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Roma: funerali del boss Casamonica, antimafia chiusa per ferie

 

 

I funerali di Vittorio Casamonica, boss incontrastato per almeno una trentina d’anni dell’omonimo clan che non ha rivali a Roma, hanno messo in evidenza nell’opinione pubblica quanto sia tangibile ed incontrastata questa organizzazione criminale che per il raggiungimento dei propri interessi non ha rivali che reggano. Mafia capitale.Oltre quella che regola tutti gli appalti pubblici, che movimenta consensi elettorali, che gestisce le risorse destinate ad opere sociali, vi è anche quella che, con un grande stile folcroristico ricalca ed evoca quelle manifestazioni mafiose d’origine siciliana, ormai quasi scomparse e inibite dagli stessi clan per non destare una irritante visibilità. Altrove scomparse perché la chiara visibilità del potere di un clan ostacola il concreto potere di infiltrazione nella società e il business del clan stesso.Allora, perché a Roma il clan dei Casamonica può permettersi di riunirsi a commemorare in modo sfarzoso e in modo simbolicamente mafioso il boss deceduto senza temere forme di ritorsione e di inasprimento nei propri riguardi da parte degli Organi investigativi antimafia ?

Manifesti e teloni giganti inneggianti al defunto boss raffigurato come un Papa che si innalza e controlla S. Pietro e il Colosseo, cavalli e carrozza finemente bardati degni di un Principe potente e incontrastato, una banda di 30 componenti che suona motivi musicali simbolicamente ricollegabili al potere che il defunto ha creato, mantenuto e consegnato in eredità; tutto questo sfarzo che occupa un’intera piazza pubblica gremita di affiliati che impediscono la libera circolazione del traffico, non sono altro che ben precisi messaggi a tutte le altre organizzazioni criminali del resto d’Italia che Roma è “cosa nostra” territorio dei Casamonica, niente può essere fatto senza il loro consenso e la loro diretta partecipazione al businnes di altri.

La visibilità della folla inneggiante al defunto boss è, oltre alla proclamazione di fedeltà di ogni singolo partecipante all’erede dell’impero del boss stesso, la proclamazione di una compattezza e solidità che il gruppo criminale ha bisogno orgogliosamente di mostrare proprio per fare vedere che è incontrastato e invincibile. E in tale ottica, i destrieri e la carrozza, la Rolls Royce sfarzosi fatti venire appositamente da Napoli (nonché l’elicottero che provvede a disseminare la piazza di petali di rosa nel momento in cui il feretro lascia la chiesa) sono una chiara manifestazione di adesione e alleanza dei gruppi criminali camorristici allo stesso clan dei Casamonica.

Le varie ‘ndrine calabresi sono informate: lo spaccio e il traffico internazione della droga di ogni tipo, a Roma deve passare per i Casamonica. I politici sono avvertiti: se vogliono consenso elettorale devono venire a patti con i Casamonica. Gli amministratori sono avvertiti: la numerosità degli affiliati al clan dei Casamonica (affiliati non per rito, ma per semplice appartenenza di sangue) è così vasta che può interferire nella vita, privata e non, di chicchessia se l’organizzazione ricevesse dei semplici ostacoli alla propria attività criminale. Allora, alla luce di tutto ciò, il cittadino onesto si chiede che fine abbiano fatto gli Organi di contrasto alla criminalità organizzata di cui l’Italia, in alcuni decenni orsono, è stata all’avanguardia mondiale. Direzione Nazionale Antimafia (DNA), Direzione Investigativa Antimafia (DIA), Questura, Commissariati, Prefettura, Comune di Roma, in un giovedì 20 di agosto sono semplicemente tutti in ferie. E la notizia che pochi giorni prima è deceduto un boss incontrastato dei Casamonica non può essere fatta circolare per un’analisi previsionale di contrasto del comportamento del clan, semplicemente perché è lasciata ristagnare nelle email non aperte di funzionari in ferie (semprechè i vari Apparati di contrasto siano stati realmente informati, del qual cosa si deve veramente dubitare).

A dire il vero, in una inopportuna comunicazione e intervista il Prefetto Gabrielli ha confermato che la Prefettura (così come ha dichiarato anche la Questura) non aveva avuto alcuna informativa utile per emettere dei provvedimenti di inibizione o limitativi della modalità di svolgimento di un simile funerale. Inopportuna comunicazione quella della prefettura, perché rivela lo sbraco istituzionale nell’attività di contrasto alla criminalità in un periodo ferragostano.

Inopportuno comunicato stampa, perché, in ogni caso, è doveroso per un organo come la Prefettura fornire informazioni utili ad attenuare il senso di insicurezza crescente nei cittadini, facendo credere (anche quando non vero) che la libertà di azione dei Casamonica è stata attentamente seguita in tutte le sue manifestazioni per monitorare ed elencare l’appartenenza effettiva al clan e mettere sotto controllo i singoli affiliati.

Questa mancanza di gestione comunicativa è ancora più grave se si pensa che l’attuale prefetto Gabrielli è stato direttore del Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica (SISDE), sotto la cui direzione è stato poi trasformato nell’Agenzia informazioni e Sicurezza Interna (ASI). Infatti, non potevano sfuggire al Prefetto alcuni semplici concetti ormai alla portata di tutti gli addetti ai lavori:§

• Un clan così numeroso, ramificato e potente non può non essere costantemente monitorizzato, proprio perché dedito pervasivamente alle attività criminali. E in tal senso, sia la DIA sia la DNA che, la Prefettura hanno l’obbligo di comunicare che operano costantemente in questa direzione, vigilano anche quando tutti vanno in ferie, pena l’aumento dell’insicurezza sociale.

• L’aumento dell’insicurezza sociale, porta il singolo cittadino ad essere tacitamente connivente con la criminalità organizzata che ha bisogno del comportamento omertoso della massa per operare e diffondersi con tranquillità.

Il senso di inefficienza degli Organi di contrasto alla criminalità organizzata non può che aumentare l’adesione, esplicita e implicita, al clan che attraverso il proprio potere economico, organizzativo, ritorsivo, estorsivo fa della paura dei singoli cittadini il terreno fertile per incrementare la propria potenza e la propria immagine di organizzazione incontrastabile. Analogamente a quanto appena detto per il Prefetto, può essere riferito per la figura del Questore, che ha emesso comunicati stampa analoghi a quelli del Prefetto. Così facendo, purtroppo, nella vicenda del pomposo funerale a Vittorio Casamonica, ancora una volta, in una situazione di criticità, tutti gli Organi di Sicurezza e tutte le Agenzie di contrasto alla criminalità organizzata non sono riusciti a fornire un’immagine di efficienza e a gestire le comunicazioni stampa almeno per sopperire all’evidente sbraco organizzativo e alla chiara mancanza di una rete comunicativa efficiente tra Organi e Apparati.

Le notizie stampa circa il fatto che diversi affiliati agli arresti domiciliari hanno ricevuto il permesso dalla Magistratura di Sorveglianza (permesso notificato da Carabinieri e Polizia di Stato agli interessati) di partecipare ai funerali, la dice lunga su quanto le manifestazioni di potere mafioso che sono state pubblicamente messe in piazza potessero essere abbondantemente prevenute.

Infine, è importante notare che il Prefetto e il Ministro degli Interni, che hanno precise responsabilità, dirette e indirette, su questa palese inefficienza organizzativa nel contrastare il clan dei Casamonica, e che in altri Stati europei sarebbero subito costretti alle dimissioni, rimarranno in carica e saranno le uniche due figure deputate a decidere se emettere un provvedimento di scioglimento del Consiglio comunale di Roma per palese infiltrazione mafiosa.

Ci auguriamo, dunque, che, per salvare la faccia istituzionale (in una sorta di decisionismo perbenista), almeno il Questore (come capro espiatorio dell’intera vicenda) venga rimosso e trasferito ad altro incarico. Ma forse l’attuale Primo Ministro e Capo del Governo è poco sensibile al decoro e all’immagine degli Organi Istituzionali, per cui tutti rimarranno imperterriti al loro posto. L’Italia è anche questa.

Fonte video canale youtube Meridiana Notizie

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Bruno Calabrese

Psicologo clinico, Psicodiagnosta, Criminologo Esperto nella Valutazione Psicologica Perito, Consulente Tecnico Civile e Penale in Psicologia Forense già Giudice Onorario presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma e presso il Tribunale per i Minorenni di Roma

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