fbpx
BlogGiusi Lo BiancoLifeStyle

I love shopping aggréssive-chic

Nietzsche ce lo aveva detto

Pomeriggio di shopping in via Etnea. Compro vestitini aggréssive-chic a poco più di venti euro (20,99 euro!) nelle catene “da quattro soldi”. Inizialmente, a un livello intellettuale semicosciente, mi beo di me stessa per la mia attitudine al risparmio. Poi metto in moto quei pochi neuroni rimasti. Mi appare Sophie Kinsella (I Love Shopping docet) in una nuvola di Chanel n. 5: mando a quel paese Karl Marx e le sue critiche e mi rendo conto che sono solo una banalissima schiava del consumismo.

Ma non posso pure crearmi questo problema. Pazienza… Aggréssive. E chic!

Il mio shopping (compulsivo?) continua.

Anche se questo bisogno appare fittizio io lo rendo reale!
La mia libertà di consumatrice, tra l’altro, è una cosa che mi fa stare bene e si estende senza limiti fin dove la mia capacità d’acquisto potrebbe arrivare.

Ancora una volta, la filosofia prova a salvarmi.

Quel gran ‘geniaccio’ di Nietzsche nel “Superuomo” profetizzava già il profilo perfetto del consumatore: un portatore di illimitata volontà di potenza consumistica!

Vorremmo infiniti vestiti, infinite scarpe, infinite borse, infiniti bijoux e armadi talmente grandi da contenere anche l’ego di Matteo Renzi. Possiamo riuscirci in fondo… Molto in fondo.

I “franchising economici” sono una genialata della società del consumo perché ci permettono di avere vastissimi guardaroba da sfoggiare per ogni occasione.
Hanno il potere di farci sentire come Pinocchio nel paese dei balocchi, come Homer Simpson di fronte al cartello “Free Donuts”. Possiamo solo cedere ai nostri desideri e non siamo in grado di porne fine, identifichiamo la felicità personale con l’acquisto e il possesso di beni.

Oggi il fashion market è diventato costume e società.

A volte ho come l’impressione che gli abiti, le scarpe e le borse che compro sappiano tutto di me. Che conoscano a memoria lo stile di vita del mio quotidiano. Come se partecipassi ad un Grande Fratello che scruta il mio abbigliamento.

La moda riesce a trasformare la creatività in valore economico grazie all’eccessiva e aggressiva pubblicità.

Tutto questo nasce dal pensiero laterale o creativo che, a differenza di quello logico, combina le informazioni attraverso l’intuizione e la novità di assemblaggio.
Possiamo avere (quasi) tutto. Anche un supermercato intero per festeggiare un compleanno (ma questa è un’altra storia)!

Quanto di questo ‘tutto’ ci serve davvero?

Mi ripeto spesso che se riuscissi a comprare solo ciò che mi serve veramente e magari non (o non solo) nelle grandi catene ma anche (solo) nei piccoli negozietti riuscirei ad emanciparmi dal superfluo.
Ma, guardaroba parlando, come si fa a fare a meno del superfluo?
Alla fine tutti desideriamo e consumiamo ciò che vogliamo mostrare al mondo, e il consumismo ci aiuta.

Ma ora scusate si è fatto tardi! Il negozio sta per chiudere e ho ancora spazio tra il gomito il polso per un’ultima borsa.

Tags
Mostra di più

Potrebbe interessarti anche

Back to top button

Adblock Identificato

Considera la possibilità di aiutarci disattivando il tuo Adblock. Grazie.