CronachePrimo Piano

I giudici “pro scafisti” che vogliono l’arresto di Salvini

Giudici che scarcerano gli scafisti: sembra una contraddizione ma è tutto vero. Sono gli stessi, inoltre, che si schierano a favore dell’arresto del ministro dell’Interno, Matteo Salvini a seguito del presunto “sequestro di persona” nel caso della Nave Diciotti.

Ecco i nomi.

Sarebbero loro i “pro scafisti”: Nicola La Mantia, giudice civile della quarta sezione fallimentare, Sandra Levanti, giudice civile e Paolo Corda, giudice penale della quinta sezione. Ma è proprio quest’ultimo a meritare una particolare attenzione. 

Paolo Corda è finito nel vortice delle polemiche dopo aver scarcerato circa tre anni fa due scafisti nordafricani, sui quali pendeva l’accusa di aver introdotto illegalmente 230 migranti. Il reato, di fatto, era stato compiuto. Però, in tutta la questione, c’era un “ma” importante: i due erano “scafisti occasionali”, dunque non erano del mestiere, secondo il giudice.

È bastato questo per farli uscire dal carcere e consegnare loro la libertà quasi totale. Per gli scafisti solo un obbligo di firma due volte alla settimana presso la caserma dei carabinieri e lo stallo forzato al Cara di Mineo.

Le minacce: la chiave per la libertà

Una motivazione importante avrebbe spinto il giudice Paolo Corda a scarcerare gli scafisti. I due, infatti, avrebbero traghettato illegalmente oltre duecento clandestini solo perché minacciati da un gruppo non identificato di libici. I terribili aguzzini avrebbero minacciato con le armi i futuri scafisti. Quest’ultimi, in cambio, avrebbero ricevuto uno sconticino sul costo del biglietto che li avrebbe condotti in Italia.

Tale versione, però, sembra cozzare completamente con le indagini e le testimonianze dei migranti a bordo. I verbali redatti a seguito delle investigazioni condotte dalla Polizia di Stato Squadra Mobile Questura di Ragusa, in collaborazione con la Guardia di finanza e Carabinieri parlerebbero chiaro.

L’arresto si baserebbe su «le immediate indagini hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli scafisti. I testimoni hanno riferito di aver notato gli scafisti una volta a bordo del gommone e che quest’ultimi avevano raggiunto accordi con i libici prima della partenza».

«Nessuno dubbio per i migrati, che hanno pagato mediamente 600 dollari cadauno, sulle responsabilità degli scafisti che hanno condotto i gommoni. In un caso, gli scafisti individuati sono due in quanto uno si è occupato del timone e l’altro della bussola. Al termine delle indagini, tutti gli scafisti sono stati condotti in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria di Ragusa», proseguono i documenti.

Insomma, questi apprendisti scafisti avrebbero avuto un bel futuro nel campo: una carriera tranciata sul nascere.

 

Tags
Mostra di più

Potrebbe interessarti anche

Back to top button

Adblock Identificato

Considera la possibilità di aiutarci disattivando il tuo Adblock. Grazie.