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I Compagni di Lotta Continua a Catania e Siracusa «eravamo fuori dagli schemi e imprevedibili»

All’alba degli anni ’70 un gruppo di giovani, poco più che adolescenti circondano le fabbriche, si battono per i diritti degli operai. Esigono:«un salario minimo garantito e la certezza di condizioni lavorative più dignitose».

Occupano le case sfitte per consegnarle a famiglie senza casa, sono inarrestabili, uniti da un solo coro “la casa si prende l’affitto non si paga“.

E’ l’urlo dei Compagni di Lotta Continua, il movimento extraparlamentare di estrema sinistra, che riconosceva in Adriano Sofri il proprio leader.

Se il gruppo nasce e si alimenta in contiguità al potere operaio pisano, mette presto radici in Campania e Sicilia.

A Catania trova campo fertile nelle classi del liceo scientifico Boggio Lera, come raccontano gli ex attivisti Calogero Venezia e Sebastiano Reale:

«Scuola fortemente politicizzata, diventa in quegli anni, protagonista delle lotte studentesche, almeno fino alla metà degli anni ’70”. Studiosi di pratica eravamo animati dalla necessità di agire concretamente per i diritti di studenti e lavoratori».

Sono anni turbolenti in cui si fanno ampio spazio anche i movimenti femministi, le lotte a favore dell’aborto, del divorzio, che mettono in forte discussione il tradizionale ruolo del Patriarca e fanno a pezzi l’ immagine immacolata della donna, angelo del focolare domestico».

Tra gli operai avanza un graduale e potente risveglio, la consapevolezza del sovraccarico di ore, l’inesistente sicurezza sul posto di lavoro, salari sproporzionati alla quantità delle ore spese per assicurare il risultato finale, la produzione, il benessere della Fabbrica.

E’ breve il passo che scaraventa quelli stessi giovani dai banchi di scuola, alla mobilitazione in Piazza, sulle strade, nelle fabbriche.

«I compagni più partecipi -racconta Reale –eravamo circa una trentina, tra i quali Alessandro Sirna, Emanuele Mossa e Matteo Mustica, ma questo numero è solo indicativo e dipendeva dai momenti e dalle lotte.

Tra noi militavano studenti, operai, disoccupati. non eravamo né settari, né dogmatici. Il nostro obiettivo era la rivoluzione proletaria, la difesa dei diritti del proletariato come il salario minimo garantito, rivendicazione rivoluzionaria alla quale si oppose anche il sindacato. Il nostro impegno era attivo nelle fabbriche; nelle carceri, nell’occupazione delle case; nella diffusione della cultura (Circoli Ottobre), al sostegno del popolo basco, all’IRA, al MIR cileno ed in generale a tutte le lotte di Liberazione.

Nel corso del tempo, abbiamo avuto diverse sedi più o meno durature, dal Fortino, alla sede storica di Via Ventimiglia, sopra la famosa friggitoria STELLA, via Ughetti, Via Salvatore Novembre, Via Vecchia Ognina, per finire con un punto di incontro fondamentale, la Casa dello studente in Via Oberdan. 

Se Catania era maggiormente attiva sul fronte delle lotte studentesche e contava fra i centri nevralgici, la facoltà di Scienze politiche «volevamo la creazione di mense e case dello studente, necessarie per studenti fuori sede, che potevano contare solo su quella di Via Oberdan e più tardi su quella di San Paolo a Gravina. Nascono così, vincendo le forti resistenze iniziali, anche case studenti femminili.

 Siracusa invece  -ricorda Calogero Venezia- era massiccia la presenza di militanti impegnati sul fronte operaio, che avevano come punto di riferimento, Piazza Archimede».

Prendevano vita, Mobilitazioni, comizi, scioperi.

«In quel periodo vivevamo la politica quasi 24 ore su 24, sono anni di duri scontri fisici con le schiere fasciste, considerati dei provocatori, eravamo bersaglio delle forze di polizia, subivamo continue perquisizioni e lunghi processi politici. Al via del “Liberate tutti!” sostenevamo i compagni incarcerati ingiustamente.

Era forte la nostra presenza nelle fabbriche vicino gli operai, presso i quali avevamo dei delegati. Tra le grandi fabbriche catanesi ATES e CMC.  Si comunicava a voce o con volantini in ciclostile, ma è difficile oggi trovarne traccia.»

«Sono gli anni delle massicce proteste degli operai legati al colosso Montedison di Priolo, uniti alla questione nazionale della scadenza dei contratti dei metalmeccanici, così come alle lotte per ottenere il salario minimo garantito: oltre ogni possibile previsione, un numero esorbitante di operai si unirono in un corteo che partiva dal polo industriale fino a raggiungere Siracusa. Siamo nel ’72 e a quelle richieste le ditte dovettero cedere.

 Altre lotte erano mirate invece alle occupazioni delle case sfitte di Santa Palagia che i compagni facevano insieme alle famiglie dei senza casa, come Tonino Miccichè, ex dipendente Fiat, emigrato a Torino, che si occupava insieme ai compagni, di facilitare la lenta consegna degli alloggi di Falchera, il dormitorio-ghetto edificato all’estrema periferia torinese, dai dirigenti Fiat e destinate ai dipendenti.

Se a Siracusa, i capi delle occupazioni furono individuati e arrestati, Tonino venne freddato il 17 Aprile del 75 da una calibro 7.65».

La stella di Lotta Continua si spegne improvvisamente nel ’76, anno della prima candidatura politica del movimento, che aveva fatto liste comuni con il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, Avanguardia Operaia e Movimento Lavoratori per il Socialismo, ma alla quale segue la sconfitta elettorale:

«LC – spiega Reale- è implosa volontariamente, dopo il congresso di Rimini del ’76. Le motivazioni sono molte, ma sostanzialmente abbiamo preso atto che quello era il momento propizio per rompere gli schemi attraverso un governo delle sinistre, l’occasione per creare contraddizione all’interno del sistema capitalistico, progetto mancato per un passo indietro dei socialisti».

Nonostante la rottura, il giornale “Lotta Continua” punto di riferimento dei compagni, finanziato da sottoscrizioni volontarie e allora diretto da Enrico Deaglio, continua ad essere stampato fino all’82. Le Pagine del quotidiano che raccontano la storia di LC , sono conservate sul sito www. fondazioneerridelica.it.. che ne raccoglie tutti i numeri.

«Dopo la dissoluzione del movimento, alcuni membri si sono riversati sul Partito radicale, Prima Linea, o hanno perseguito altri indirizzi politici. Quella di Lotta Continua, è la storia di giovani fuori dagli schemi, imprevedibili, pronti ad agire e che credevano al cambiamento. Il movimento -concludono Reale e Venezia, era parte di noi, ed è questo che ci rendeva e ci rende ancora oggi Compagni».

 

Manifestazione dei Compagni di Lotta Continua a Roma

Foto di  Massimo Leonardi

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