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Giudiziaria, processo “Cherubino”: ecco la sentenza di secondo grado

La sera dello scorso 4 settembre, la prima sezione della Corte d’Appello di Catania (Presidente Pivetti, a latere Giuffrida e Giuttari) ha emesso la sentenza di secondo grado nel procedimento cosiddetto “Cherubino”, nato da un’operazione della Dda della Procura di Catania sul versante del “caro estinto” monopolizzato –secondo l’Accusa- dalla famiglia D’Emanuele. Ecco il dispositivo (a seguire la sentenza di primo grado):

 Natale D’Emanuele: 17 anni e un mese (esclusa l’aggravante dell’associazione armata);

Andrea D’Emanuele 4 anni (assolto dall’accusa di associazione mafiosa, condannato per illecita concorrenza con l’esclusione dell’aggravante mafiosa);

Rosario Romeo: 3 anni e 6 mesi;

Francesco Spinale: 4 anni e 6 mesi;

Massimo Vecchio: 6 anni e 3 mesi;

Salvatore Gulisano: 10 mesi;

Pietro Santangelo: 1 anno e 4 mesi;

 

Filippo D’Angelo: 11 mesi;

Nunzio Cordaro: 1 anno e 1 mese; Antonio Mazzarino 10 mesi; Salvatore Cannizzaro 11 mesi; Ercole Tringale 11 mesi; Nunzio Morales 1 anno; Sergio Parisi 10 mesi (per questi riqualificazione da rivelazione di segreto d’ufficio in abuso d’ufficio).

Salvatore D’Arrigo 2 anni;

Filippo Torrisi 2 anni;

Francesco Pennisi 4 anni;

Orazio Zuccaro 2 anni e 3 mesi;

Sebastiano Murabito 4 anni; Carmelo Raimondo 4 anni (per entrambi esclusa l’aggravante mafiosa).

Disposta la revoca della confisca delle quote di Edil immobiliare intestate ad Aiello Angelo.

Disposta la revoca della confisca dell’immobile sito in via Sebastiano Catania intestato ad Andre D’Emanuele.

Per il resto conferma della sentenza di primo grado.

 

Questa a seguire era stata la sentenza di primo grado, il 18 dicembre 2012:

 

Ecco il dispositivo di sentenza da parte della prima sezione penale del Tribunale di Catania (Presidente Alfredo Cavallaro, a latere De Pasquale e Corrao). 21 anni sono stati inflitti al boss Natale D’Emanuale, attualmente detenuto. Tredici per il figlio incensurato Andrea più di quanto aveva chiesto la Pubblica Accusa (con il Pm Iole Boscarino), come accaduto anche per altre posizioni. Ecco le altre condanne:

due anni di reclusione ed euro 1,000,00 di multa per Angelo Antonello Agosta.Un anno e sei mesi per Salvatore Massimiliano Cannizzaro, Nunzio Cordaro, Filippo D’Angelo, Antonino Mazzarino, Nunzio Morales, Sergio Parisi, Domenico Scalia ed Ercole Tringale.Due anni e otto mesi di reclusione per Antonino Salvatore D’Arrigo e Filippo Torrisi. Cinque anni e quattro mesi di reclusione per Francesco Pennisi, Sebastiano Murabito e Carmelo Giuseppe Raimondo.Tre anni di reclusione per Orazio Zuccaro; tre anni di reclusione per Salvatore Giuliano e Pietro Santangelo;sette anni e quattro mesi per Rosario Romeo, sei mesi per Giuseppe Scaccianoce, dodici anni per Francesco Spinale, sette anni per Massimo Vecchio.

Il Tribunale ha altresì disposto che la esecuzione delle pene principali e accessorie inflitte a Salvatore Massimiliano Cannizzaro, Nunzio Cordaro, Filippo D’Angelo, Antonino Mazzarino, Nunzio Morales, Sergio Parisi, Giuseppe Scaccianoce, Domenico Scalia ed Ercole Tringale e la esecuzione della sola pena detentiva inflitta ad Angelo Antonello Agosta siano sospese alle condizioni di legge per la durata di cinque anni.

Assolti: Angelo Aiello, Caterina Blanco e Giuseppe Murabito (perché il fatto non costituisce reato).Assolto per il reato a lui contestato (perché il fatto non sussiste) Orazio Massimiliano Leotta.Assolti per un capo d’imputazione (perchè il fatto non sussiste) Massimiliano Salvatore Cannizzaro e Sergio Parisi e Natale D’Emanuele (per non avere commesso il fatto).Il Tribunale ha altresì disposto al confisca di tutte le quote della Geiba srl, del 50% delle quote della Blanco Pesca srl, di tutte le quote della Edil Immobiliare srl, nonché dei beni riconducibili alla azienda individuale denominata “EMMGI” di Murabito Giuseppe, “Affarissimi Firme” e “Outlet” con sede in Paternò e della quota della Atof di pertinenza di Di Mauro Angela. Disposta inoltre la confisca della quota del 50% di pertinenza di Andrea D’Emanuele di un immobile ubicato a Catania, della quota del 50% della società D.&D. Servizi Globali srl con sede in Misterbianco, nonché di un’autovettura, di un furgone e di un motoveicolo. Disposto anche il dissequestro delle quote della Icof srl e la restituzione agli aventi diritto.

 

 

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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