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Il Comune di Catania impugna sentenza pro giornalista Pavano

Catania – Il comune di Catania ha proposto appello contro la sentenza del Tribunale del lavoro che, il mese scorso, ha dato ragione alla giornalista professionista Francesca Pavano in tema di riconoscimento del contratto collettivo nazionale della categoria.(v.link) L’impugnativa in questi casi non rappresenta un uso consolidato da parte dell’amministrazione comunale, ma ugualmente è stata attivata. Le prospettive ora, visto i tempi “normali” della giustizia italiana, sono di un iter che dovrebbe durare altri due o tre anni almeno.

Ricordiamo che il giudice del lavoro di Catania Antonella Resta aveva dato ragione alla giornalista professionista Francesca Pavano nella causa che la vede contrapposta al comune di Catania. Il giudice, in accoglimento del ricorso dichiara, previa disapplicazione del provvedimento di sospensione emesso dal Comune di Catania in data 18.12.2009, il diritto di Pavano Francesca al ripristino del trattamento economico e previdenziale corrispondente all’inquadramento quale capo redattore di cui al Contratto collettivo Nazionale FNSI-FIEG e per l’effetto condanna il Comune di Catania al pagamento delle differenze retributive dovute alla ricorrente fin dall’epoca della sospensione, oltre agli interessi legali, sulla corte capitale dal dovuto al saldo… Non solo condanna altresì il comune resistente alla rifusione in favore di controparte delle spese processuali, che liquida secondo i parametri di cui al DM 55/2014 in complessive Euro 4.050, 00, oltre rimborso forfetario spese generali in ragione del 15%, Iva e Cpa come per legge”.

Insomma, vittoria su tutto il fronte. Tradotto: sei anni e mezzo di arretrati, per una cifra di non meno di 200 mila euro da dividersi tra le spettanze ed i contributi mai versati.

Cosa era accaduto? Francesca Pavano, dipendente del comune sin dal 1995 destinata all’ufficio stampa dell’ente con mansioni di coordinamento dell’ufficio e attribuzione della qualifica di “Redattore Capo”, aveva impugnato il provvedimento dirigenziale emesso il 18.12.2009 dalla Direzione delle Risorse umane del Comune. Cosa prevedeva? Pur mantendosi di fatto il suo profilo professionale, era stata disposta la sospensione cautelativa dell’applicazione nei suoi confronti del contratto nazionale di lavoro giornalistico e del relativo trattamento giuridico economico già riconosciutole fin dal 9 giugno 2003 a seguito di accordo di conciliazione sottoscritto tra le parti ed attuato con provvedimento dirigenziale.

Al centro della causa, in particolare quanto seguito in termini di normativa e di accordi dopo una sentenza della Corte Costituzionale con cui era stata dichiarata l’illegittimità dell’applicazione del contratto collettivo nazionale ai dipendenti degli enti locali addetti agli uffici stampa.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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