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Seltz Simone e Sale

I trentenni ripartano da Baby K

Fa quarant'anni tra quattro estati ma dovrebbe essere lo spirito guida di una nuova generazione di giovani vecchi. Ecco perché...

Non è come molti vi dicono. Non è come molti vi fanno credere. Esiste una importantissima fetta di trentenni che profuma già di Inps. Sono quelli che hanno l’ansia del matrimonio e del posto fisso, quelli che preparano i minestroni, che il sabato sera è dedicato alla combo tisana e Maria De Filippi, che guardano il meteo solo per organizzare le sessioni di lavatrice. Nell’ufficio in cui lavoro ci sono diversi under 30 che sanno quando sta per cambiare il tempo perché gli fa male la cervicale.

E poi c’è Baby K che ne fa quaranta tra quattro anni (anzi, tra quattro estati, perché il suo tempo si misura da giugno a settembre) ed è ancora “Portami giù dove non si tocca, dove la vida è loca”. E guai se non arriva alle sette del mattino con Nesquik e Mojito. E sapete cosa? Fa benissimo! Ma brava!

In un panorama sociale che vede una certa carenza di ideali e modelli di riferimento tra i giovani, ecco finalmente spuntare Baby K. Si, potremmo ispirarci a modelli di vita più nobili, che ne so, un volontario di Medici Senza Frontiere che costruisce pozzi in un villaggio dello Yemen, ma volete mettere l’accessibilità rassicurante di Baby K? È il perfetto spirito guida motivazionale.

Lei stabilisce quando deve iniziare una stagione. Ha il potere di fare succedere l’estate e siccome è la stagione che tutti amano, per la proprietà transitiva, tutti amano lei.  Me la immagino mentre da casa manda messaggi vocali ai discografici con parole estive a caso tipo “hangover” o “corazon” e, nei momenti di ispirazione, chiude rime baciate che toccano l’anima come “Festino – lettino”. Poi, questi discografici, che nel frattempo estinguono mutui, mixano insieme le sue note vocali con un po’ di autotune e due foglioline di menta e vengono fuori canzoni che rimangono impresse nei ricordi di due generazioni. La colonna sonora di ricordi spensierati.

Non fa concerti, Baby K, perché non c’ha voglia. La ficcano dentro una tuta rosa o in una pubblicità della Vodafone e lei sta a posto fino a Ferragosto prossimo. Il resto dell’anno mi piace immaginarla alle isole Lofoten, in Norvegia, perché spero che odi l’estate. Se, poi, nel corso di un autunno sonnolento capita una pubblicità degli hamburger, “E va bene…”. Lei ammicca ad una polpetta, le dice “Yo, Baby K!” e stiamo sereni per un altro po’. In questa estate tarocca come un gelato al pistacchio del supermercato, ha appena partorito il suo ultimo pezzo, che – manco a dirlo – si chiama “Playa”. E lo sentite quel rumore secco di scontrini che vengono fuori dalla cassa?

Una “carriera” concentrata in quattro sessioni di ferie d’agosto che si traduce in 9 dischi di platino, cioè 450mila copie. Fossero anche 1 euro per copia io ve lo dico “Faccio un tuffo sotto il sole, c’è già un caldo che si muore”. E no, non è un commento invidioso, non è uno di quei post populisti tipo “E allora i terremotati”: io ci credo davvero.
Semmai dovessi avere una figlia o una nipote proietterò in lei questo desiderio di vita, rovinandola per sempre come quei genitori che vogliono che il figlio realizzi i propri sogni.

“Questo ritmo che mi muove, i problemi sono altrove” come mantra da recitare sotto le coperte ogni notte. I trentenni ripartano da Baby K. Perché non siamo tutti bambocciony.

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Simone Rausi

Belle camicie e brutti tagli di capelli dal 1986. Scrive storie. Ascolta musica orribile. Guarda troppe serie tv. Ha scritto per radio, tv, pubblicità, case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale. Il suo ultimo romanzo, Libera per tutti, ha un cactus che vola in copertina. Leggerezza. Ma con le spine.
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