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Guido Guerrera, da Battiato a Hemingway passando per Nanda Pivano

E su Battiato: "Ho constatato reazioni inconsuete. Che sta male non ci sono dubbi!"

Lo scrittore Guido Guerrera, noto per essere un giornalista dalla penna corrosiva i cui scoop sono scrupolosamente attenti ai fatti, è considerato uno tra i maggiori conoscitori e studiosi di Hemingway in Italia, nonché biografo ‘ufficiale’ di Franco Battiato.

Con il recente romanzo Io ed Ernest, pubblicato per Minerva edizioni, racconta il sottile filo dell’amore tra Fernanda Pivano e Ernest Hemingway. Ma ci regala anche nuove perle di platino.

In “Io e Ernest”, racconti l’amicizia tra Fernanda Pivano ed Ernest Hemingway. Fu solo amicizia o anche altro?

«Fu soltanto un amore platonico. Non c’è stato sesso e questo probabilmente toglie peperoncino all’argomento, quindi è evidente che manchi la scossa tipica dell’eros. Ciò non tragga in inganno: ci fu comunque una forte tensione che sfiorò gli ambiti della sensualità. Non dimentichiamoci che più volte a Cuba, lui le chiese di sposarlo. E anche la richiesta del bacio è nota. L’educazione vittoriana di Nanda però, le impediva di dar seguito a qualcosa di diverso dal rapporto che si era instaurato tra i due. Anche perché Hemingway era sposato per la quarta volta, mentre lei era prossima a unirsi in matrimonio con Ettore Sottsass, designer della rossa macchina da scrivere Valentina».

Io e Ernest” è un romanzo biografico che tratta le emozioni reali tra i due. Credi che Fernanda Pivano, t’abbia omesso qualcosa, in merito ai sentimenti per Hemingway?

«Fu perentoria e sincera quando mi disse che non sarebbe potuta andare al di là del bacio. Mi confessò che in effetti ci fu il bacio. Tuttavia oltre questa effusione amorosa non si sono mai spinti. Ma una volta ammise tra il serio e il faceto di esser stata una cretina, perché Hemingway era di un fascino incredibile, con un volto e un portamento da attore hollywoodiano.
E naturalmente era soprattutto un grande scrittore».

È paragonabile quel “filo dell’amore” tra i due, mi riferisco al sottotitolo del tuo romanzo, all’azione intrapresa da Paramhansa Yogananda, che scelse dopo la morte della madre di non legarsi e di non innamorarsi se non del concetto di amore più puro e alto, cioè quello dell’invisibile, che è Dio? È possibile che i due si vollero fermare per un espediente che rendesse al di sopra delle conoscenze sentimentali e tangibili il loro amore?

«Sembrerebbe che non ci sia l’eros esplosivo, ma in questa forma negatoria, si nascondano tutti gli elementi di un amore intenso, volto ad una specie di cerimonia d’amore mai realizzata. Proprio per il fatto che rimase sempre insoddisfatta, tranne che per il bacio, c’era il desiderio di continuare. Quel gusto insoddisfatto dava sapore a ciò che si perdeva nella vaghezza del sogno. Sapendo che sarebbe rimasto nel limbo del sogno.

 Fa parte di un percorso di grande sottigliezza che come dice Gabriel Garcia Marquez “il cuore degli esseri umani ha più stanze di un casino”.

Quindi in questa funambolica ricerca di congiungimento astrale di anime, secondo me c’è stata questa grande scintilla che si è concretizzata nel ‘figlio magico’ che hanno prodotto: quelle mirabili traduzioni della Pivano capaci di interpretare non soltanto la lettera, ma specialmente il pensiero e il cuore di Hemingway. Si può cogliere proprio in questo un aspetto mistico e sensuale, per dirla con le parole di Franco [Battiato n.d.r.]».

Tu sei biografo di Franco Battiato, ma anche amico. Giorni fa è uscito su ‘Libero’ un tuo articolo sull’assenza del musicista che si prolunga da troppo tempo. Guido, cosa accade? Cosa c’è dietro questo vociferare?

«Non ho scoop a riguardo, se li avessi, li avrei utilizzati. Non essendoci nessun tipo di dichiarazione ufficiale, non posso che attestarmi alle correnti voci di corridoio».

Sul social network facebook, c’è un post di Roberto Ferri con una poesia dedicata a Franco Battiato, dove sembrerebbe palese una brutta diagnosi. Alcuni hanno confuso con il decesso, un’annunciata malattia. Le risposte sono state di diverso tipo, alcune anche ad offendere chi ha encomiato l’amico. Guido Guerrera: cosa accade?

«Il mondo dei seguaci di Battiato è un mondo estremamente emotivo, quindi è normale che il divismo se vissuto male, possa causare eccessi ed errate interpretazioni. Il mio personale è il pensiero trepido nei riguardi di un amico che sta male.

E che sta male non ci sono dubbi! Ho potuto personalmente constatare difficoltà comunicative negli ultimi tempi con una serie di reazioni inconsuete. Tuttavia non ho certezze di alcun tipo in assenza di dichiarazioni ufficiali sul suo effettivo stato di salute».

Hemingway, Battiato, ma anche libri in materia di esoterismo. Interviste a personaggi della scena intellettuale italiana dimenticati o sconosciuti da te scovati o rilanciati… Chi è Guido Guerrera, oltre ad essere un giornalista e scrittore di certo livello? Un talent scout?

«Un cercatore. Sono curioso. Dove ci sono terreni inesplorati vado sempre ad allargare nuovi orizzonti e a penetrare li dove le lande sono inesplorate e cerco di afferrare bandoli di matassa, dimenticati. Ripercorrendo dei sentieri anche tortuosi, arcaici, scarsamente battuti, desueti, lasciati nell’oblio, sepolti dalla fitta boscaglia. Vedo di trovare qualcosa utile a darmi delle risposte di ordine spirituale che per me sono vitali.Con te è accaduto anni fa, ti lessi, finalmente un filosofo e non uno studioso di filosofia, uno che ha coraggio ad esporre una nuova, coraggiosa tesi».

Guido Guerrera, la tua penna è magica, giusto per tornare a prima, c’è qualcosa in serbo che puoi comunicare per i nostri lettori?

«Sto lavorando, sudando… direi meglio, lavoro sulle classiche sudate carte, perché sto chiudendo un libro importante. È un romanzo, sempre ispirato ad una biografia. Non posso dirti chi è, ma posso dirti che si tratta di un famosissimo regista».

La foto di Guido Guerrera con Franco Battiato è estratta da un video ripreso da Bruna Tesseri.

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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