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“Iblis” ordinario, in aula anche Fausto Fagone: “auspico che vengano lette le carte del processo”

E’ cominciato, davanti ai giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Catania (Presidente Salvatore Costa, a latere Mignemi e Giuttari) il processo di secondo grado del troncone in “ordinario” dell’inchiesta su mafia-politica-imprenditoria “Iblis”. Ventuno gli imputati, per una ventina di imputazioni, fra cui associazione mafiosa e estorsione.
In primo grado, il 9 maggio 2014, ci furono tutte condanne: Vincenzo Aiello: anni 22; Giuseppe Brancato 4 anni e sei mesi; Giovanni Buscemi 12 anni; Angelo Carbonaro 12; Rosario Cocuzza 4 anni mesi 6; Rosario Di Dio 20 anni; Mario Ercolano 12 anni; Fausto Fagone 12 anni; Natale Filloramo 16 anni; Carmelo Finocchiaro 17; Santo Massimino 12; Carmelo Mogavero 5 anni; Giuseppe Monaco 12; Massimo Oliva12 anni; Pasquale Oliva 18 anni ; Francesco Pesce 12 anni; Giusepe Rindone 12 anni; Vincenzo Santapaola 18 anni; Mario Scinardo 12 anni; Tommaso Somma 12 anni; Giuseppe Tomasello 13 anni.
Stamane, l’udienza si aperta con l’intervento dell’avv. Giuseppe Lipera (difensore di Tommaso Somma) che ha sollevato un’eccezione di costituzionalità di legge, in riferimento alla disparità di trattamento, a suo avviso, che realizza la normativa che consente che in secondo grado possa rappresentare l’Accusa anche il rappresentante della Procura della Repubblica, competente in primo grado. Come accaduto stamane: accanto al sostituto procuratore generale Gaetano Siscaro era il sostituto procuratore Antonino Fanara. Siscaro ha, tra l’altro, ricordato che il Pm è parte del processo, alla stregua della Difesa.
Nel corso dell’udienza, inoltre, la difesa di Vincenzo Santapola, con l’avv. Francesco Strano Tagliareni, ha ricusato il giudice Sebastiano Mignemi, che si sarebbe già pronunciato sul procedimento in altra occasione.
Dopo una lunga pausa per deliberare, la Corte ha dichiarato l’irrilevanza della questione sollevata dall’avv. Lipera, ha sospeso i termini di custodia cautelare e ha rimesso gli atti alla Corte d’Appello sulla ricusazione del giudice.
Parti civili del processo sono Sicilsaldo spa, la Camera di Commercio di Catania, Antoine Ardu, Emilio Brunetti, il Comune di Catania, l’Associazine Antiestorsione catanese onlus –Libero Grassi (Asaec), la Confcommercio Sicilia, Addiopizzo Catania onlus, l’Associazione Pedemontana Antiracket ed Antiusura “Rocco Chinnici”.
In aula, fra il pubblico, alcuni imputati, fra cui l’ex deputato regionale dell’Udc Fausto Fagone (condannato in primo grado con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa a 12 anni di reclusione, assolto dall’accusa di concussione). Sempre ben vestito, ma con un po’ di barba e lo sguardo piuttosto scuro, Fagone ci ha spiegato che la sua principale attesa per questo processo è che “vengano lette le carte”.
Prossima udienza il 12 giugno.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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