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Il 2020 è l’anno del crollo del turismo in Sicilia

Il 70% del fatturato in meno, malgrado il turismo casalingo abbia decretato come meta più gettonata proprio l’Isola: il report di Uras-Federalberghi -organizzazione nazionale albergatori italiani- sul turismo post lockdown mette i brividi. 

Un crollo spaventoso, che si prospetta ancora più grave in prospettiva dei previsionali occupazionali dei mesi invernali. I dati parlano chiaro: a giugno le presenze segnavano un meno 79,9 per cento di italiani e 98,7 degli stranieri. A luglio i numeri miglioravano leggermente: meno 33,8 di italiani e meno 84,2 di stranieri. Ad agosto meno 15,7 di italiani e meno 75,6 di stranieri, rimanendo lontani dalle percentuali dell’anno scorso.

«Numeri che non confortano le imprese e i lavoratori. – sottolinea Nico Torrisi, presidente regionale di Federalberghi – Attendiamo una grossa presa di coscienza da parte del governo nazionale, le amministrazioni comunali e regionali nei confronti di un comparto che ha vissuto il momento più critico della storia degli ultimi cinquant’anni. Molta attenzione verso i tributi locali, come l’Imu e la Tari, con misure che consentano uno sgravio fiscale».

E.G.

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Redazione

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