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Gran Galà a Villa Pantò: la moda per cambiare l’etica sociale

Strepitoso successo al Gran Galà di Villa Pantò. Nigro: "Ci siamo e continuiamo ad esserci. Chi non amava questo, si rassegni".

Circa un migliaio e forse di più, gli spettatori presenti a Villa Pantò per il Gran Galà della moda dell’Accademia di Belle Arti di Catania. Abiti distanti da ogni stereotipo, creativi, artistici e con rievocazioni storiche e mitologiche portati in passerella dalla professoressa Liliana Nigro.

Villa Pantò. Liliana Nigro svela la chiave del Gran Galà

Intervistata da L’Urlo nel back stage, a circa un’ora dall’inizio della serata, Liliana Nigro ha anticipato: “La chiave di questa sera è il varietà, un po’ come il Bagaglino. Anche se siamo in periferia di questa Italia un po’ smembrata, noi non abbiamo nulla da invidiare ai grandi teatri. La serata è anche un omaggio alla libertà di amare come ognuno crede. Per questo a chiudere la serata sarà Davide Coco”. Accademia belle arti

Liliana Nigro continua: “Per noi amare significa amare l’arte, la musica, il teatro e il costume”. La moda, per la professoressa, è importante perché “cambia l’etica sociale, le masse. La moda è rivoluzione. Pensiamo alla minigonna nel lontano 1967 di Mary Quant, oppure a Woostock c’era la forza del cambiamento. Quindi non è vero che l’abito è futile che indica soltanto la frivolezza di un istante”. Accademia belle arti

Sui 18 anni del Gran Galà dell’ Accademia belle Arti arrivano le bacchettate della vulcanica Nigro, che diventa incontenibile.

“All’inizio, quando la Nigro – canzonando se stessa con ironia – cominciava a fare moda alternativa, vestire Sant’Agata, fare le parate gay o portare ottanta modelle in scena, allora nessuno mi conosceva. Forse solo Corrado Tringali, Stefano Scannapieco, Clara Sanglimbebne e Antonino Zagame e qualche altro. La Nigro era tenuta fuori dai cancelli. Oggi tutti hanno avuto a che fare e hanno sostenuto la professoressa Nigro”, riconosce con espressione quasi divertita. “Dovrei urlare? No. Ma lo dico con garbo e maniera: con la nostra frivolezza e leggerezza, noi è 18 anni che ‘subiamo’ applausi. Ora speriamo in altri 18, ed altri ancora. Chi non amava tutto questo che si rassegni oppure urli. Noi ci siamo e continuiamo ad esserci”.

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Salvatore Giuffrida

Classe 70. Giornalista per passione ma nella vita passata chimico e topo di laboratorio. Un buon vino ed un piatto tipico sono sempre ben accetti. Per gli animali un amore sconfinato.
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