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Il consigliere Messina davanti al Gup. L’ex Rettore Recca davanti ai giudici

Procedimento Manlio Messina è stato rinviato al 23 marzo per difetto di notifica.

Durante l’udienza per il mailgate, è stato sentito un teste, un tecnico dell’università che ha parlato delle difficoltà di configurazione delle mail. Prossima udienza il 16 marzo.

Nell’ultima udienza del novembre scorso, è arrivato un rinvio per difetto di notifica: stamane torna in aula l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio, avanzata dalla Procura della Repubblica di Catania, del consigliere comunale di “Area Popolare” Manlio Messina. L’accusa è di truffa aggravata: attraverso la simulazione del rapporto di lavoro ottenuta con il concorso dei due titolari dell’azienda, anche loro indagati, avrebbe ottenuto indebiti rimborsi dal Comune, per circa 30 mila euro (vedi link).
I fatti contestati risalgono al biennio 2011-2012.
Messina si è sempre detto “in grado di dimostrare realmente l’attività svolta e la correttezza delle procedure avviate dall’azienda per l’erogazione dei rimborsi da parte del Comune di Catania” che, ha precisato, “sono stati richiesti solamente per 14 mesi, a fronte dei complessivi tre anni in cui ho prestato la mia attività lavorativa” e che “sono rimborsi richiesti ed erogati nella sussistenza dei presupposti di legge”.

Altro procedimento. Stamane, è prevista una nuova udienza per il processo, davanti ai giudici della seconda sezione del Tribunale di Catania (Presidente Ignazia Barbarino, a latere Camilleri e Montuori, Pm Raffaella Vinciguerra) all’ex Rettore Antonino Recca e a due dipendenti dell’Università Antonio Di Maria ed Enrico Commis: al centro il caso delle mail elettorali spedite nel 2012 a studenti e docenti dell’Ateneo. L’accusa è di rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio. L’Università si è costituita parte civile.

Già archiviato invece il coinvolgimento di Maria Elena Grassi, la candidata regionale (poi ritiratasi) Udc a sostegno della quale erano state inviate le email di propaganda e del figlio Daniele Di Maria.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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