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Psiche e Società

Gruppo. Mal comune, mezzo gaudio

Il gruppo. Come mai insieme agli altri ci sentiamo al sicuro e più forti? Ciò accade perché abbiamo bisogno di reciprocità. Il gruppo, grazie alla sua struttura, è capace di colmare tale bisogno. Il primo raggruppamento alla quale naturalmente apparteniamo è la nostra famiglia. Esistono diversi tipi di gruppi, oltre a quello familiare, per esempio quello di amici, della palestra e del lavoro.

Il gruppo è appartenenza.

Perciò, possiamo definire il gruppo come una bussola che permette a ognuno di noi di orientarci nella società in cui viviamo. Grazie a tale bussola, orientiamo la nostra immagine, il nostro comportamento, allo scopo di un positivo apprezzamento. Quindi, possiamo dire che il gruppo rappresenta una sorta di “specchio interno” (looking-glass Self, Cooley) dal quale è condizionata anche la nostra “Identità personale”.

Un esempio è quando ci chiedono da dove veniamo, rispondiamo dicendo: “Catania!!”, noi siamo catanesi prima di essere siciliani e italiani.

Dato che il gruppo ci rappresenta, non possiamo mai pensare che apparteniamo a qualcosa di negativo, perché sarebbe come ammettere che anche la nostra identità abbia quella stessa caratteristica. Per far fronte a tutto ciò le possibilità che abbiamo sono: o cambiare giro, o trovare un “nemico” all’estero, un avversario.

Esempio interessante, per quanto riguarda la seconda possibilità, è quello della politica, ovviamente parlarne solo in questi termini risulta riduttivo.

Dobbiamo chiederci perché il nostro gruppo di appartenenza ha delle caratteristiche negative, questa consapevolezza ci permette di cambiare le cose, non solo il gruppo, ma anche noi stessi.

È importante apprendere dalle nostre esperienze anche se negative, in quanto il percorso di apprendimento e di consapevolezza passa anche attraverso i nostri errori.

Prenderci la responsabilità di quello che facciamo ci permette di avere la capacità di auto-critica, ben diversa dall’auto-flagellazione.

Cosa succede quando, senza pensare, seguiamo il gruppo sbagliato?

Ci sono situazioni capaci di tirar fuori il peggio di noi, in questo caso il gruppo diventa un branco, nel senso che gli individui che lo compongono reagiscono ed agiscono basandosi principalmente sulla forza fisica e non sulle proprie abilità intellettive.

È come se il branco inducesse gli individui a non prendersi le proprie responsabilità, si perde la propria identità.

Tutto ciò ha come conseguenza un aumento dell’aggressività, poiché il  “senso di colpa” non è percepito dal singolo componente del gruppo: “mal comune, mezzo gaudio”.

Tutto ciò può anche non accadere.

Ciò che più conta è come stiamo oggi, cosa sentiamo e soprattutto potersi dire che quel determinato gruppo, qualsiasi esso sia, non fa per noi.

Abbiamo il bisogno di reciprocità, ma non “a tutti i costi”.

Possiamo scegliere con chi stare.

 

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