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Hillary davanti e dietro tutti quanti

Un voto oggi per Hillary Clinton è un voto per la guerra ad oltranza” (Julian Paul Assange, giornalista, attivista, cofondatore di WikiLeaks)

Mentre Trump loda i dittatori, Hillary prende i loro soldi. Ci possiamo ricordare ancora una volta dei diritti umani in Arabia Saudita?” (Jill Ellen Stein, candidata del Green Party alle presidenziali americane ed aperta sostenitrice di Bernie Sanders)

Personalmente non scorgo alcuna differenza tra i due partiti americani. Da europeo parto certamente da una posizione svantaggiata ma non riesco. Nonostante ciò, ancora non desisto, mi sforzo di trovare qualcosa che distingua, almeno nella forma, il partito democratico dal partito repubblicano ossia l’ala sinistra e l’ala destra del medesimo spietato rapace, oggi simbolo di libertà e democrazia.
Ora, diciamoci la verità; il repubblicano Trump è la pacchiana, sbiadita e clownesca copia americana del Silvio Berlusconi, non è il candidato dei democratici, non nasconde il proprio patrimonio economico, non è politicamente ingessato e corretto, non ha particolari trascorsi in politica ed ha una capigliatura orrenda. Trump, insomma, va scartato! Non tanto perché molti, spesso senza alcuna cognizione del soggetto, lo dipingono come un folle ignorante (probabilmente lo è) quanto perchè a pelle sta sulle palle. Semplice.
Nella nazione dell’eterno spettacolo e della demagogia più elementare, dopo il primo presidente nero, ecco la bella, buona e sana madre tenace dal cuore tenero. La scelta migliore è una donna alla Casa Bianca.
Hillary è senza alcun dubbio la degna erede del premio Nobel per la pace, Barack Obama.
Abbattuto, quindi, il poco americano Sanders e scartato il troppo americano Trump, buona parte dell’opinione pubblica mondiale tifa per una nuova lady di ferro più acciaiosa di Condoleezza Rice, Madeleine Albright e forse più di Angela Kasner in Merkel e Margaret Thatcher. Un donnino capace di vincere una gara di vodka contro uno staff di soli uomini (compreso il senatore John McCain) durante una visita istituzionale in Estonia (pare sia tutto vero!).

Mi riferisco proprio a quel gran pezzo di Hillary Diane Rodham in Clinton.
Ma chi è questa elegante settantenne americana in tailleur, questo donnino dalle mille risorse e dalle migliaia di mail top secret?
Tralasciamo il fatto che sia moglie di un ex presidente. Il nepotismo è un uso italiano e l’avvocato Rodham è proprio brava. Guai a sospettare favoritismi!
Hillary nasce in una famiglia fortemente conservatrice ed inizia la propria carriera politica lavorando come volontaria per il candidato repubblicano Barry Goldwater durante la campagna presidenziale del 1964 (proprio quell’anno Goldwater sarà uno dei più accaniti oppositori del Civil Rights Act, legge che vietò la discriminazione razziale in cabina elettorale, scuola, posto di lavoro e strutture pubbliche in generale).
Poi la folgorazione sulla via di Chicago qualche anno dopo. La morte di Martin Luther King la scuote fino a farle saltare il fosso. Da fervente repubblicana, diventa democratica, liberale e progressista. Quasi hippie. Ai limiti con l’arcobaleno.
Hillary lo sa bene che ai democratici la guerra piace, più di quel che si crede (si pensi al Vietnam ad esempio) e poi c’è sempre un repubblicano al quale dare la colpa. E’ un’intuizione geniale! Il cambio di maglia avviene in silenzio.
Oggi è la più forte candidata alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Qualche maligno ancora ricorda le orribili battute su Bill e Monica Lewinski ma lei intanto è intenzionata a tenersi la Casa Bianca pur senza divorziare. Pare ispirare sicurezza, competenza, equilibrio e buonsenso. Pare.
E poi quale guerra? Il sostegno allo sterile e confuso esibizionismo sessuale delle ucraine Femen e delle russe Pussy Riot, rappresenta una ventata di cultura e diritti civili che le donne italiane possono solo sognare!

Tutto ciò dimostra l’ingerenza dei nord Americani nel nostro paese e come la Clinton abbia riconosciuto come gli americani che non abbiano permesso il ritorno di Mel Zelaya alla presidenza…sebbene li avessimo avvisati che questo avrebbe portato ad una situazione pericolosa e portatrice di barbarie” (Berta Caceres, attivista politica ed ambientalista, uccisa in circostanze misteriose)

La massima esponente dell’oligarchia al potere, è il candidato favorito del partito della Guerra” (Diana Johnstone, scrittrice e giornalista pacifista americana, autrice del libro “Hillary Clinton. Regina del caos”)

Una pacifista convinta come il presidente Obama? Beh, non proprio.

Dopo aver sostenuto l’invasione dell’Iraq da senatrice (votò a favore della guerra di Bush) ed il disastroso bombardamento della Libia come Segretario di Stato (in opposizione al collega Robert Gates, allora segretario della Difesa), dopo aver soffiato sul fuoco siriano con gas sarin (interessanti le dichiarazioni del giornalista, premio Pulitzer, Seymour Hersh su un accordo del 2012 tra l’amministrazione Obama e i leader di Turchia, Arabia Saudita e Qatar) e dopo aver tentato di demonizzare Cina, Iran e Russia, è responsabile, tra Honduras e Venezuela, della destabilizzazione di mezzo continente sudamericano. Non dimenticando la primavera araba, le ingerenze in diversi paesi africani, il conflitto ucraino in Donbass (molto interessante la posizione della sua vice, Victoria Nuland, un’agguerrita neo- conservatrice già attiva nella precedente amministrazione Bush) ed il fantoccio Daesh in tutto il Medio Oriente. E’ persino dietro l’intervento americano in Serbia. Nella sua autobiografia, infatti, si vanta di aver convinto nel 1999 il marito Bill a bombardare la Serbia del socialista Milosevic, prima demonizzato e dopo la morte riconosciuto innocente.
D’altronde l’espressione “Stato canaglia” (da colpire militarmente o con sanzioni) risale al Missile Defense Act del 1999, proprio sotto presidenza del marito Bill.

Ma c’è di più! Non è in alcun modo intenzionata a smettere di ficcare il naso negli affari altrui!
Da segretario di Stato, la dolce Hillary ha ordinato ai diplomatici degli Stati Uniti di raccogliere le informazioni biometriche di molti premier, persino del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon e di alti funzionari delle Nazioni Unite, incluse le password e le chiavi di crittografia personale utilizzate nelle reti private e commerciali per le comunicazioni ufficiali. Ha pure spiato le abitudini della bella presidentessa argentina Kirchner!
Nulla di strano. E’ un vezzo americano quello di comandare per controllare e viceversa. Gli Usa tra 662 e oltre mille basi militari (e prigioni non ancora chiuse come Guantanamo) sparse in qualcosa come 148 paesi stranieri, controllano di fatto le forze armate di molte di queste nazioni attraverso “aiuti” e “programmi congiunti di addestramento”. In Usa la guerra preventiva è un’esigenza persino intellettuale e non solo economica.

Io voterei per Trump, perché egli [eventualmente] distruggerà soltanto l’economia americana, ma Hillary Clinton alla fine distruggerà il mondo intero… ne volete un’evidenza? Guardate la sua politica di costruzione delle nazioni nel medio oriente, che successo ha avuto”. (Marc Faber , economista, investitore e scrittore svizzero di fama mondiale)

2016: una scelta tra Donald Trump e Goldman Sachs” (Edward Snowden ex tecnico informatico di CIA e NASA , è noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, fino ad allora tenuti segreti.)

Si, d’accordo. La bella Hillary non è certo uno stinco di santo ma almeno non è ricca come Trump.

Beh, pacifico che la moglie di un ex presidente americano riesce sempre ad arrivare a fine mese e premesso che non c’è niente di male ad indossare un abito di Giorgio Armani del costo di $ 12.495 proprio durante un discorso basato sulle disparità salariali e dei redditi, sorgono perplessità riguardo i non proprio chiari affari di famiglia.
Una cosa è certa: la famiglia Clinton tra Gruppo EARD, Fondazione Clinton, Clinton Global Initiative, Clinton Health Access Initiative, William J. Clinton Foundation ed altri apparati economici poco limpidi, possiede un patrimonio di diversi milioni di dollari e riesce ad arrivare a fine mese.
A ciò, però, si devono aggiungere i finanziamenti alla campagna elettorale presente ed a quella passata (soldi non proprio green) e persino gli oltre 153 milioni di dollari per 729 discorsi che i Clinton avrebbero ricevuto, dal 2001 ad oggi, grazie ai loro “profondissimi” interventi in pubblico.

Non solo. Fioccano curiosi aiuti da ogni dove! Come il finanziamento dell’Arabia Saudita (paese non proprio democratico, pacifista e laico!) che oscilla tra i 10 e i 25 milioni di dollari o i soldi dell’Emirato del Kuwait (che ha regalato alla Clinton tra i 5 e i 10 milioni di dollari), della Monsanto company, di Barclays, di Goldman Sachs, Exxonmobil, Pfizer, Coca Cola Company (tra i 5 e i 10 milioni di dollari), della Rockefeller Foundation (tra i 10 e i 25 milioni) e del misterioso Sheikh Mohammed H. Al-Amoudi, secondo uomo più ricco dell’Arabia Saudita, uno dei maggiori investitori in Scandinavia, accusato da più fonti di foraggiare il terrorismo islamico.

Ok. Non è proprio una pacifista e non è povera. Almeno, però, conta sull’appoggio dell’altro candidato democratico, il socialista Bernie Sanders? Non proprio.

Alla convention democratica di Philadelphia, nonostante il non proprio lindo curriculum della Clinton e le scottanti mail diffuse recentemente da Wikileaks, il caro vecchio Bernie, ritiratosi dalle primarie, chiese unione intorno ad Hillary, ricevendo in cambio fischi, “booo”, “lock her up!” (sbattetela dentro!), magliette con la scritta “Hillary for prison” ed urla da una nutrita fetta di democratici. I soliti compagni.

Insomma appare fin troppo chiaro. Fino a questo momento, certamente la Clinton sembra incarnare la miglior figura per la presidenza del mond…ehm…degli Stati Uniti d’America.
[In alto le opere di Sarah Sole]

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B.F.

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

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