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HJO Jazz orchestra, la musica che si batte per i diritti

“Suonare non deve essere fine a se stesso” . Sebastiano Benvenuto Ramaci, direttore della HJO Jazz Orchestra, spiega l’impegno suo e dei suoi musicisti che tra campagne contro lo sfruttamento sessuale dei minori e una tournée in Azerbaijan fanno ballare e divertire col loro swing.
Quando e com’è nata la HJO Jazz Orchestra?
«L’orchestra è nata nel 2012 con l’intento di creare una stagione concertistica fissa, e dato che è molto difficile piazzare dei concerti nei teatri (anche perché come orchestra andiamo dai 17 ai 22 elementi) abbiamo deciso di essere noi stessi gli organizzatori dei nostri eventi . Il primo anno abbiamo organizzato una stagione al Piccolo Teatro con dei concerti a tema e da subito abbiamo registrato grandi consensi. Spesso la gente si mette a ballare mentre noi suoniamo».

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Immagino sia un po’ il vostro obiettivo far ballare gli spettatori.
«Sì, decisamente. Il nostro scopo infatti è quello di far conoscere sempre più lo swing, soprattutto ai ragazzi magari organizzando qualcosa nelle scuole. È un genere che fa già parte della storia della musica (si studia già nei conservatori) e non si può sempre proporre solo la musica classica, va integrato lo swing, un genere divertente che nasce per intrattenere e far ballare le persone. Infatti ci rifacciamo proprio alle big band americane e in particolare a Glenn Miller».
Com’è stata l’esperienza in Azerbaijan?
«Bellissima. Siamo stati invitati dai manager italiani di un grosso centro, Eurasia, e proprio per la loro inaugurazione (fissata per Capodanno) hanno voluto noi, un’orchestra italiana. Così invece di andare per un solo concerto abbiamo deciso di partire per 15 giorni e abbiamo avuto un grande successo, siamo anche stati invitati in programmi tv. Abbiamo fatto diversi concerti in giro e man mano è venuta sempre più gente a sentirci. Uno dei momenti più belli è stato suonare il pomeriggio del 31 in una piazza a Baku. Nonostante i 4 gradi la gente era numerosa».

Foto di Paolo Galletta
Foto di Paolo Galletta

Spesso i concerti che avete organizzato sono volti a raccolte fondi per campagne sociali. È una chiara scelta dell’orchestra?
«Sì, abbiamo sempre cercato di dare uno spessore ai concerti, qualcosa che rimanesse oltre la musica. Il fatto di poter aiutare qualcuno con i nostri mezzi (nel nostro caso strumenti) ci fa sempre piacere. Il concerto non è più fine a se stesso, sapere che anche in minima parte puoi contribuire a dare visibilità ad associazioni umanitarie lascia qualcosa anche a noi. Il 2014 è stato dedicato alla campagna contro lo sfruttamento sessuale dei minori e a breve organizzeremo un concerto per Laura Salafia, la studentessa vittima della sparatoria in Piazza Dante».

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Redazione

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