fbpx
CronachePoliticaPrimo Piano

Grasso Affaire, l’M5S ricatta Catania

Grasso Affaire. Non una conferenza ma un vero e proprio comizio quello dell’M5S, dove le domande dalla stampa e dai presenti in sala non erano ammesse. Il solito simposio, insomma, sui principi di disciplina e onore tirati puntualmente in ballo quando le invettive toccano i loro rappresentanti e mai quando le parole proferite per loro bocca non vengono misurate.

“Legati una pietra al collo e buttati a mare”.

Queste le parole usate dal senatore Mario Michele Giarrusso nei confronti del giornalista RAI Davide Camarrone. Come dimenticare poi: “Io per quelli del Mose, dell’Expo e della Tav vorrei la ghigliottina“?

Il sen. Mario Michele Giarrusso, al quale è stata notificata un’imputazione coatta per diffamazione ai danni di una donna che ha denunciato gli insulti sessisti ricevuti dal parlamentare, oggi è entrato in Sala Coppola a gamba tesa con un obiettivo: chiedere le dimissioni del vicesindaco Roberto Bonaccorsi e dell’ex consigliere comunale M5S Giovanni Grasso.

“U coppu giustu” e “a ‘ntappassi ‘ndo muro”, gli hashtag del M5S che accompagnano l’invito alle dimissioni

In quella conversazione captata in maniera malevola – afferma il sen. Giarrusso su Grasso Affaire – anche Bonaccorsi è stato vittima del suo amico. Bene gliene è venuto a Bonaccorsi. Tanto si poteva fidare di lui che Grasso lo ha registrato a sua insaputa. E poi cosa fa Grasso? Divulga questa registrazione nella nostra chat”.

Dalla conversazione condivisa erroneamente, secondo Grasso, il sen Giarrusso arriva a una conclusione: “Ci sono due consiglieri del Comune di Catania che disciplina e onore non sanno dove stanno di casa perché non è questo il modo di confrontarsi tra maggioranza e opposizione”. Il riferimento è all’art. 54 della Costituzione Italiana letta dallo stesso durante la conferenza.

“Non è questo il modo in cui un consigliere comunale del M5S dovrebbe svolgere il suo mandato”, appuntando il linguaggio gergale tra Grasso e Bonaccorsi dove a essere presi di mira sono stati Lidia Adorno e Graziano Bonaccorsi. “E sapete che cosa abbiamo fatto un minuto dopo avere appreso di quella registrazione? Abbiamo detto che Grasso era fuori dal M5S e non vi avrebbe messo più piede, prima ancora che intervenissero i probiviri”.

E ammette: “Certo, (Giovanni Grasso, n.d.a.) lo abbiamo scelto. Si sbaglia scegliendo. Ma la differenza tra noi e gli altri è che noi gli indifendibili non li difendiamo: non aspettiamo la sentenza di terzo grado!”.

Abbiamo provato perciò a chiedere come mai il senatore, vista l’imputazione coatta ricevuta, fosse ancora seduto al tavolo dei relatori al termine della conferenza, ma un indicibile olezzo di escrementi umani ha impestato Palazzo degli Elefanti costringendo i relatori a lasciare la sala in fretta e furia.

Mario Michele Giarrusso difende a spada tratta Lidia Adorno perché a suo dire sarebbe stata lesa nella sua dignità di donna e nella sua funzione pubblica e professionale.Ha ribadito anche i principi di dignità e onorabilità di chi ricopre incarichi pubblici evocando a gran voce le dimissioni di Bonaccorsi e Grasso quando lui, Giarrusso, è imputato per avere mosso insulti sessisti contro una donna. In passato ha anche detto a un giornalista "Legati una pietra al collo e buttati a mare".'Inchia la coerenza!

Posted by Debora Borgese on Saturday, 1 June 2019

L’M5S ricatta la città con le dimissioni di Grasso e Bonaccorsi dopo Grasso Affaire

“Ma com’è possibile che in una città sull’orlo del baratro del dissesto, i cordoni della borsa siano affidati a un uomo come Bonaccorsi? Con che faccia il sindaco Pogliese andrà a chiedere alla Regione o a Roma soldi per il proprio Comune quando accanto tiene uno come Bonaccorsi?”, si domanda il sen. Giarrusso.

“Non ci stupiamo che Bonaccorsi sia ancora là col suo incarico dopo quello che è uscito questa settimana. E allora ci dobbiamo domandare: cos’è che lo tiene legato al suo incarico? Pogliese – continua il senatore indiavolato – abbia il coraggio di dire che non è un sindaco libero di agire nell’interesse della propria città. Qualunque altro sindaco avrebbe reagito a una situazione del genere”.

“Noi, con i nostri consiglieri comunali abbiamo messo il dito nella piaga. E qual è la piaga che hanno scoperto i nostri consiglieri comunali? Che mentre Pogliese va a Roma a battere cassa chiedendo soldi per la povera Catania, spende 100.000 euro l’anno per ogni singolo gabinetto che viene pulito in città. E non si vergognano di buttare così i soldi dei cittadini?”, incalza.

“Ma con che faccia  – si appresta a concludere il sen. Mario Michele Giarrusso – si vengono a presentare a Roma a battere cassa quando il Collegio dei Revisori dei Conti dice che non ci sono controlli su quei soldi che devono essere recuperati? Finché Bonaccorsi resta, la città non avrà un euro“.

Un ricatto bello e buono per la città di Catania, al limite del paradosso. Ad una conferenza organizzata per denunciare presunti metodi paramafiosi che il M5S ravvisa ai danni di Lidia Adorno e Graziano Bonaccorsi, il M5S utilizza di fatto gli stessi strumenti contestati con l’aggravante che a essere danneggiati però non sono gli avversari politici, ma i cittadini.

 

 

Tags
Mostra di più

Redazione

Quotidiano on-line siciliano

Potrebbe interessarti anche

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker