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Il disastro dell’Airbus A320 e la necessità di un coordinamento europeo dei Servizi di Sicurezza

A oltre 36 ore dal disastro aereo sono ancora tante le domande irrisolte su quanto è avvenuto all’Airbus A320 Germanwings decollato da Barcellona con destinazione Dusseldorf e precipitato nei pressi di Barcelonnette. Molte le ipotesi e i punti oscuri. Leggiamo al riguardo la ricostruzione di Bruno Calabrese psicologo clinico, criminologo, esperto in scienze forensi.

“Disastro Airbus A320 della GermanWings. Necessità di un coordinamento europeo dei Servizi di Sicurezza”

Dalle indiscrezioni che filtrano dal Bureau d’Enquêtes et d’Analyses (BEA) pour la Sécurité de l’Aviation civile, pubblicate dal New York Times, emerge che l’aereo ha avuto una tenuta di volo, anche se con progressivo inspiegabile abbassamento di quota sull’aereovia assegnata, fino all’impatto. Inoltre, dalla prima scatola nera ritrovata (quella che registra tutto ciò che succede in cabina), è stato estratto l’audio che contiene voci e rumori nella cabina di pilotaggio e sono emersi i primi dati su cui lavorare per suffragare le prime ipotesi riguardo alle cause del disastro.

Dalle registrazioni audio sono evidenti, dapprima una conversazione pacata tra i due piloti, e poi, dopo che uno dei due è uscito dalla cabina, richiami sempre più concitati nel tentativo disperato di farsi aprire la porta della cabina e di abbatterla, inutilmente, fino all’impatto. Nonostante, il secondo pilota, chiami il collega chiedendogli di aprire la porta chiusa in maniera sempre più concitata, non vi è mai stata nessuna risposta da parte dell’altro rimasto in cabina.

Tra le ipotesi del disastro è esclusa la possibilità che l’aereo sia esploso in volo, anche per l’assetto mantenuto fino all’impatto durante tutta la rapida discesa. Qualsiasi ipotesi, quindi, si deve concentrare sul fattore umano ovvero sull’errore umano che ha determinato che un pilota rimanesse da solo in cabina e che non aprisse la porta all’altro, gestendo attivamente la discesa (non essendo innestato il pilota automatico per la tenuta della quota assegnata sull’aereovia) fino all’impatto. Per quanto l’incidente viene descritto ancora come “inspiegabile” dai portavoce governativi francese e tedesco, e al di là delle effettive cause che l’hanno determinato, il disastro mette in evidenza un dato di fatto che è di una gravità inaudita. Nonostante siano passati più di 14 anni dagli attentati dell’11/9/2001, i Servizi di Sicurezza europei hanno un grave ritardo nella prevenzione della possibilità che un pilota possa autonomamente impossessarsi del comando di un aeromobile e gestire la rotta e quota a proprio piacimento, escludendone qualsiasi possibilità di intervento esterno (compreso l’abbattimento).

E’ evidente che non esistendo una Sede Centrale a livello europeo, è difficile realizzare un coordinamento dei Servizi di Sicurezza, soprattutto nella politica e strategia di intervento preventivo di simili disastri. I Servizi di Sicurezza europei hanno tenuto sottodimensionato la possibilità che un pilota possa, per motivi religiosi o personali, avere una condotta autonoma mirante alla distruzione dell’aeromobile per scopi terroristici e/o suicidari. Tale atteggiamento negligente dei Servizi di tutta Europa, si evidenzia nel fatto che i piloti d’aereo non sono sottoposti a particolare sorveglianza, ad analisi della vita privata e personale, ad esami specifici sulla loro effettiva condizione di salute mentale. In altri termini, i Servizi non hanno un fascicolo aperto sui piloti di aeromobili, in modo da avere costantemente sotto controllo eventuali disfunzioni ed anomalie della loro vita privata che possano prevenire eventuali fenomeni terroristici e/o suicidari.

E’ ovvio che la necessaria tutela della privacy dei singoli piloti, è una scusa che mal cela la grave responsabilità dei Servizi di Sicurezza di non avere acquisito informazioni esaustive sui piloti stessi (in particolare su quelli coinvolti in questo recente disastro) che il comune buon senso avrebbe potuto suggerire. Tutto ciò mette sotto scacco l’attività di fior fiori di professionisti e strateghi addetti alla prevenzione del terrorismo, attività che ha più ombre che meriti.

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Bruno Calabrese

Psicologo clinico, Psicodiagnosta, Criminologo Esperto nella Valutazione Psicologica Perito, Consulente Tecnico Civile e Penale in Psicologia Forense già Giudice Onorario presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma e presso il Tribunale per i Minorenni di Roma

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