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Il Banacher nel ’78. Discoteche chiuse in un mondo di contraddizioni

Il calendario del Banacher nel 1978

Era un fantastico 1978 a Catania, anni d’oro per la città ai piedi dell’Etna. Il quotidiano cittadino La Sicilia dedicava un paginone all’allora Gammon, si chiamava così il Banacher a quei tempi. Erano in arrivo grandi personaggi dello spettacolo: Grace Jones, Mia Martini, Amanda Lear, Ilona Staller, Marisa Sacchetto.

Furono questi anni a fare di Catania la Milano del Sud. Immaginate Cicciolina che solcava con passi seducenti la pista dell’allora Banacher mentre una pantera Grace Jones esplodeva in quello stesso night del profondo sud.

Oggi le discoteche chiudono e il Banacher questo periodo nero lo ha pagato più degli altri: una sorta di capro espiatorio della categoria. Alla fine, se vogliamo tirare le somme le cose sono andate più o meno così, mentre c’erano locali che superavano – e di molto – la soglia della capienza consentita al tempo del Covid-19 il Banacher si auto segnalava alle forze dell’ordine.

Un sabato di luglio il gestore del locale Enzo Aronica si trovava costretto a chiamare i carabinieri. «All’interno del parcheggio erano presenti troppe persone» racconta Aronica. Il Banacher è stato chiuso per 5 giorni e ha ricevuto una sanzione per 400 euro. La sua capienza nel passato era di 5.000 persone. Il gestore del locale – con il moltiplicarsi delle discoteche sul territorio – già da tempo avevo deciso per la riduzione a 1.500 della capienza. Questa estate, con la normativa in atto contro il Coronavirus, potevano accedere un massimo di 1.000 persone, soglia – in seguito – abbassata ulteriormente a 600 “e a noi andava comunque bene – dichiara Enzo Aronica – ma oggi ci troviamo a terra. Nessuno ha aiutato la categoria, solo per la discoteca lavorano 35 persone, più altre 12 necessarie per la sicurezza all’esterno e all’interno”.

Il Governo nazionale e quello regionale hanno gestito male la situazione delle sale da ballo.
Dalla regione sono arrivate delle linee guida forse strampalate ma poi, chi ha veramente controllato come andavano le cose?

Quella famosa sera all’Afrobar, quando è scattato il panico per la presenza del giovane che è risultato positivo al Coronavirus avrebbero partecipato alla serata 2.500 persone, troppe, veramente troppe. Fin dai primi giorni di apertura gli organizzatori dell’Afro hanno cominciato a pubblicare video su instagram che testimoniavano la presenza di tantissimi ragazzi ammassati sulla pista; dimentichi che solo un mese prima erano tutti chiusi a casa per il Covid-19.

I ragazzi dell’Afro pubblicavano video ma di altri locali non si è saputo molto. Hanno preferito chiudersi in uno strategico silenzio per poter fare musica fino all’alba con un tripudio di gente, ancora una volta tantissima, rispetto a quella che avrebbe dovuto esserci.

Prima le hanno aperte, poco le hanno controllate e ora le hanno chiuse per salvaguardare l’inizio della scuola. Contraddizioni al tempo del Covid-19

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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