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I commercianti catanesi sull’ordinanza sindacale sul suolo pubblico: «troppo severa»

«Nei prossimi giorni e con molta probabilità questo lunedì, verrà consegnata ai gruppi di consiglieri comunali un’ordinanza integrativa, e una nota di conoscenza al sindaco e agli assessori, con la richiesta di rivedere, con urgenza, l‘ordinanza sull’occupazione di suolo pubblico, firmata dal sindaco lo scorso 9 Marzo».

Lo ha detto Ludovico Balsamo, presidente della Commissione Commercio, alla luce del dibattito aperto mercoledì pomeriggio da Roberto Tudisco, Elena Malafarina e Antonino Giampiccolo, nella sede FIPET_CIDEC di Via Etnea.

«Obiettivo dell’incontro – spiega Tudisco – quello di informare i commercianti della città di Catania che usufruiscono del suolo pubblico, sul contenuto delle nuove sanzioni e cercare un dialogo con la politica, sulle necessità del commercio cittadino, a partire dall’ascolto degli esercenti».

Le sanzioni accessorie – spiega il Presidente FIPET- prevedono un minimo di 5 giorni di chiusura dell’attività commerciale interna fino a 15 giorni anche per un solo verbale di ampliamento del suolo pubblico, nonché la revoca della concessione per l’anno di riferimento e quello successivo.

Misure dal carattere estremamente vessatorio, che pongono i commercianti catanesi in sleale svantaggio rispetto agli abusivi. Una vera e propria inquisizione -commenta- a danno di una categoria già costretta a pagare 53 euro a mq, pagando il suolo pubblico più caro d’Europa».

«L’ordinanza -ha spiegato Tudisco- le cui norme di riferimento sono state elaborate e interpretate dal pacchetto sicurezza Maroni I 2009/94, nella loro strutturazione attuale comportano una notevole disparità di trattamento tra commercianti in possesso di regolare licenze ed abusivi a vantaggio di questi ultimi».

«Si tratta di una concorrenza sleale che non ci tutela in nessun modo. Con l’applicazione di questa ordinanza, spiega il Presidente FIPET, il risultato non può che essere il fallimento e la desertificazione delle attività di una città, come Catania, dalla vocazione prettamente commerciale. Infatti i commercianti catanesi sanno quanto può essere facile essere oggetto di un verbale malgrado l’attenzione al rispetto delle regole, anche per pochi centimetri o per qualche minuto di sforamento dell’orario, rispetto a chi usufruisce abusivamente e quotidianamente dello spazio senza pagare nulla, senza limite di orari, e senza ricevere dei controlli.

Bisognerebbe scartare la possibilità di subire la revoca della concessione del suolo pubblico per due anni a partire dalla prima contestazione».

«Stupisce, afferma Elena Malafarina, anche il linguaggio utilizzato nell’ordinanza, che non è per nulla neutro, ma dichiara il tentativo di stroncare l’occupazione abusiva di suolo pubblico da parte di esercenti protervi o arroganti. Come se fossimo all’asilo» commenta la vice presidente FIPET.

A pesare sulla vicenda, la mancanza di comunicazione tra amministrazione e sindacato:

«abbiamo saputo di questa ordinanza – spiega Tudisco- solo il 7 marzo, quasi per caso e senza la possibilità di un confronto sul testo e sulle sue modalità applicative. Così senza un dialogo preliminare tra le parti – aggiunge – l’ordinanza è stata firmata dal sindaco lo scorso 9 Marzo ed è quindi già operativa a tutti gli effetti. Abbiamo scoperto poi, che l’assessorato alle Attività Produttive lavorava da oltre un anno all’emanazione di tale complesso di norme».

A spiegare precisamente perché diventa necessario rivedere l’ordinanza sindacale con un’ integrativa e in che termini, intervengono i legali Giancarlo Modena, Marco Camilleri e Maria Antonietta Raiola:

«l’ordinanza sindacale suscita, innanzitutto, parecchie perplessità per la sua “pericolosa” genericità che, verosimilmente, aprirebbe la strada ad applicazioni interpretative di segno presumibilmente aspro, se non addirittura vessatorio, non qualificando la natura specifica delle violazioni che si intenderebbe sanzionare.

Altresì poco condivisibile appare la mancanza di discrimine tra fattispecie di totale abusivismo e situazioni di mera violazione di prescrizioni impartite nell’ambito di concessioni; non si comprende bene, infatti, per quale motivo chi si allarga di pochi metri quadrati rispetto a quanto previsto in concessione dovrebbe venire sanzionato esattamente allo stesso modo di chi sia totalmente carente di qualsivoglia autorizzazione.

Gli esercenti – spiega Modena – che ci hanno conferito il mandato di tutelarli lamentano, in particolar modo, la mancanza di una gradazione nelle sanzioni che tenga in doveroso conto tutte la variabili che potrebbero verificarsi (sia in merito alla natura delle singole violazioni, sia in merito ad eventuali recidive).

Tuttavia l’intenzione rimane quella di stabilire un dialogo con le istituzioni ribadiscono i legali:

«La proposta che nelle nostre intenzioni andremo a consegnare ai gruppi di consiglieri comunali che concordano sull’eccessivo rigore manifestato dal Sindaco di Catania guarderà, dunque, a quanto già fatto in altre città (Roma su tutte) ipotizzando una casistica diversificata con un regime sanzionatorio proporzionato alla natura ed alla gravità delle violazioni.

Al momento – continua Modena- non abbiamo ancora preso in considerazione l’ipotesi di proporre un ricorso diretto contro l’ordinanza sindacale ma, eventualmente, valuteremo se impugnare i singoli atti sanzionatori che potrebbero venire emessi nei confronti di singoli esercenti qualora, ovviamente, si ravvisassero profili di illegittimità.

A distanza di qualche giorno – dichiara il legale- non abbiamo ancora registrato manifestazioni dirette da parte dell’Amministrazione in merito ad una volontà di intavolare un dialogo ma, in effetti, attendiamo sviluppi nell’ immediato futuro.

«Nessuno -conclude Tudisco– si è preoccupato dell’impatto economico del centro storico, mentre altre zone della città vengono occupate illegalmente da abusivi.

Abbiamo le nostre famiglie e quelle dei nostri dipendenti da tutelare dal rischio di fallimento delle nostre attività

Bisogna lavorare sul testo vigente, portarlo ad una riscrittura che punisca gli abusivi e non noi».

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