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Il bruciacadaveri: la genesi della profezia apocalittica in Ladislav Fuks

Il praghese Ladislav Fuks, tradotto nuovamente in Italia, stavolta da Alessandro De Vito, per Miraggi, svela le oscurità contemporane.

Si parta dall’assunto che l’edizione inserita nella collana “NovaVlna”, del marzo del 2019, proposta dalla torinese Miraggi Edizioni, de Il bruciacadaveri di Ladislav Fuks, tradotta da Alessandro De Vito, è il miglior prodotto creato per indurre alla lettura di questo (e d’altri) capolavoro, che vide luce nel 1967 in quella ch’era la Cecoslovacchia. Per connotazione storica e per riferimento psico-sociale e sociologico, l’opera di maggior rilievo di Fuks, è una spietata quanto attenta profezia a ciò che ancor oggi nulla è cambiato. Attenzione: non nella accezione politichese!

La mafia al cospetto è roba da dilettanti, e quel “oggi nulla è cambiato”, fa rabbrividire solo a incrociare gentuccola (che usa dire “mezzucci”) per strada, mentre scrivono delle loro rubriche nei giornali, che si ergono a maestri accusatori, di sciacallaggio, di sviolinate e leccate di culo. Di insulti a chi vota a destra o a chi si dichiara fascista e nazista, frattanto loro oscillano e leccano il deretano di chi li proietta a campare, e così come in un titolo di un film pornografico, un cult anni ’80: “Davanti, di dietro, di sopra, di sotto”, si vendono al mercato dell’orrore, e loro non sono di destra, né totalitaristi di sinistra, sono peggio di ciò che leggiamo con Fuks, che con gentil penna e grandi doti, ci ha trasmesso, partendo dal più grande disastro messo in piedi dall’uomo: il nazismo. 

Bruciacadaveri, il messaggio

Bruciacadaveri cover Miraggi
Bruciacadaveri cover Miraggi

Il messaggio che risplende ne Il bruciacadaveri, è chiaro, diretto, affermato e consacrato. Chi si sottomette e ha multiple personalità (ma con coscienza), non è un malato, non è un multipolare, non ha bisogno di cure, è una persona malvagia. Aggredisce con la parola, così come il terrore che leggiamo nel romanzo di Fuks, aggredisce per elaborazione e manipolazione, pianificazione e uccisione, per poi mostrare il fittizio perbenismo al mondo. Dare il culo e accusare che altri lo “lecchino il culo”, a chi di con loro fanno pippate e teatrini.

Gentaglia che merita lo stesso trattamento dai bruciacadaveri

Gentaglia, che a disturbar in un bar di passaggio autostradale, dove si forniscono di merda da sniffare alla stregua dell’Ordine Nuovo, non avranno più rivalsa della loro malvagità. Il caso che non esiste (ecco perché lo si appella, per provocarlo, “sua maestà”), piomberà addosso le loro invettive, inezie, violenze e cattiverie. È tutto questo Il bruciacadaveri, la conferma che il mondo cambia, e in quel cambiamento chi condanna e uccide l’altro con la semplice lingua, lo fa per attirare a se balordie di eroismi e coglionate; post intellettualismi a limar il culo della destra e della sinistra per poi, riflettere nell’altro lo schifo che si è e che si fa.

Necessità di enzimi di merda

La razza pura, come potrebbe mai essere per l’esteta della nobiltà sospetta, anarco-proletaria? Come si può ripulire la razza sparando a zero, servo non di un ideale, ma di dottrina della quale senti parlare e ne parli male e poi ti ci avvicini, ipotizzando la separazione? Cosa leggo negli occhi del re leone (di sto cazzo) se non un colpo su, un altro giù, ancora a destra e poi a sinistra, se non la necessità coprofagica di nutrirsi di quel politico là, di quello quà, di quello così e di quell’altro colì, tanto poi da scaricare la frustrazione e indicare nell’altro i tuoi atteggiamenti? Ecco che questo super-affogamento di tensioni, nella normalità del signor Kopfrkingl, lo trasforma nell’essere più abietto, il quale odore di merda di vacca lo si sente da un miglio, lo trasforma nel piromane della carne, perché deve zittire tutti. Perché tutti non devono sapere.

 

Fuks e la lezione ai contemporanei

Ladislav Fuks
Ladislav Fuks

Genio assoluto il ceco Fuks, paga il dazio di dover condividere il firmamento con autori tradotti, come lui, in tutto il mondo, autori insomma o bruciacadaveri dell’immagine della parola, dello storpiare una parola e non farne studio, dei quali meriteremmo la purezza della razza, schiacciandoli sul marciapiede come si fa con le formiche, perché nemmeno le vedi. Noi, comuni leccaculo, ne guadagneremmo in tranquillità. Loro i magnati del nuovo ordine dello scribacchiare di feccia e di proporsi a tutti i costi come ignoranti di tesi nuove, ma eccelsi figliol comunicanti con Dio, inculati da barbuti poeti, ecco loro, sono i continuatori del massacro, dell’odio, mascherati dal bigottismo che Karel Kopfrkingl manifestava a casa e in pubblico, pur di farsi trombare dal regime. Il regime, che diede nulla, se non il continuum attuale delle maschere che indossiamo quotidianamente.

Nessuna paura dei contemporanei bruciacadaveri

In quei volti della salute, in quella fogna che dispiega il loro arcivescovado, in quel fetore di merda di divisa di Stato, in quel tutto, sta un bruciacadaveri. Bruciano dentro lor medesimi e il male esce a devastare il mondo? No!

Nota non da poco

Miraggi Edizioni, rappresentata dal buon Fabio Mendolicchio, editore e maestro di cucina, ha inferto il colpo definitivo nell’ufficializzare Il bruciacadaveri come il miglior tra i romanzi di Fuks, grazie anche ad una postfazione curata da Alessandro Catalano. Cosa, non da poco.

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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