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I più volti di Giampaolo Cassitta nel nome di “Dolci, sante e marescialli”- Parte prima

Esilarante spaccato delle realtà italiane riportate dallo scrittore sardo ospite al Maggio dei Libri di Catania 2020

Dolci, sante e marescialli (Arkadia Editore) è un libro per l’estate e per riconoscere con ironia strani clientelismi e ansie che delle volte sono necessarie. Se non si conoscesse il nome dell’autore, il versatile Giampaolo Cassitta, si potrebbe auspicare che a scrivere questo divertentissimo romanzo sia o un discepolo o il resuscitato  Giovannino Guareschi.

Sante in Sardegna come Sindaco ombra

Giampaolo Cassitta
Giampaolo Cassitta

Siamo in Sardegna, nel piccolo paese di Roccabuiedda, un centro dove tutti si conoscono, visto l’esiguo numero di abitanti. La vita scorre lenta e leggera, così come dove non accade mai nulla. I personaggi di questa storia/favola non si discostano molto da tutte quelle piccole realtà di provincia della cultura italiana. C’è il maresciallo dei carabinieri di nome Fabotti, comandante della stazione locale coadiuvato dal suo sottoposto appuntato Marceddu; il Sindaco e il vice di quest’ultimo, personaggio particolare amante del dolce far niente. Sposato con l’intraprendente Matilde Serrau, che agiva agli antipodi: donna dalle mille risorse che gestisce una pasticceria locale. La medesima  è la stanza dei bottoni da dove in realtà escono tutte le decisioni per la collettività. Sintesi, la donna è il Sindaco ombra. Altra figura importante è il parroco che funge da filtro per tutte le beghe quotidiane dei pochi cittadini.

 

 

Santa Rita per tante sante

Il paesino si stava organizzando per la festa patronale Santa Rita, che si svolgeva il 22 maggio, come ogni anno. I fedeli erano molto legati alla propria Santa, prova ne era il fatto che tutte le donne facevano voto di castità tre mesi prima della data prefissa. Immaginabile con quanta ansia i mariti aspettassero il fatidico giorno. Ciò al fine che il voto veniva sciolto dalle mogli, così tornare ad una vita normale di affetto carnale e relativo adempimento all’obbligo coniugale.

 

Colpo di scena

La favola, che forse così tanto non lo è, si estende con l’arrivo di un dispaccio papale, dove si comunicava che i festeggiamenti venivano spostati al 9 settembre, ovviamente valeva per tutto il territorio nazionale. Ma a Roccabuiedda, la notizia mandò nel panico quasi tutti e in particolare Matilde Serrau, la quale aspettava quel giorno per aumentare le vendite della sua pasticceria. Chicchiericci locali, petizioni al Vescovo provinciale e coinvolgenti di cariche istituzionali si attivarono, sempre tutte capitanate dal Sindaco ombra Matilde. Non indifferente l’azione intrapresa dal rappresentate primo della legge, il maresciallo Fabotti, che se prima voleva a tutti i costi far rispettare le decisioni venute dall’alto Clero, in un secondo momento riflettè che la situazione avrebbe potuto danneggiare anche la sua personalissima posizione, dato che la moglie aveva adempiuto al voto di castità sino al 22 maggio.

 

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Le sante idee di Matilde

La collettività voleva ad ogni costo che si mantenesse la data della festa come ogni anno, si arrivò addirittura a far sparire la statua rappresentante Santa Rita, per farla riapparire altrove, con la scusa che era un mistero svelato voluto dalla volontà divina che tradotta stava ad indicare che la Santa medesima voleva mantenere come giorno per il suo festeggiamento il 22 maggio. Alla regia di tutto ciò vi era sempre lei, Matilde, che coinvolse anche il parroco.

 

La stampa nazionale rese di dominio pubblico la notizia  della ribellione della località sarda, fino a quando il Vescovo provinciale emanò un’ordinanza speciale dove si affermava che eccezionalmente solo per quell’anno e nella sola realtà di Roccabuiedda, Santa Rita poteva essere festeggiata come sempre il 22 maggio ma anche il 9 settembre, con buona pace di tutti.

Certo non posso star qui a spoilerare molti dettagli e i finali, perché sono diversi e tutti straordinariamente esilaranti, ma che hanno un fattore di pregnanza molto legato al reale.

 

Conclusione

Il racconto è scritto in maniera magistrale e in ogni pagina gli episodi che si susseguono mantengono il lettore col sorriso sulla bocca. Giampaolo Cassita è davvero un’ottima penna che sviluppa tutti gli incipit per una bellissima lettura.

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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