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I professionisti della querela e la libertà di opinione che muore

Ebbene si. Il calcio non è più lo sport più popolare nel Bel Paese. La querela per diffamazione, se non fosse che è uno sport individuale, avrebbe certo cancellato ogni entusiasmo dal cuore di tanti italiani che ogni domenica sognano la vittoria della propria squadra del cuore.
Il successo di questo sport, oramai divenuto nazionalpopolare, è dovuto proprio alla smodata passione di molti amministratori pubblici. Questi, avendo la piena consapevolezza di essere spesso impuniti e riveriti, scagliano, come Giove lancia i fulmini, querele, a destra e a manca, a chiunque soltanto abbozzi una timida critica al loro operato, a chiunque, in teoria, offenda la buona reputazione di un assente. In teoria buona. In teoria.
E come si offende la reputazione al giorno d’oggi? In questi tempi affogati nel più cronico “politicamente corretto” è quasi impossibile non riuscirci. Bisogna parlare in punta di piedi persino di Riina. Bisogna guardarsi le spalle per proprie affermazioni non proprio recenti. Cosi è.
Lungi dal fare paragoni, questo pensiero è ispirato dall’ennesima querela non andata in porto contro chi si sarebbe macchiato , secondo l’accusa, di aver intaccato l’onorabilità del popolare onorevole Pino Firrarello. Ultimamente uno studente avrebbe esternato su facebook le proprie critiche all’onorevole sanconese (da tempo brontese d’adozione). Una vicenda infiammatasi con la querela dell’onorevole e raffreddatasi con l’assoluzione dello studente.
Non è la prima volta che le querele di certe personalità di spicco vanno dritte nel cestino eppure il timore è tanto ogniqualvolta si abbia l’intenzione di esprimere la propria opinione nei confronti di quella sentenza o nei confronti di quella intercettazione trasmessa da qualche tg o rotocalco.
Il timore dei potenziali querelati, vista la grande esperienza dei professionisti della querela, riduce il dibattito pubblico ad applausi e silenzi. Da una parte cresce il degrado dell’indifferenza pubblica ,connivente o menefreghista, nei confronti della politica mentre dall’altro ogni amministratore pubblico sorride sprezzante a qualche temerario giornalista che sottolinea qualche magagna. Sorriso e sciabolata di 595 c.p. vibrata spesso alle spalle. Perché nel dubbio si tace e poi si querela. Tanto se poi se si perde e ci si becca una sanzione pecuniaria per esser periti con la stessa spada con la quale si voleva ferire, si cerca di non farlo sapere, si cerca di glissare, si cerca di fare la vittima. Shhhh!
Come minimo si rischia di esser commentati al bar con un irresistibile: “Isti ppi futtiri e fusti futtutu”, rischiando persino di spalancare le porte a chi sogna di togliersi più di un dente. Giammai!
Nessuno insinua che tale pratica sia totalmente inutile o ingiusta (per carità!) ma la stupida e romantica visione politica d’un tempo porta il gregge a sognare un amministratore pubblico che sfidi l’accusatore sul campo con argomentazioni ben assestate, magari approfittando per consolidare la propria figura elettorale. Un moderno cavaliere che sguaini la spada contro chi osa sfidarlo. Alla stregua del politicante americano che pubblicamente ammette o si difende e che non esita a farsi giudicare rinunciando ad ogni tipo di immunità.
Invece in Italia no, querela, tribunale ed eventuale punizione esemplare per l’ardito diffamatore. Un monito di marmo si erge per chiunque abbia intenzione di alzare l’indice per avanzare qualche considerazione o velata critica, per chiunque abbia voglia di fare un po di satira “salata”.
Non sia mai! Siamo tutti Charlie Hebdo ma fino ad un certo punto. Ci sta il “nano”, il “puttaniere” ma occhio sempre alla bussola, nessuno perda di vista la corrente maestra altrimenti si resta soli in un’arena di belve. E’ un gioco sottile che nella politica locale diventa più palpabile e forse più elementare.
“L’onorevole non si tocca, il consigliere nemmeno a discuterne, con l’assessore levaci mano, il sindaco? Illibatissimo è!”. Risposte ringhiate spesso contro l’evidenza dei fatti.
Cosa fare allora per non incappare, pur avendo ragione, in soggetti che hanno molto più tempo libero e molti più santi in paradiso dell’uomo comune? Come evitare una querela per diffamazione da parte di un amministratore pubblico? Come sopravvivere rinunciando alla critica politica?
Ascoltare le parole di una madre è sempre la soluzione più saggia e sana.
“Se non potete parlare bene di una persona, non parlatene.” (Rosa Falasca, madre di Giulio Andreotti)

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Biagio Finocchiaro

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

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