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Giudiziaria

Il comitato degli avvocati per il si scrive a Mattarella

Un vero e proprio appello quello rivolto dal comitato degli avvocati per il sì al Presidente Mattarella. In una lunga lettera, gli avvocati segnalano la condotta del  Presidente del Consiglio, che più di una volta, spiegano, ha indicato come superfluo il referendum sulle trivelle del 17 aprile. Un comportamento, continuano, non consono al ruolo che ha e soprattutto non corretto.

“Ci rivolgiamo a Lei, non solo quale Presidente della Repubblica, ma anche come giurista e soprattutto Garante della Nostra Costituzione.
Noi non possiamo definirci Giuristi, almeno con la G maiuscola, siamo degli Avvocati.
Ci rivogliamo a Lei, Signor Presidente, al massimo garante della Costituzione quali avvocati del comitato per il si al referendum del 17 aprile per segnarLe la condotta del Presidente del Consiglio del Ministri Matteo Renzi.
In questi giorni il Ministero degli interni sta richiamando l’attenzione delle Amministrazioni Pubbliche di quelle che sono le modalità di voto delle scadenze della propaganda elettorale e quant’altro.
Tra queste con la circolare 5/2016 del 26 febbraio 2016, il ministero ricorda il disposto dell’art. 9 comma 1 legge 22 febbraio 2000 n.28.
Che come è noto dispone il divieto di comunicazione delle pubbliche amministrazioni tranne se fatte come privati cittadini .
Orbene da operatori del diritto, quali noi siamo, senza entrare nel merito dell’opportunità di ricordare ad una pubblica amministrazione quanto da questa già saputo, non possiamo non rappresentare alla S.V. la condotta del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.
E’ di peculiare evidenza che la Presidenza del Consiglio è il vertice delle amministrazioni pubbliche, ha per lo più funzioni politiche esecutive, ma è e comunque rimane anche una amministrazione pubblica, dove, aggiungiamo, la carica istituzionale è assolutamente inscindibile, dalla condizione di privato cittadino.
Orbene in più occasioni il Presidente del Consiglio ha definito pubblicamente uno spreco questo referendum, invitando i cittadini italiani all’ astensione.
Senza voler entrare, men che mai coinvolgere Lei, Signor Presidente, in un dibattito politico, non possiamo esimerci dal compiere alcune riflessioni.
Definire uno spreco una consultazione democratica, prevista dalla quella Costituzione di cui Lei è garante, è un concetto assolutamente ingeneroso sempre, a maggior ragione avuto riguardo alla circostanza che questo referendum è stato promosso su richiesta di 10 regioni italiane.
Inoltre, il referendum è uno dei pochi strumenti di democrazia ddi democrazia diretta previsti nel nostro ordinamento che consente in prima persona ai cittadini di prendere una decisione su questioni di fondamentale interesse per la loro vita. Invitare i cittadini a disertare il referendum è un evidente segno di sfiducia nei cittadini, che nel nostro ordinamento, sono i mandanti di quel legislatore dal quale il governo ottiene la propria fiducia ed un pericoloso invito al disinteresse per la cosa pubblica
Ma ciò che più rileva e per questo ci rivolgiamo a Lei, è che la condotta del Presidente del Consiglio dei Ministri, carica come detto inscidibile dall’essere un privato cittadino, il suo invito all’astensione si pone in contrasto con quella stessa normativa che in queste settimane questo Esecutivo, sta ricordando a tutte le amministrazioni pubbliche.
Con ossequio e grati per l’attenzione

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Redazione

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