linguaggio scenico più allusivo, simbolico.

La regia

Accurata e precisa, la regia di Pierluigi Pizzi non ha lasciato nulla all’immaginazione. Anzi nei minimi dettagli, lascia il sospetto che alcuni elementi risultino troppo oscuri per la maggior parte del pubblico. Ma alla fine non è questo il fascino dell’esoterismo? In ogni caso è una regia sobria e densa di significato. Interessante l’idea di far partire la storia e farla ruotare attorno ad una biblioteca. Simbolo di ricerca dell’uomo, di sapienza, è il punto di inizio del percorso verso la verità, l’amore e l’armonia. Vista la chiave di lettura che Pizzi da alla conclusione di questo Flauto magico, in cui tutti i personaggi della vicenda si materializzano dal libro che Tamino porta con sè, la biblioteca potrebbe avere il doppio significato di rappresentare tutti gli iniziati prima di lui.

Innovazioni, incongruenze?

Qualcuno ha potuto storcere il naso su alcuni particolari, forse eccentrici. Come i tre fanciulli in scena in tuta grigia da palestra. Non ci trovo nulla di disdicevole, anzi. In una ambientazione vagamente anni cinquanta la semplicità, come detto molte vole, è preferibile a costumi pretenziosi da quattro soldi. Da sottolineare in più che le voci delle giovanissime Giulia Leone, Gabriella Torre e Giuliana Ciancio erano perfettamente armonizzate, impeccabili. L’immagine che Tamino teneva in mano era su uno telefono cellulare? Un cellulare bianco sarebbe stato forse più in linea con la scala cromatica della scena. A meno che il giallo non si riferisse al percorso esoterico che tramite quel ritratto l’avrebbe portato al tempio del sole e della sapienza. Insomma, quando le intuizioni hanno una logica ben vengano.

Personaggi e interpreti

Un buon cast ha caratterizzato questo Flauto Magico. Forse da alcuni ci si sarebbe aspettati una voce più prorompente, incisiva. Tamino e Pamina, rispettivamente Giovanni Sala e Elena Galitskaya, privi di inutili slanci eroici. Le loro voci fresche, passionali ma senza eccessi hanno reso i personaggi credibili e coinvolgenti. Brillante l’interpretazione di Andrea Concetti. Il suo Papageno, dalla voce sempre ben bilanciata, è stato brioso e intenso come doveva. Bravo.

Non ha deluso affatto l’interpretazione della Regina della Notte. Ruolo difficile quello che ha sostenuto da Eleonora Bellocci, lo sappiamo. Vocalmente in grado di sostenerlo con ottimi risultati. Forse qualcuno avrebbe preferito per abitudine, maggiore intensità espressiva, ma la Koningin der nacht non è Donna Anna. Mozart ha reso nelle note, perfettamente eseguite dalla Bellocci, tutta la complessità del personaggio. Una profondità maggiore forse ci si sarebbe aspettati da Karl Hulm per Sarastro. Sempre misurato e composto forse ha voluto modulare la voce per rendere meglio l’aura di serenità e pacatezza voluta dal libretto? In ogni caso un buon Sarastro. Buone le prove di Oliver Pürckhauer Riccardo Palazzo. Audaci le tre dame Pilar Tejero, Katarzyna Medlarska, Veta Pilipenko. 

In generale

Il Flauto Magico proposto dal Bellini è uno spettacolo assolutamente godibile, bello, che vale la pena di vedere se si ha la possibilità di farlo. Ottima regia, buon cast affiatato e in generale tutte belle voci. La musica di Mozart fa il resto. Mi sarebbe piaciuto vederlo suonare il flauto ogni tanto, anche per sbaglio, non per vizio di maniera, tutt’altro; piuttosto perchè è quello che il protagonista dovrebbe fare. A parte questo dettaglio bisognerebbe essere dotati di un cinismo tale da rasentare la cattiveria per dirne male o trovare qualche lampante difetto non giustificato. Consiglio sempre di andare a teatro, lo considero un dovere civico, sociale, morale. In questo caso è anche un piacere, un modo utile e fruttuoso per passare una bella serata in uno dei luoghi più belli della nostra città.

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Alfredo Polizzano

Siciliano di nascita in un tempo indefinito, libraio eclettico ha fatto della curiosità la sua ragione di vita e della bellezza la sua guida. Due grandi passioni professionali, i libri e il teatro, in cui la vita è l'eterno presente di un tempo che non è mai stato ma che sarà per sempre.

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