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Denis Mukwege e Nadia Murad Nobel per la pace 2018

Premiato il loro impegno sul campo delle violenze sessuali nei conflitti e nelle guerre

Denis Mukwege e Nadia Murad sono i nuovi Nobel per la pace.

Oggi, intorno alle 11, il Comitato norvegese per i Nobel  con sede ad Oslo ha annunciato i nomi dei vincitori del premio Nobel per la pace 2018. Entrambi i candidati scelti, infatti, hanno avuto un ruolo determinante nel portare al centro dell’attenzione il tema delle violenze sessuali nei conflitti e nelle guerre. Attraverso i loro ideali e la loro grande operosità spesso è stato possibile anche risalire ai colpevoli.

Denis Mukwege

Ginecologo e attivista congolese, Muknwege ha fondato il Panzi Hospital di Bukavu, in Congo dove si curano i danni fisici interni causati da stupro. In questo, infatti, il premio Nobel è uno dei massimi esperti in tutto il mondo.

Le pazienti dell’ospedale nella maggior parte dei casi sono bambine. Fanciulle stuprate in gruppo  da soldati e miliziani, anche minorenni. Quest’ultimi sono spesso costretti dai signori della guerra a rompere il legame familiare violentando anche la madre o le sorelle.

Dal 2004 al 2008  nel corso dei conflitti nel Kivu e in Ituri, provincia a nord del Kivu in Congo, secondo un rapporto dell’American Journal of Public Health si violentavano circa quattro donne ogni cinque minuti. Questa feroce scia di stupri portò al diffondersi di tantissime patologie di natura sessuale, dall’Aids alla sterilità.

Denis Mukwege denunciò l’ondata di violenza in un discorso alle Nazioni Unite nel 2012. Gli stupri in Congo non venivano puniti e per questo motivo criticò aspramente l’operato di tutti i politici del suo Paese. Nello stesso anno, quattro uomini armati tentarono di ucciderlo, costringendolo così a trasferirsi in Europa.  Tornò nel suo ospedale l’anno dopo.

La linea di pensiero dell’attivista è “la giustizia è affare di tutti”.

Nadia Murad

25 anni, attivista yazida (la minoranza religiosa di lingua curda), è una delle 3mila ragazze stuprate dalle milizie dell’Isis. Nadia venne rapita nel  2014 quando i militari dell’Isis arrivarono a Kocho, in Iraq Settentrionale. Questi, giunti nel suo piccolo villaggio uccisero gli uomini e rapirono donne e bambini.

Per anni la ragazza è stata una schiava sessuale e ha vissuto sulla sua pelle umiliazioni e violenze. Fino a quando una distrazione del suo carceriere non le permise di scappare e ricongiungersi con la sua famiglia.

La sua storia è raccontata nel libro autobiografico ” L’Ultima ragazza” edito da Mondadori. Il suo impegno le ha permesso di ricevere il titolo di “ambasciatrice di buona volontà” delle Nazioni Unite e l’istituzione di un team investigativo contro i crimini dell’Isis.

EG.

 

 

 

 

 

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