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Il Capovara, protetto dalla Chiesa, non rappresenta più il popolo se stacca il cordone

Al di là del merito della decisione presa da Claudio Consoli sulla salita di San Giuliano vi è da rilevare che, se il capovara è costretto a staccare il cordone di Sant’Agata dalla Vara, allora questi non rappresenta più il popolo e i devoti.

In una festa come quella di Sant’Agata in cui è enorme la partecipazione popolare, tanto da da essere la terza festa al mondo, si rivela fondamentale che la figura carismatica del capo del fercolo riceva il consenso tutto del popolo. Il suo mandato si deve fondare non solo sulle competenze tecniche delle manovre ma anche sull’appoggio popolare.

Quando il capovara non è condiviso gli scontri possono essere continui e l’ordine pubblico è messo a repentaglio costantemente.

Questi giorni di processione sono stati piuttosto una Via Crucis di passione costellata di scontri tra il Maestro del Fercolo e i devoti al cordone. Ad esempio, è interessante il racconto di un lettore sulla pagina facebook dell’Urlo.

“Mentre pioveva, durante la processione del 4 febbraio, i devoti hanno tirato il cordone in senso opposto per dichiararsi contrari alla decisione di Consoli di proseguire la processione”.

Una tale circostanza è molto grave ed è termometro degli stati d’animo della folla che, in moltitudine così vasta, deve procedere il più possibile in armonia.

Claudio Consoli risulta al massimo capovara per i suoi 12 responsabili e collaboratori. Anche se da sotto il fercolo ci fanno sapere di scontri tra lo stesso Consoli e i suoi responsabili alle Maniglie.

Il capo del fercolo oggi rifiuta di fare la salita di San Giuliano forse nella disperata ricerca di notorietà. Quest’anno il suo mandato è in scadenza è lui ha bisogno di passare per eroe al fine di essere rinnovato.

Il maestro del Fercolo rifiuta di fare la salita di SanGiuliano ma ieri ha corso durante la salita dei Capuccini. È stato proprio allora che si è registrato lo scontro con le sue maniglie.

Claudio Consoli ancora e ancora rappresenta la sola posizione della Chiesa. Intimo del parroco della Cattedrale di Catania Monsignore Barbaro Scionti è protetto solo dalla Curia.

 

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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